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Calabria

Pentito di ‘ndrangheta svela il progetto per uccidere il figlio di Gratteri

Antonio Cataldo, pentitosi nel giugno scorso, ha rivelato il progetto di attentato della ‘ndrangheta per uccidere il figlio del Procuratore della Repubblica di Catanzaro

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REGGIO CALABRIA – Nel 2013 la ‘ndrangheta voleva uccidere uno dei due figli del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, all’epoca procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Lo ha rivelato ai magistrati della Dda reggina, guidati dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Giuseppe Lombardo, un nuovo collaboratore di giustizia, Antonio Cataldo, primo pentito dell’omonima cosca di Locri. Condannato a 8 anni di carcere nel processo “Mandamento Jonico”, Cataldo ha raccontato al sostituto procuratore Giovanni Calamita di come le cosche della Locride volessero attentare alla vita del figlio minore di Gratteri perché temevano che il magistrato fosse nominato Ministro della Giustizia nel Governo Renzi. Due verbali di Cataldo sono stati depositati nel processo “Riscatto-Mille e una notte”. In particolare, il 20 e 28 luglio del 2013 il pentito ha spiegato cosa ha sentito in carcere da Guido Brusaferri, esponente di spicco della cosca Cordì, un tempo rivale dei Cataldo. “Mi ha dato lui la notizia, quella cosa per il dottore, per il figlio del dottor Gratteri. L’unico argomento associativo di cui ho parlato con Brusaferri – ha aggiunto il pentito – è stato il proposito di attentato al figlio del dottore Gratteri. Il discorso dell’attentato è uscito perché si stava facendo il suo nome come Ministro della Giustizia Gratteri e quindi c’era un allarme generale delle persone detenute. Tra noi detenuti, in particolare quelli di Locri, c’era allarme per la sua nomina a ministro. Temevamo, in particolare, leggi più ferree contro la criminalità organizzata. Ma Brusaferri mi tranquillizzò dicendo ‘tanto tra poco sistemano il figlio‘. Lo avrebbero investito con una macchina”. Il pentito Cataldo, al sostituto procuratore Calamita, ha precisato che lui non era spaventato della possibile nomina di Gratteri a guardasigilli: “Io non temevo niente, loro temevano delle leggi più ferree”. Non è la prima volta che la ‘ndrangheta invia messaggi intimidatori al procuratore Gratteri. Nel 2016 il figlio maggiore del magistrato sventò un sequestro di persona ai suoi danni a Messina, dove studiava: spacciandosi per poliziotti, due soggetti entrarono nello stabile in cui viveva il giovane e bussarono, con una scusa, alla porta della sua abitazione. Il figlio di Gratteri, però, intuendo il pericolo, non gli aprì e i due falsi poliziotti furono costretti ad allontanarsi.

La notizia delle nuove rivelazioni del pentito Cataldo è stata commentata, sul suo profilo Facebook, dal presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra. “Vigliacchi. Progettare l’omicidio del figlio – ha scritto Morra – per arginare l’azione del padre. Fra qualche giorno in Calabria si voterà per le regionali. Chi dei vari candidati dovesse cercare voti in certi mondi che puzzano di ‘ndrangheta in maniera vergognosa, dovrà rispondere di rapporti con ‘ominicchi’ che non si fanno scrupolo nel progettare di ammazzare giovani ed adolescenti sol perché figli di uomini che hanno senso del dovere e dello Stato”. Vasta l’eco di solidarietà e vicinanza al procuratore Gratteri suscitata dalla rivelazione del progetto di omicidio del figlio, ad ulteriore conferma dell’apprezzamento, anche nell’opinione pubblica, del suo impegno come procuratore della Repubblica di Catanzaro.

