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Ferimento Musy: a sparare è stato un calabrese

COSENZA – Piombo calabrese. Svolta nelle indagini sull’agguato ad Alberto Musy, il consigliere Udc raggiunto da quattro colpi di revolver nel cortile della propria

abitazione, in via Barbaroux, il 21 marzo scorso. A quasi un anno dal tentato omicidio la polizia ha fermato un uomo al termine di un interrogatorio-fiume durato tutta la notte. Il sospettato, Francesco Furchì, 50 anni, è un professionista di origini calabresi, trapiantato a Torino da molti anni. Secondo quanto riporta il sito della Stampa, si suppone che abbia agito per contrasti politici con Musy. Furchì è originario di Ricadi ed è il presidente di un’associazione, “Magna Graecia Millennium” che opera a Torino nel campo della cultura e della solidarietà e aggrega migliaia di calabresi nella città della Mole. L’uomo in stato di fermo è stato ascoltato in un primo momento nella veste di persona informata sui fatti. La moglie di Musy, Angelica, ha raccontato a Repubblica che «Furchì era nelle liste di Alberto». Il professionista, in effetti, si era candidato a presidente della decima circoscrizione del capoluogo piemontese proprio nella coalizione che sosteneva Musy come candidato a sindaco (era anche candidato a consigliere nella lista “Alleanza per Torino”). Furchì, che in Piemonte fondò e diresse l’Orchestra da Camera negli anni 80, è molto noto anche nel Vibonese. Quando tornava in Calabria, specialmente nel periodo estivo, era solito organizzare eventi culturali. L’ultimo porta la data del 17 luglio scorso (la presentazione, a Tropea, del libro di Michele Cucuzza “Il male curabile”).

INTERROGATORIO NELLA NOTTE – Gli investigatori hanno interrogato a lungo nel corso della notte l’uomo, che lavora in uno studio professionale poco distante dalla casa di Musy nel cui cortile avvenne l’attentato. L’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile, è stata coordinata dal pm Roberto Furlan.

LE INDAGINI SULL’AGGUATOAlberto Musy, avvocato, esponente dell’Udc, venne gravemente ferito il 21 marzo dell’anno scorso con sei colpi di pistola calibro 38. Uno sconosciuto, ripreso dalle telecamere, con un casco integrale bianco da motociclista sul capo e un soprabito scuro, si presentò al portone della palazzina di via Barbaroux, nel cuore vecchio di Torino, dove abitava Musy con la moglie Angelica Corporandi d’Auvare e le quattro figlie. Lo sconosciuto s’apposta nel cortile e quando Musy rientra dall’aver accompagnato le bambine a scuola, s’avvicina, scambia con lui poche battute, poi spara. Non lo colpisce subito, ma dopo un inseguimento nel cortile della palazzina. Una volta raggiunto lo scopo, quando vede Musy a terra, il sicario se ne va. Prima di entrare in coma, l’avvocato fa in tempo a dire a un vicino di casa: «é stato un uomo di 40 anni…». Musy è ancora adesso ricoverato in una casa di cura riabilitativa, ma non ha più ripreso conoscenza.