Interruzione volontaria di gravidanza: Calabria non comunica i dati sui medici obiettori - QuiCosenza.it
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Interruzione volontaria di gravidanza: Calabria non comunica i dati sui medici obiettori

Gallo dell’associazione Luca Coscioni: “Chiediamo al Ministro Schillaci di pubblicare i dati aperti e per singola struttura per verificare la corretta applicazione della legge 194/1978″

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ROMA – L’aggiornamento dell’indagine “Mai Dati” delle giornaliste Lalli e Montegiove, resa nota con l’Associazione Luca Coscioni, riporta dati nuovi e aggiornati sui numeri degli obiettori di coscienza in 10 Regioni italiane. Questi dati si riferiscono al 2021, mentre quelli ministeriali pubblicati nell’ultima Relazione di attuazione della legge 194 (pubblicati, peraltro, in formato chiuso e aggregati per Regione) sono fermi al 2020.

Dall’indagine basata su richieste di accesso civico generalizzato alle Regioni, il Molise conferma l’alta percentuale di obiettori (su 2 strutture ospedaliere in totale, 1 struttura che non è punto IVG ha tutti i medici ginecologi obiettori, mentre nell’altra 8 ginecologi su 10 sono obiettori). Seguono la Puglia (8 ospedali con obiezione al 100% su 35 totali – di questi 7 non sono punti IVG e 1 è punto IVG) e le Marche (2 ospedali su 17 totali – non sappiamo se punto IVG oppure no). Inoltre, il Molise ha il record di avere il secondo ospedale con una percentuale di obiettori superiore all’80% e la Puglia presenta un totale di 16 strutture su 35 con una percentuale di obiezione sopra l’80%. Le Regioni con la più bassa percentuale di punti IVG sono invece la Campania (28,4%, 19 su 67 punti IVG), l’Abruzzo (33,3%, 5 su 15 sono punti IVG), e il Molise con due sole strutture ospedaliere, una punto IVG e una no.

Sono 10 invece, le Regioni che non hanno risposto alla richiesta di accesso civico e che quindi non hanno inviato i dati: Lazio, Sicilia, Calabria, Toscana, Basilicata, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Trentino Alto Adige.

Per la Calabria la richiesta di accesso civico risale al 9 agosto ed è stata inoltrata all’Anticorruzione della Regione Calabria che in merito rispondeva: “a riscontro della richiesta, comunichiamo che questa Struttura non ha nessuna competenza in merito, e pertanto, la S.V. dovrà chiedere delucidazioni all’ASP di Cosenza la quale Azienda ha nel suo interno l’Ufficio della Trasparenza. Ad ogni buon fine le inoltriamo i contatti dove potrà rivolgersi estratti dal sito della Stessa ASP”.

Pubblicare i dati aperti per verificare l’applicazione della legge 194/1978

“Nell’augurare buon lavoro al nuovo Ministro della Salute, rinnoviamo la nostra richiesta, ormai in atto da più di un anno, di pubblicare i dati aperti per poter verificare la corretta applicazione della legge 194/1978”, ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

“Chiediamo un’azione di discontinuità rispetto al precedente Governo: pubblicare dati aperti e dettagliati sulle singole strutture, così come previsto dal codice dell’amministrazione digitale. Aprire i dati è fondamentale per poter conoscere lo stato di salute della legge 194/1978, per evitare sospensioni del servizio di IVG ed erogazioni con tempi dilatati che mettono a rischio la salute della donna. È fondamentale, inoltre, che ogni donna sappia in maniera chiara e tempestiva dove rivolgersi per accedere all’IVG. Solo conoscendo nel dettaglio questi dati si possono programmare interventi per una corretta applicazione della 194/1978 a beneficio della tutela della salute di tante donne. Restiamo a disposizione per un incontro o per qualsiasi forma di collaborazione per uno scopo comune: cambiare modo di dare informazione, aprire i dati sulla legge 194 del 1978 e garantire la corretta applicazione della legge senza differenze territoriali nell’accesso a servizi sanitari previsti per legge”.

“In occasione della presentazione degli ultimi dati di questa indagine, che risultano più aggiornati di quelli ministeriali e più dettagliati, perché sono per singola struttura e non per media regionale, chiediamo al Ministro di attivare tutti i suoi poteri per la corretta applicazione della legge 194/78”, aggiungono Chiara Lalli e Sonia Montegiove.

Queste mappe purtroppo sono solo parzialmente utili perché senza un flusso continuo i dati ricevuti invecchiano subito, ma sono la direzione verso cui dovrebbe andare il Ministero invece di continuare a pubblicare un lungo documento in formato pdf. La recente pubblicazione da parte del Ministero delle tabelle in formato excel non risolve i difetti principali: i dati sono vecchi (2020), aggregati per Regione e non per singola struttura. Rinnoviamo dunque la nostra richiesta all’attuale Ministero: sarebbe davvero un piccolo sforzo per la Pubblica amministrazione, ma uno sforzo dovuto e che avrebbe molte conseguenze positive”.