Nesci: “lo Stato è con lui”

La Sottosegretaria al Sud e alla coesione territoriale Dalila Nesci ha espresso solidarietà al procuratore Gratteri: “Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia riguardanti il progetto di un attentato ai danni del figlio sono gravissime e allarmanti. Esprimo la mia massima solidarietà a Gratteri, lo Stato è con lui nella lotta alla criminalità organizzata e in particolare alla ‘Ndrangheta in Calabria”. “Da oltre 30 anni il procuratore Gratteri vive minacciato dalle ‘ndrine, ma – aggiunge – un piano tanto terribile e vigliacco ai danni dei suoi affetti più cari sconvolge tutti noi. Gratteri è un uomo dello Stato che ha sempre dimostrato una determinazione incrollabile: questo deve rafforzare ulteriormente il nostro impegno contro la criminalità organizzata. Ho manifestato personalmente a Gratteri la vicinanza delle istituzioni a lui e alla sua famiglia. Non è solo in questa battaglia, liberare il Paese dalle mafie – conclude la Sottosegretaria Nesci – rappresenta un’assoluta priorità perché significa difendere il futuro dei nostri territori”.

Calabria

Un’altra aggressione ai poliziotti sul treno, appello al ministro “dotarli di taser”

Il deputato di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, dopo l’ennesima aggresione a Lamezia Terme, ha rivolto una interrogazione a Luciana Lamorgese

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CATANZARO – Il deputato di Fratelli d’Italia Wanda Ferro ha rivolto una interrogazione al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo, è scritto in una nota, “l’ennesima aggressione, a distanza di pochi giorni da un episodio analogo, ai danni di due poliziotti in servizio alla stazione ferroviaria di Lamezia Terme, dove, ancora una volta, un cittadino extracomunitario già noto alle forze dell’ordine, avrebbe infastidito diversi viaggiatori e provato a danneggiare alcuni infissi della struttura”.

“Bollettino di guerra, dotare la Polfer di taser”

“Gli agenti della polizia ferroviaria intervenuti – prosegue la nota – hanno provato a identificarlo, ma sono stati aggrediti con sputi, calci e pugni, oltre a ricevere numerose minacce; il 30enne è stato arrestato per violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il segretario nazionale della Federazione Sindacale di Polizia ha parlato di ‘un vero e proprio bollettino di guerra‘, ribadendo come ‘anche questa volta sarebbe bastato avere i taser a disposizione per bloccare l’aggressore, ma nessuno sembra voglia assumersi la responsabilità di decidere’.

“Poco personale e pesanti sacrifici”

Secondo quanto denunciato dal sindacato, peraltro, le continue aggressioni registrate nella stazione di Lamezia Terme hanno ridotto ai minimi termini il personale di polizia, che non è più in grado di assicurare la copertura dei turni di notte, e copre i turni serali a costo di pesanti sacrifici. A questo si aggiunge che lo scalo ferroviario è frequentato quotidianamente da decine e decine di extracomunitari che lasciano il Cara di Crotone per raggiungere il Nord Italia. Dovendo viaggiare solo su treni regionali, visto che non sono muniti di green pass, molti di loro restano in stazione per diverse ore, aumentando il rischio di problemi di ordine pubblico.

Sempre secondo i sindacati di categoria, che hanno indetto una manifestazione per il prossimo venerdi 22 ottobre, il controllo del territorio di tutto il comprensorio è affidato ad una sola volante, l’ufficio immigrazione opera in una situazione da ospedale da campo e gli agenti di ogni articolazione sono costretti ad espletare i più disparati servizi per tamponare le varie emergenze perché le vacanze organiche sono divenute incolmabili”. Per questo Wanda Ferro ha chiesto al ministro quali immediate iniziative di competenza il Governo intenda assumere “per dotare gli agenti di polizia ferroviaria di strumenti efficaci a contenere e gestire continue situazioni di aggressività” e se non ritenga necessario “colmare le vacanze di organico della Polizia ferroviaria e del Commissariato di Polizia di Lamezia Terme, entrambi presidi indispensabili per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica in questa area strategica della Regione Calabria”.

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La senatrice Granato non esibisce il Green Pass in Senato. Bloccati i lavori

Il presidente della Commissione Dario Parrini costretto a sospendere la seduta in Commissione per la violazione del regolamento da parte della Senatrice

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COSENZA – Lo aveva preannunciato e lo ha fatto. La senatrice Bianca Laura Granato (Alternativa c’è) si è rifiutata di mostrare il proprio Green Pass entrando a Palazzo Madama, sede del Senato, e sta ora prendendo parte alla seduta della Commissione Affari costituzionali, che sta esaminando proprio il decreto che estende l’obbligo del certificato verde a tutti i posti di lavoro. “Non ho intenzione di esibire il green pass” ha detto Granato alla commessa che glielo chiedeva all’ingresso laterale, quello di S. Luigi dei francesi.

