Rinascita Scott, la "situazione esplosiva" delle cosche e vari progetti di omicidio - QuiCosenza.it
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Rinascita Scott, la “situazione esplosiva” delle cosche e vari progetti di omicidio

È stata dedicata all’audizione del collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, di 44 anni, l’udienza di oggi al processo che si celebra nell’aula bunker di Lamezia Terme

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CATANZARO – È stata dedicata all’audizione del collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, di 44 anni, l’udienza di oggi al processo Rinascita Scott che si celebra nell’aula bunker di Lamezia Terme davanti ai giudici del Tribunale di Vibo Valentia. Arena ha iniziato a collaborare nell’ottobre 2019 per paura che il figlio potesse vivere la sua stessa esperienza dopo che il padre era scomparso nel 1985. Un caso di lupara bianca per il quale il collaboratore ritiene responsabili i Mancuso di Limbadi. “Con i Macuso – ha detto rispondendo alle domande del pm Andrea Mancuso – non me la potevo prendere perché era come sbattere contro un muro di cemento armato. Potevo ucciderne uno o due e dopo? Rischiavo di essere ucciso anche io e poi magari mio figlio cadeva in quel baratro nel quale ero caduto anche io”. Il collaboratore ha parlato di una situazione incandescente a Vibo Valentia prima dell’inizio della sua collaborazione. Tra l’altro ha riferito che Francesco Antonio Pardea voleva uccidere Rosario Pugliese, detto “Saro Cassarola”, perché lo riteneva responsabile dell’omicidio dello zio omonimo.

“Se non avessi collaborato – ha detto – Rosario Pugliese sarebbe stato ucciso perché ritenuto dai Pardea un personaggio che gli aveva creato disturbo”. I Pardea, ha aggiunto, in quel periodo cercavano di prendere il potere su Vibo: “loro dovevano avere la supremazia su tutti però Francesco Antonio Pardea non era contro i Mancuso”. Diversi gli omicidi che le cosche vibonesi volevano portare a termine secondo Arena. Domenico Macrì, detto “Mommo”, voleva uccidere Paolino Lo Bianco, “glielo diceva in faccia” ha riferito.

“A luglio 2019 – ha poi detto il collaboratore – Francesco Antonio Pardea aveva saputo che c’era un’imminente operazione di polizia su Vibo e temeva che sarebbe stato colpito anche grazie alle rivelazioni di Andrea Mantella. Mi propose di simulare una sparizione visto che suo zio e mio padre erano stati vittime di lupara bianca“. Così a luglio andarono a Milano. Dopo un po’, però, Arena decide di avvisare della falsa scomparsa Antonio Macrì il quale, a suo dire, si arrabbiò avvertendoli che Domenico Camillò, Domenico Macrì e Michele Pugliese Carchedi stavano per uccidere Paolino Lo Bianco perché lo ritenevano responsabile della loro sparizione. I due, quindi, dopo un mese in Lombardia, tornarono in Calabria. Arena ha quindi riferito di essersi comunque allontanato dai Pardea “legati a doppio filo” alla cosca di San Gregorio D’Ippona che Arena collegava come complici della morte del padre ed inoltre “Francesco Antonio Pardea si era avvicinato a esponenti dei Mancuso. Ho anche pensato che avrei dovuto guardarmi anche dai Pardea perché forse anche loro una regia occulta l’avevano avuta” nella scomparsa del padre.

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‘Ndrangheta, estradato il boss della droga Vittorio Raso che faceva affari milionari

Inserito nell’elenco dei cento latitanti di massima pericolosità del programma speciale di ricerca, era stato localizzato in Spagna

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TORINO – Era stato fermato sull’Avenida dels Banys, località ricreativa a cinquanta metri dalla spiaggia di Castelldefels, comune in provincia del capoluogo catalano dimora di vip due anni fa. Oggi è stato instradato in Italia Vittorio Raso, il boss della droga nei cui confronti la Polizia di Torino ha dato esecuzione a un mandato di carcerazione a 17 anni e 9 mesi di rper associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Raso, inserito nell’elenco dei cento latitanti di massima pericolosità del programma speciale di ricerca, era stato localizzato in Spagna dagli investigatori della Squadra mobile torinese e tratto in arresto a Barcellona il 10 ottobre 2020. Una volta liberato, è stato nuovamente arrestato, sempre a Barcellona, il 22 giugno 2022. Oggi, infine, la consegna da parte delle autorità spagnole a quelle italiane, con l’arrivo a Milano Malpensa.

