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Omicidi relazionali, quando l’amore uccide

COSENZA – L’amore malato. Ormai gli omicidi e i tentati omicidi in famiglia, etichettati classicamente come delitti relazionali,

fanno più notizia, dei morti ammazzati per mano della criminalità organizzata. Non è concepibile che un fidanzato, un marito, un compagno, uno spasimante o, semplicemente, un infatuato, decida di trasformarsi in un “giustiziere”, uccidendo o attentando alla vita di persone che hanno scelto di amare o con cui hanno scelto di vivere insieme. L’ultimo episodio di questo “rosario” di brutalità s’è consumato, come abbiamo raccontato nel lancio precedente, a Molino Irto, dove un dipendente dell’Anas, A. C. N., di 47 anni, non accettando la separazione da sua moglie ha fatto fuoco contro di lei, senza però colpirla. Tre colpi, per così dire dimostrativi. Verrebbe da domandarsi dimostrativi di cosa. L’episodio in questione, oltre a confermare, se mai ce ne fosse bisogno, la fragilità dei rapporti umani, evidenzia anche l’idea, sbagliatissima, che con la violenza o con l’esaltazione del super io si risolvano i problemi. C’è un dato che deve far riflettere, un dato che è stato accuratamente analizzato, domenica sera, nel corso della trasmissione “Presa diretta”, in onda su Rai Tre. Le donne italiane che almeno una volta nella loro vita hanno subito un atto di violenza, sono state un terzo della popolazione femminile, 7 milioni di donne italiane secondo una statistica fatta dall’Istat nel 2007, prima e ultima indagine mai fatta, perchè anche questo succede in italia. Non sappiamo neanche i numeri veri della violenza, così come non sappiamo con precisione quante sono i numeri del femminicidio, le donne uccise in quanto donne. E questo perchè manca un osservatorio sulla violenza di genere. Eppure quante cose concrete, quante buone pratiche politiche si potrebbero mettere in campo per arginare l’endemica violenza di cui sono vittime le donne italiane e ridurre la statistica delle donne uccise. Ma da noi anche quelle previste per legge non si fanno. La legge sullo stalking per esempio, finalmente approvata nel 2009, ultimi siamo stati in Europa, una legge importantissima, prevede l’esistenza di una fitta, capillare rete di centri e sportelli antiviolenza.