“Lei può entrare – le ha risposto la commessa -, ma noi dobbiamo fare una segnalazione ai questori”. Granato ha quindi passato il varco e, interpellata dall’Ansa, ha spiegato che in mattinata una scena analoga si era svolta allorché si era recata nel suo ufficio, nel palazzo ex Isma, esterno a Palazzo Madama, situato in piazza Capranica: “Anche in quel caso il commesso mi ha fatto passare annunciandomi che avrebbe fatto una segnalazione ai questori”. Granato si è quindi recata nell’aula della Commissione Affari costituzionali dove è iniziato l’esame del decreto sul green pass, al quale la senatrice di Ac ha presentato diversi emendamenti: “Vediamo che succede quando dovrò entrare in Aula – ha quindi detto ai cronisti. Le sanzioni previste dall’Ufficio di presidenza in caso di mancata esibizione del green pass, possono raggiungere la sospensione fino a 10 sedute, con la decurtazione della diaria”.

Bloccati i lavori in Commissione

La Commissione Affari costituzionali del Senato ha sospeso i propri lavori per la presenza in aula della senatrice Laura Granato. Il presidente della Commissione Dario Parrini ha sospeso la seduta in attesa di avere indicazioni da parte dell’Ufficio di Presidenza. “Ho ricevuto una comunicazione ufficiale da parte dei questori – ha riferito ai cronisti Parrini – sulla presenza in commissione di una senatrice che aveva violato il regolamento sul green pass. In accordo con gli stessi questori ho sospeso la seduta perché non si può lavorare quando viene violato il regolamento su un punto così importante come la sicurezza e la salute. Ora attendo le decisioni dell’ufficio di presidenza, sulle modalità per riprendere i lavori”. La Commissione sta esaminando proprio il decreto che estende l’obbligo del certificato verde a tutti i luoghi di lavoro. È iniziato il Consiglio di presidenza del Senato per esaminare il caso della senatrice no pass Laura Granato.

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Covid, +110 nuovi positivi e due decessi. Ricoveri sempre più in discesa

Non spaventa più l’altalena dei contagi con un totale di 90 ospedalizzati. Anche il tasso di positività cala ulteriormente attestandosi a 1,92%

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CATANZARO – Altalena di contagi nel bollettino Covid odierno che risale rispetto a ieri contando 11o nuovi positivi a fronte 5.744 tamponi processati, sia antigenici che molecolari. 2 le vittime registrate a Reggio Calabria. Ricoveri sempre più in discesa nei reparti ordinari (-6) e in terapia intensiva che conta 8 pazienti (-2): numeri che portano il totale degli ospedalizzati a 90. Il tasso di positività tra tamponi effettuati e tamponi positività crolla a 1,92%.

La provincia di Reggio Calabria conta oggi il maggior numero di contagi +41 seguita da Vibo Valentia +25, Cosenza +20 e Crotone +19. Contagi stabili a Catanzaro +4. Si registra un solo positivo sotto la categoria Altra Regione o Stato Estero.

In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 1.252.412. Le persone risultate positive al Coronavirus sono 85.759 rispetto a ieri. Questi sono i dati giornalieri relativi all’epidemia da Covid-19 comunicati dai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.PP. della Regione Calabria.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

Catanzaro: CASI ATTIVI 70 (5 in reparto, 2 in terapia intensiva, 63 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 11.417 (11.261 guariti, 156 deceduti);

Cosenza: CASI ATTIVI 1.241 (20 in reparto, 2 in terapia intensiva, 1219 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 26.574 (25.924 guariti, 650 deceduti);

Crotone: CASI ATTIVI 196 (0 in reparto, 0 in terapia intensiva, 196 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 8.198 (8.083 guariti, 115 deceduti);

Reggio Calabria: CASI ATTIVI 716 (47 in reparto, 4 in terapia intensiva, 665 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 29.355 (28.952 guariti, 403 deceduti);

Vibo Valentia: CASI ATTIVI 284 (8 in reparto, 0 in terapia intensiva, 276 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 6.365 (6.264 guariti, 101 deceduti);

L’asp di Catanzaro comunica 5 nuovi soggetti positivi di cui 1 residenti fuori regione.

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