L’arresto di Raso fa seguito all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità giudiziaria torinese nei confronti di 28 persone, tra cui lo stesso latitante. Secondo l’ipotesi di accusa, Raso era il vertice di un’associazione criminale attiva nell’importazione di grossi quantitativi di sostanza stupefacente sull’asse Spagna-Italia, con un volume di affari stimato in svariati milioni di euro.

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Stagione di caccia in Calabria, la Giunta approva il calendario. Si parte il 18 settembre

Apertura generale della stagione di caccia in Calabria 2022-2023 il prossimo 18 settembre e la chiusura generale per il 9 febbraio 2023

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CATANZARO –  Approvato dalla Giunta regionale il calendario venatorio per l’annualità 2022 – 2023. Su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura, l’Esecutivo ha stabilito l’apertura generale della caccia per il prossimo 18 settembre e la chiusura generale per il 9 febbraio 2023. La delibera stabilisce anche le giornate di preapertura della caccia al colombaccio, alla gazza e alla quaglia, prevedendo 5 giorni a settembre: 1,3,4,11,e 14 per la caccia a colombaccio e gazza; 2 per la quaglia: 11 e 14 settembre.

Nell’atto approvato, si ribadisce inoltre il rispetto della legge 353/2000 in materia di incendi boschivi che vieta per 10 anni, nei soprassuoli delle zone boscate percorse dal fuoco, il pascolo e la caccia. Il calendario venatorio tiene conto di tutte le misure necessari a mantenere e/o riportare lo stato di conservazione degli uccelli a un livello soddisfacente e di evitare il deterioramento dello stato attuale di conservazione degli uccelli, tenendo anche conto delle indicazioni proposte dal Mipaaf, direzione generale della competitività per lo sviluppo rurale alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano. Nella delibera si specificano le modalità di caccia, distinte specie per specie, gli orari, le località, le aree protette, i limiti e i divieti, nonché le regole sulla vigilanza e sulle sanzioni.

Le osservazioni delle Associazioni Venatorie Calabresi

Dopo quasi due mesi e mezzo dalla presentazione della proposta tecnica congiunta dalle Associazioni Venatorie riconosciute regionali, (FEDERCACCIA, ANLC, ENALCACCIA, ARCICACCIA, ANUU, ITALCACCIA, EPS), corroborata da atti e dati tecnico-scientifici forniti in primis dall’Ufficio Studi e Ricerche di Federcaccia; e dalla discussione nella prima seduta di Consulta Faunistico-Venatoria, finalmente la Giunta Regionale approva il Calendario venatorio.

In sintesi, sono previste 5 giornate di preapertura, fissate nei giorni 1, 3, 4, 11 e 14 settembre, che vedranno consentite nelle prime tre il prelievo di colombaccio e gazza e la possibilità dell’utilizzo dei cani da riporto. Nelle ulteriori due giornate dell’11 e 14 settembre, oltre a colombaccio e gazza, si aggiunge il prelievo della quaglia, con l’ausilio del cane da ferma e cerca oltre che da riporto.

Invariata la data di apertura alla terza domenica di settembre (18 settembre) con chiusura al 30 gennaio per anatidi, rallidi e volpe.

Mantenute inalterate le date di prelievo con apertura 2 ottobre e chiusura 30 gennaio per i turdidi, mentre per la beccaccia dal 15 ottobre al 19 gennaio.

Mantenute le date 2 ottobre – 31 dicembre per il prelievo della specie allodola e dal 18 settembre – 31 dicembre per il merlo, dal 18 settembre al 30 novembre per il fagiano e oltre alla preapertura colombaccio e gazza saranno cacciabili continuativamente dal 18 settembre al 14 gennaio. Per la caccia alla lepre dal 18 settembre al 19 dicembre.

Mantenuta l’estensione del prelievo di alcune specie (cornacchia grigia e ghiandaia) nella decade di febbraio.

Per queste ultime e per le specie inserite in preapertura, le date di apertura/chiusura devono essere purtroppo obbligatoriamente adeguate rispetto alle ultime sentenze della Corte Costituzionale sull’applicazione dell’arco temporale massimo, con riferimento a un articolo di legge della Regione Liguria.

