Rinascita Scott: scatta un blitz dei carabinieri del Ros, 11 misure cautelari

Il blitz rappresenta una sorta di seguito alla maxi operazione Rinascita Scott del dicembre 2019 che portò all'arresto di 334 persone

CATANZARO – I carabinieri del Reparto operativo speciale, con il supporto in fase esecutiva dei militari del Comando provinciale di Vibo Valentia, hanno eseguito 11 misure cautelari emesse dal Gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Otto persone sono state arrestate mentre per altre tre, è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercitare attività imprenditoriali o uffici direttivi di persone giuridiche.

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L’operazione rappresenta il seguito della maxi inchiesta “Rinascita Scott” del 2019 in cui furono coinvolte oltre 300 persone. Ai soggetti destinatari delle misure cautelari vengono contestati i reati di riciclaggio internazionale, trasferimento fraudolento di valori, truffa internazionale ed altri reati, alcuni dei quali con l’aggravante mafiosa. Gli otto arrestati, uno dei quali residente in Ungheria, sono stati condotti tutti in carcere.

«L’operazione – spiegano gli investigatori – è una prosecuzione dell’indagine Rinascita-Scott, del dicembre 2019, relativa agli assetti della ‘ndrangheta presenti nel Vibonese, con 334 indagati, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio, detenzione di armi, traffico di stupefacenti, truffe, turbativa d’asta, traffico di influenze e corruzione».

Arrestato un avvocato ungherese

Tra le otto persone finite in carcere c’è anche un avvocato ungherese destinatario di un mandato d’arresto europeo. Il legale è risultato intestatario del 50% delle quote di una serie di società di diritto italiano, ungherese e cipriota, che sono state sottoposte a sequestro, fittiziamente intestate a terzi soggetti e costituite da una delle otto persone che sono state arrestate. Società costituite, secondo l’accusa, allo scopo di agevolare le attività di riciclaggio in favore di una cosca di ‘ndrangheta che ha la sua base operativa a Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia.

L’indagine si é sviluppata in un contesto articolato di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria con autorità ungheresi, cipriote, francesi, danesi e britanniche e giudiziaria con il coordinamento di Eurojust, l’unità di cooperazione giudiziaria dell’Unione europea. La Dda di Catanzaro si è avvalsa inoltre della collaborazione dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia e del supporto finanziario dal progetto “@ON”.

Sequestrati beni per 3milioni di euro

L’inchiesta, supportata da intercettazioni e dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ha documentato l’appartenenza all’articolazione territoriale di ‘ndrangheta attiva su Sant’Onofrio di quattro persone, una delle quali, allo scopo di agevolare le attività di riciclaggio in favore della cosca, ha costituito una serie di società di diritto italiano, ungherese e cipriota fittiziamente intestate a terzi soggetti.

Nell’ambito dell’indagine sono state anche ricostruite le dinamiche di una truffa, messa in atto nel 2017 dall’articolazione mafiosa, ai danni di investitori dell’Oman che hanno versato un milione di euro dietro la promessa di ottenere il 30% delle quote di una società cui era riconducibile un compendio immobiliare con sede a Budapest. È stato eseguito, inoltre, un sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di tre milioni di euro. Si tratta, in particolare, di cinque società immobiliari, quattro delle quali con sede a Budapest ed una a Milano; due immobili a Pizzo Calabro; uno yacht intestato ad una società ungherese e quattro veicoli immatricolati in Italia, oltre ad una serie di rapporti finanziari e conti correnti italiani e ungheresi.

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