Speziale identificato a Catanzaro, l'avvocato: "uomo libero ma bersaglio mobile" - QuiCosenza.it
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Speziale identificato a Catanzaro, l’avvocato: “uomo libero ma bersaglio mobile”

La provocazione dell’avvocato Giuseppe Lipera, legale dell’ultras del Catania che ha scontato una condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore Filippo Raciti

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CATANIA – Parla il legale dell’ultras del Catania che ha scontato la condanna per la morte dell’ispettore Filippo Raciti: “A morte Antonino Speziale” come “capro espiatorio di tutti gli episodi di illeciti contro lo sport e le forze dell’ordine”. L’avvocato Giuseppe Lipera sottolinea che Speziale “ha scontato una condanna a 8 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore Filippo Raciti”.

Speziale ieri è stato identificato allo stadio di Catanzaro assieme ad altri 40 esponenti della Curva Nord prima di assistere a una partita degli etnei. In passato è stato sottoposto a diversi anni di Daspo. “Sebbene abbia scontato integralmente la sua pena e che per lo Stato Italiano sia un uomo completamente libero, peraltro privo di qualsivoglia limitazione alla sua libertà di circolazione – aggiunge il penalista – oggi constatiamo con amarezza che libero non è, e che non potrà mai esserlo fin tanto che ci sarà gente pronta ad indignarsi per un uomo che vuole solo vivere la propria vita come qualsiasi altro onesto cittadino”.

“Uccidiamolo, quindi – è la provocazione dell’avvocato Lipera – concretizziamo quello che già si sta facendo: porre un ragazzo con un precedente penale ai margini della società per farlo sparire nel nulla e rievocarlo solo per umiliarlo e poi ghettizzarlo nuovamente”.

“Nelle ultime ore Antonino Speziale – ricostruisce il penalista – è tornato sotto i riflettori perché ha varcato le soglie di uno stadio di calcio, quello di Catanzaro, per assistere ad un evento sportivo: la cosa pare non essere stata gradita da diversi esponenti delle Forze dell’Ordine che hanno sentito l’esigenza di commentare il superiore episodio. Alcune affermazioni, francamente, denotano un quadro desolante di scarsa cultura giuridica mista a totale assenza di empatia e certamente confermano quello che si sapeva già: Antonino Speziale – sostiene Lipera – è un bersaglio mobile. Non è sufficiente che Speziale abbia scontato la pena di 8 anni e 8 mesi di reclusione. Per qualcuno non è abbastanza, tanto da auspicare risposte ‘severissime’. E quali dovrebbero essere? Dopo la pena della reclusione, cosa rimane? Vogliamo reintrodurre le punizioni corporali, la tortura, la pena di morte!? Ecco – chiosa il penalista – forse l’antica legge del taglione è adatta al caso Speziale”.

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Stop chirurgia oculistica, Calabria indietro. 5mila pazienti in lista d’attesa

È la denuncia del chirurgo oculista Giovanni Tedesco, professionista in forze alla sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti

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COSENZA – Con il ridimensionamento del budget per le prestazioni chirurgiche oculistiche, imposto per circa il 55% (2 milioni e mezzo di euro in meno rispetto al 2020), la Calabria ha fatto 100 passi indietro. Di fatto è stata incentivata la migrazione sanitaria. Strutture private convenzionate che fino ad oggi presentavano liste d’attesa vicine allo zero, hanno già accumulato un elenco di prenotazioni notevole, destinato ad allungarsi di giorno in giorno e che difficilmente a gennaio 2022, potranno essere recuperati in tempi celeri. Al momento si parla già di 5000 pazienti in tutta la Calabria.

È la denuncia del chirurgo oculista Giovanni Tedesco, professionista in forze alla sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti sottolineando come questi tagli, di cui non si conoscono le motivazioni, rappresentino per la sanità territoriale e calabrese un autentico autogol dagli effetti boomerang: il paziente che necessita di essere operato con un urgenza si sarà spostato fuori regione, con una spesa extraregionale che supera quella che si sarebbe potuta contenere sul territorio regionale.

“Servono strutture per contrastare i viaggi della speranza”

Al Sacro Cuore nel 2020, nel clou della pandemia, in un regime di massima sicurezza e prevenzione, senza arrestare la corsa, sono stati effettuati tremila interventi, se non per l’intera regione, sicuramente per la provincia cosentina. Sono questi – spiega il chirurgo – numeri importanti che fanno capire quanto può essere fondamentale per la Calabria avere delle strutture che contribuiscono a contrastare i cosiddetti viaggi della speranza, oggi impensabili con i livelli che siamo riusciti a raggiungere.

Dalle maculopatie alla cataratta, gli interventi più richiesti, dalle iniezioni intravitreali alla secchezza oculare, fino al distacco di retina. Tra questi interventi ce ne sono alcuni che hanno il carattere di urgenza. Chi si sente rispondere che potrà essere curato tra 10 o 12 mesi è chiaro che si rivolgerà altrove per non rischiare di avere conseguenze irreversibili.