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Anziani, in Calabria quasi il 50% salva i bilanci familiari «mai così numerosi come adesso»

«Basti pensare che nella nostra regione, coloro che hanno da 75 anni  in poi conducono in agricoltura oltre 21.000 (di cui donne circa 8500) aziende»

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COSENZA – Al 1° gennaio 2022 l’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra anziani di 65 anni e più e giovani di età inferiore a 15 anni) è pari a 187,9%, aumentato in vent’anni di oltre 56 punti. Anche nei prossimi decenni si prevede che l’invecchiamento continuerà: si prevede che l’indice raggiungerà quota 293 al 1° gennaio 2042. In Calabria, non prevale la cultura dello scarto – annota Coldiretti Calabria – in  quasi il 50% delle famiglie sono i nonni a salvare il bilancio domestico messo a rischio dall’inflazione che colpisce il carrello della spesa con l’esplosione dei costi dell’energia a causa della guerra in Ucraina, con una tendenza che si è accentuata anche rispetto ai difficili anni della pandemia. Lo fanno, sia con la pensione, ma anche dedicandosi all’agricoltura, coltivando orti , aiutando le famiglie nella conduzione aziendale o anche titolari di aziende agricole.

Nonni, un valore aggiunto al welfare familiare

“Basti pensare che nella nostra regione, coloro che hanno da 75 anni  in poi conducono in agricoltura oltre 21.000 (di cui donne circa 8500) aziende su un totale di 95538, secondo l’ultima rilevazione Istat- prosegue Coldiretti. Ma anche artigianato, fino al commercio, e così si può beneficiare dell’esperienza accumulata da chi è ora in pensione E c’è un grado di soddisfazione perchè la presenza di un pensionato in casa, quasi i due terzi (63%) dichiarano che i nonni sono un fattore determinante per contribuire proprio al reddito familiare, mentre il 22% guarda a loro come un valido aiuto per accudire i propri figli, magari per portarli a scuola e seguirli anche una vola tornati a casa. Una possibilità che dà fiducia ma consente anche di risparmiare su doposcuola e baby sitter. Anche se è necessario aumentare i servizi e l’assistenza sul territorio anche nelle aree più svantaggiate e isolate.

Come nella migliore cultura e tradizione agricola – spiega la Coldiretti – la presenza degli anziani fra le mura di casa è quindi quasi sempre considerata un valor aggiunto all’interno di un welfare familiare che deve fare i conti sia con la gestione delle risorse economiche disponibili sia con quella del tempo e dei figli in situazioni dove molto spesso entrambi i genitori lavorano e sono fuori casa la maggior parte della giornata.

La presenza dei nonni – sottolinea la Coldiretti – è sempre più importante anche rispetto alla funzione fondamentale di conservare le tradizioni alimentari e guidare i più giovani verso abitudini più salutari nelle scuole e nelle case. Uno stile nutrizionale – ricorda Coldiretti – basato sui prodotti della dieta mediterranea come pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito – continua Coldiretti – una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale pari a 79,7 anni per gli uomini e 84,4 per le donne, anche se con la pandemia si è verificata una brusca inversione di tendenza.

“Insomma – conclude Elvira Leuzzi presidente dell’associazione pensionati della Calabria – un invecchiamento attivo e pertanto, come è stato rilevato nell’assemblea nazionale dei senior Coldiretti, la presenza degli anziani all’interno della famiglia si sta dimostrando fondamentale per affrontare le difficoltà economiche e sociali di molti cittadini  e la solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda l’impresa familiare è un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale”.

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Antoniozzi (FdI): «Bollette giù del 40% a febbraio, chi ci criticava ci chieda scusa»

Lo afferma l’onorevole calabrese Alfredo Antoniozzi vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera

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ROMA – “I ventuno miliardi di euro messi in campo dal governo Meloni sul contenimento dei costi energetici e il price cap  cui il nostro governo ha fortemente contribuito hanno portato a una riduzione enorme del costo delle bollette che scenderanno del 40% a febbraio. Qualcuno dovrebbe chiederci scusa per le critiche mosse”. Lo afferma l’onorevole Alfredo Antoniozzi vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

Senza questi interventi l’impatto sulle famiglie e sulle imprese sarebbe stato devastante – dice Antoniozzi – con un aumento dell’ inflazione, dell’ indebitamento, con una perdita significativa dei posti di lavoro.

Abbiamo dovuto riservare i due terzi della manovra finanziaria al contenimento dei costi – conlude Antoniozzi – e chiunque in buonafede può darci atto che senza questo intervento la situazione economica sarebbe stata gravissima”.

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Concessioni balneari: «senza proroga in Calabria a rischio 20mila lavoratori»

L’appello del consigliere regionale Pietro Molinaro: «nella nostra Regione potrebbero essere 2mila imprese, un colpo duro per il settore»

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CATANZARO – «In Calabria potrebbero essere a rischio sopravvivenza, circa duemila imprese con ventimila lavoratori. Anche, ma non solo, ritengo opportuno andare oltre il 31 dicembre 2023 nella proroga delle concessioni demaniali marittime, perché ciò consentirebbe di evitare il rischio caos, o peggio ,un colpo di spugna a danno di un settore strategico, oggetto di affermazioni generiche del tipo: “almeno il 50% e sino al 70%, delle coste sono in concessione, pertanto di per sé la risorsa è scarsa”». A scriverlo in una nota il consigliere regionale Pietro Molinaro.

«In Calabria soltanto il 30% circa della costa è attualmente impegnata . prosegue Molinaro – con oltre il 40% ancora concedibile, ed allora perché parlare di scarsità della risorsa?Prima di attuare azioni potenzialmente dirompenti, è prioritario verificare la effettiva scarsità della risorsa coste e porre le basi per una riforma organica del settore. E’ un interesse nazionale irrinunciabile applicare la direttiva Bolkestein, ma deve essere fatto senza  rischiare di espropriare le attività balneari, create dai precedenti concessionari, perché in tal modo si metterebbero a rischio tante imprese, spesso familiari, e migliaia di lavoratori. Auspico che o il Parlamento o il Governo concilino gli interessi in campo.

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