Abusava della figlia, arrestato l’orco

COSENZA  – Viaggio all’inferno. Domestico. La luce dei riflettori della cronaca si apre su una squallida storia di abusi e violenze psicologiche e fisiche di un padre (sarebbe meglio chiamarlo bestia, ndr)

nei confronti delle sue due figlie, due bambine all’epoca dell’adozione (oggi maggiorenni) bielorusse. La storia è venuta alla luce grazie al coraggio di Camilla, quasi 18enne, che, dopo anni di violenze, minacce, persecuzioni e ogni genere d abuso e sopruso, ha trovato il coraggio di parlare, confidandosi con i carabinieri della stazione di Cosenza Principale. Il luogotenente Cosimo Saponangelo, con la sua capacità di saper ascoltare,m ma, soprattutto, con quella sua dote naturale di buon padre di famiglia, ha ascoltato il racconto della ragazza che, tra le lacrime, i singhiozzi e le mancanze di fiato, s’è liberata della paura, raccontando il suo inferno e quello di sua sorella, di solo un anno più grande. B. Z. queste le iniziali dell’orco, poco più che 50enne, sotto quell’alone di persona perbene e buon padre di famiglia, nascondeva la sua vera natura, quella di un orco, desideroso di sesso e assetato di violenza. I dettagli dell’a squallida storia di oggi sono stati forniti dagli inquirenti nel corso di una conferenza stampa, cui hanno partecipato il colonnello Francesco Ferace, comandante provinciale dell’Arma, il capitano della Compagnia di Cosenza, Pierluigi Satriano, e  il su citato, comandante della stazione di Cosenza Principale, luogotetente Cosimo Saponangelo.

L’INCUBO – L’inferno per le due ragazze, inizia nel 2003. La coppia cosentina, vuole a tutti i costi un figlio. Marito e moglie decidono di affidarsi ad una società di adozione internazionale. Scelgono la Bielorussia, uno dei paesi dell’Est, con il più alto numeri di banmbini in orfanotrofio. Nel paese dlel’Est entrano in contatto con l’assitente sociale che cura gli interessi dei bambini. La donna, mostra alla coppia tante foto e cerca di convincerli ad adottare due sorelle, una di 9 e l’altra di dieci anni, strappate alla famiglia naturale e affidate a due differenti case famiglia. Le due bambine sono traumatizzate, la procura bielorussa le ha strappate alla famiglia d’orogine, perchè il padre naturale, un’altra immonda bestia, ne abusava sessualmente. Alle due sorelle non sembra vero. Il loro desiderio di ricongiungersi si avversa, così come la voglia di entrare a far parte di una famiglia, per così dire normale. Ma, purtroppo, scopriranno sulle loro stesse vite che quella normalità era solo apparenza. Le pratiche dell’adozione sono immediate. La brucrazia è velocissima. Alle due ragazze viene concesso il visto per venire in Italia. L’assitente sociale dle paese dell’Est, predispone insieme ai genitori adottivi, un piano psicologico di resinserimento familiare. Le due ragazze hanno biusogno di amore, attenmzione ed affetto, quello che finora gli è stato negato. La stessa consulente familiare consiglia alla coppia di dormire con le figlie. Una sera con il padree l’uina, una sera con la madre l’altra. Il tutto deve avvenire almeno per un mese. Per l’orco è l’occasione giusta. Ogni sera, infatti, con la scusa di far sentire il calore familiare alla piccola di nove anni, l’accarezza, la tocca, la bacia. La ragazza, è felice. Non immagina che quel padre amorevole che ogni sera l’accarezza, diventerà preso il suo incubo peggiore. Finito il periodo di prove, si conclude anche il momento dell’affidamente tempoiraneo, per le due ragazze arriva il momento dell’adozione.

LE VIOLENZE – Una volta ottenuta l’adozione, l’uomo avrebbe continuato ad abusare della bambina, sottoponendola a ogni tipo di violenza sino alla maggiore eta’. L’orco avrebbe tentato lo stesso approccio anche con la sorella maggiore che, però, divenuta più matura della sua età, per via delle sofferenze passate, respinge le avances e spegne sul nascere ogni istinto sessuale animalesco della bestia. Un incubo che sarebbe durato quasi un decennio.

LA CONFIDENZA – L’attivita’ d’indagine della Procura della Repubblica di Cosenza, l’inchiesta è stata coordinata personalmente dal capo dei pm, Dario Granieri, nasce da una confidenza raccolta da una persona vicina alla famiglia adottiva, insospettita dagli strani comportamenti del padre nei confronti delle fanciulle. I carabinieri attivano le indagini e accertano che quelle confidenze, sono, purtroppo, reali.

LO SFOGO – Piano piano, Camilla, ormai maggiorenne si convince che il suo inferno deve finire e lo può far finire anche lei, raccontando tutto a suia madre. La donna, ignara di tutto, non riesce a credere che quell’uomo che ha sposato, con il quale ha condiviso il letto matriominale, con il quale ha fatto l’amore, con il quale ha pianificato di adottare i figli, sia un mostro. Ma crede a sua figlia. Il racconto di Camilla è veritiero, reale, spontaneo. I segni di quell’incubo sono visibili sul suo volto. Camilla non ha più lacrime da versare, le sue gambe, il suo seno, le sue parti intime, sono lacerate e peiene di ecchimosi, frutto di quelle animalesche viuolenze che ha dovuto subire da suo padre. Addirittura, Camilla racconta a sua madre che le violenze avvenivano di giorno, di notte e non solo nel letto. ma anche in bagno, così come in auto. Camilal racconta a sua madre che il padre, puntulamente mentre l’accompagnava a scuola, si fermava in luoghi appartati e pretendeva che sua figlia assecondasse tutte le sue voglie, anche quelle più orribili.

I PESTAGGI – Il più che 50enne aveva un autentico rapporto morboso, possessivo, nei confronti di sua figlia. Al solo pensiero che quella ragazzina fosse di un altro andava in escandescenza. L’aveva fatto anche con un fidanzato della figlia, pestato selvaggimanete, fuori dal luogo di lavoro. Gli aveva dato tanti di quei calci e pugni, da farlo finire i ospedale, con una prognosi di venti giorni. Il ragazzo aveva presentato pure una denuncia contro B. Z., oggi finita agli atti. Ma non immaginava che il motivo fosse questo, pensava che quel pestaggio fosse la reazione di un padre, geloso di sua figlia e delle sue frequentazioni.

IL MEMORIALE – Camilla, dal giorno del suo arrivo a Cosenza e dall’inizio del suo incubo, ha annotato tutto su un diario. pensieri, emozioni, riflessioni. Quello che doveva esser un diario di sogni, felicità e speranze, è finito per diventare un manoscritto di orrori. Tra le pagine del diario, ci sono appunti, che sono pesanti atti d’accusa della ragazza contro suo padre: “M’hai salvato da una fogna, per gettarmi in una ancora più profonda”. “Ti odio per quello che mi fai”, oppure una frase scritta a caratteri cubitali che non ha certo bisogno di interpretazioni: “Cercasi vita”