Questa situazione cozza anche con la cultura della prevenzione che piano piano sta crescendo tanto nelle famiglie per i bambini, quanto nei giovani, negli adulti e nelle persone anziane che spesso non ricorrono allo specialista ma si rivolgono al medico curante perché avvertono la sensazione di vedere una mosca volante (possibile rottura retinica che va diagnosticata in pochi giorni) o hanno gli occhi rossi e ricevono come indicazione, l’utilizzo di un collirio. Il glaucoma è tra le altre patologie silenti, che portano alla cecità che non vanno trascurate.

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Estorsioni e progetti di omicidi, le riunioni della cosca nell’agenzia di assicurazioni

Due presunti affiliati alla cosca Serraino sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso

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REGGIO CALABRIA  – Due persone sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso in esecuzione di un’ordinanza del gip Francesco Campagna su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti della Dda Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Paola D’Ambrosio e Diego Capece Minutolo. In carcere sono finiti Francesco Doldo, di 38 anni, e Domenico Russo (22).

L’indagine costituisce la prosecuzione delle operazioni “Pedigree” e “Pedigree 2” eseguite rispettivamente il 9 luglio e 15 ottobre 2020 e che hanno permesso alla Dda di Reggio di disarticolare la cosca Serraino operante nei quartieri di San Sperato, nelle frazioni Arangea e Gallina, nonché nel comune di Cardeto e nelle aree aspromontane della provincia di reggina. I due arrestati, secondo l’accusa, facevano parte del clan guidato dal boss Maurizio Cortese, oggi collaboratore di giustizia. Una scelta, quella di quest’ultimo, fatta anche da altri affiliati. Le loro dichiarazioni sono state utilizzate contro Doldo e Russo consentendo ai pm di acquisire un grave quadro indiziario a carico dei due.

Progetti omicidiari ed estorsioni nelle riunioni di ‘ndrangheta

In particolare, Doldo, pur non essendo stato formalmente battezzato, è ritenuto di fatto un accoscato e avrebbe fornito al sodalizio un contributo rendendosi disponibile per custodire armi e mettendo a disposizione gli uffici della propria agenzia di assicurazioni per riunioni di ‘ndrangheta in cui sarebbero state assunte decisioni sulle estorsioni e paventati progetti omicidiari ai danni di un esponente della cosca ritenuto avere rapporti ambigui con esponenti delle forze dell’ordine.

Sarebbe anche emerso un rapporto di stretta sinergia solidaristica tra Doldo e Francesco Russo detto “u scazzu”, capo locale della cosca Serraino sino al suo arresto nell’ottobre 2020, e padre dell’altro indagato Domenico Russo, accusato di aver partecipato a riti di affiliazione e di occuparsi di estorsioni e atti intimidatori oltre che di intrattenere i rapporti con altri esponenti di ‘ndrangheta. Sarebbe stato Doldo, infine, ad attivarsi per individuare un’auto per i familiari di Russo, nel frattempo arrestato nell’operazione “Pedigree 2”, e per cercare somme di denaro per il pagamento delle spese legali.

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Bruni “Occhiuto commissario sanità? Non è la soluzione”

E’ quanto afferma, in una nota, Amalia Bruni leader dell’opposizione in Consiglio regionale sul tema del risanamento del sistema sanitario

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CATANZARO – “E’ probabile che nei prossimi giorni il governo nominerà Commissario alla sanità il presidente della Regione. In questo modo si riparerà a uno strappo istituzionale che va avanti da dodici anni ma che è assolutamente insufficiente da solo a risolvere il problema della sanità in Calabria”. E’ quanto afferma, in una nota, Amalia Bruni leader dell’opposizione in Consiglio regionale dopo le dichiarazioni del neo governatore Roberto Occhiuto sulla sanità.

“Che il presidente diventi commissario – prosegue Bruni – è un fatto che si rivelerà utile ma che da solo non risolve. Da solo nessuno, nemmeno il presidente potrà avviare il risanamento e la ricostruzione del nostro servizio sanitario. Lo dico perché se qualcuno pensa questo vuol dire o che non conosce lo stato delle cose o non conosce i vincoli che legislazione impone per il piano di rientro oppure non ha capito la complessità e la gravità della situazione. Quindi occorre ben altro che una semplice nomina”.

Per Bruni “c’è da avviare una trattativa seria, probabilmente anche serrata, col Governo per ridefinire gli strumenti a sostegno. Quantificazione del debito, deroghe sul personale, affiancamento di competenze istituzionali e un piano di investimenti vero e proprio. Dobbiamo siglare come Calabria un patto tra Governo e Regione che ci conduca in tempi stabiliti a una gestione finalmente ordinaria della Sanità. Se non si fa questo si prendono in giro i cittadini”.

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