Per la specie cinghiale nell’auspicio che il nuovo parlamento esca dall’ignavia e decida finalmente la modifica della 157 con una adeguata estensione temporale oltre gli attuali tre mesi, il prelievo caccia in braccata potrà essere svolto dal 1° ottobre al 31 dicembre.

Per quanto riguarda l’addestramento e allenamento cani questo sarà consentito già dalla pubblicazione del calendario fino al 10 settembre, eccezion fatta, come è ovvio, nelle giornate di preapertura sopra richiamate.

Nel dare atto all’Assessore Gallo e al Dipartimento e all’Ufficio Caccia  per il lavoro svolto e per aver accolto buona parte delle proposte delle AA.VV. con riguardo alle specie e i tempi di caccia, si deve ribadire il disappunto per il mancato inserimento della tortora in preapertura a causa del mancato completamento della lettura ottica dei tesserini dell’ultimo quinquennio così come previsto dal piano nazionale di gestione. Per questo motivo si reitera quanto già espressamente richiesto in consulta, richiamando all’impegno di Assessore e Direttore Generale ad ottenere i dati prima della fine del mese e a recuperare con l’inserimento in calendario della tortora con una delibera integrativa.

Analogo totale disappunto non può non esprimersi con riferimento alla Vinca, con effetto sulle Aree della Rete Natura 2000, che è ancora una volta penalizzante, addirittura con ulteriori 4 aree ZSC inibite alla caccia, 2 nella provincia di Cosenza (Fiume Lese e Fiumara Trionto) e 2 nella provincia di Crotone (Monte Fuscaldo e Murge di Strongoli). Ricordiamo che già dall’anno scorso la commissione del Dipartimento Ambiente con un approccio ingiustificato aveva già inibito ben 15 ZSC sul territorio regionale: 5 in provincia di Cosenza, 2 in provincia di Crotone, 1 in provincia di Vibo, 5 in provincia di Reggio Calabria. Ricordiamo ulteriormente che in provincia di Catanzaro restano inibiti i Laghi La Vota, che si trovano in stato di inquinamento per mancanza di ricambio idrico e sottoposta negli ultimi tempi addirittura a sequestro preventivo per le gravi inadempienze dei soggetti gestori. Sul punto chiederemo chiarezza e gli atti alla Regione, così solerte nell’inibire la caccia ma evidentemente non così solerte nell’assumere conseguenti decisioni nei confronti dei responsabili della grave situazione.

Il divieto assoluto di caccia in aree ZSC non trova giustificazione, considerando che tali zone sono designate ai sensi della direttiva Habitat, che non riguarda gli uccelli, e non sono riportate nelle motivazioni quali influenze negative avrebbe l’attività venatoria sugli habitat o sulle specie animali diverse dagli uccelli. Anche l’analisi dell’elenco delle ZSC inibite non riporta elementi tecnici che supportino il divieto di caccia, mentre troviamo singolare la prescrizione di divieto di caccia alla tortora nelle aree Rete Natura 2000, considerando che rispetto all’anno scorso, è vigente il Piano Internazionale di Gestione con la sola prescrizione della riduzione del prelievo e nessuna menzione di limitazioni da imporre nei siti Natura 2000. Tale complessivo approccio non può che definirsi ideologico contro l’attività venatoria e di fatto impedirà a molti cacciatori di esercitare la propria passione nei territori da sempre conosciuti e frequentati. Una discussione preventiva sulla VINCA con le AAVV calabresi avrebbe invece permesso di trovare soluzioni condivise, senza arrivare a divieti assoluti del tutto ingiustificati.

Al netto delle limitazioni di cui alla Vinca, è un calendario sostanzialmente equilibrato, che risponde in linea di massima alle attese generali e che soprattutto ha tenuto conto dei risultati scaturiti dai tavoli di confronto e concertazione.

 

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Inquietante macchia in mare turba i bagnanti: decine le segnalazioni

Sconosciute al momento la causa e l’origine del fenomeno che sta creando non poca apprensione tra i bagnanti

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VIBO MARINA – Un’enorme macchia nera nelle acque antistanti Vibo Marina. Sono decine le segnalazioni giunta alla Capitaneria di Porto da parte di bagnati per la presenza dell’anomalia striscia di liquami comparsa in mare.

In particolare la macchia è stata registrata in località Pennello dove sono stati tanti i turisti e i cittadini che si trovavano in spiaggia a fotografare il fenomeno. Sconosciute al momento la causa e l’origine del fenomeno che sta creando non poca apprensione tra i bagnanti.

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