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In Calabria il 20,7% di over 60 senza alcuna vaccinazione. Rischi per la variante Delta

Il monitoraggio Gimbe “In Calabria ciclo completo di vaccino al 28,9% mentre il 20,7% di over 60 è senza alcuna dose”

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COSENA – Ad oggi in tutta Italia 2.384.966 di over 60 (13,3%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino e 4.648.515 (26,0%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda dose: sono dunque oltre 7 milioni gli ultrasessantenni parzialmente o totalmente esposti a rischio di malattia grave che non hanno adeguata copertura contro la variante Delta. A evidenziarlo è il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe.

L’86,7% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con alcune differenze regionali: se Puglia, Umbria e Lazio hanno superato il 90%, la Calabria è al 79,6% mentre la Sicilia si ferma al 76,2%. Mentre sono 2.384.966 (13,3%), dunque, gli over 60 che non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino, con rilevanti differenze regionali: dal 23,8% della Sicilia al 8,1% della Puglia.

Nel secondo trimestre -20,9 mln vaccini consegnati

Pur non conoscendo al momento l’esatta prevalenza della variante Delta in Italia, secondo il Gimbe, la sua maggiore contagiosità e la documentata limitata efficacia di una singola dose di vaccino richiedono una rivalutazione delle strategie vaccinali per minimizzarne l’impatto clinico e quello sui servizi sanitari. Due dovrebbero essere ora obiettivi prioritari alla luce dei quali rimodulare la campagna vaccinale: da un lato raggiungere il maggior numero possibile di over 60 che non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino, preferendo i vaccini a mRna, che consentono un richiamo in un arco di tempo inferiore rispetto a quelli a vettore virale. Dall’altro anticipare quanto possibile la somministrazione della seconda dose in questa fascia di età. Infine, “rispetto alle forniture stimate nel Piano – spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – rimarrebbero da consegnare circa 20,9 milioni di dosi, il 27,4% di quelle originariamente previste: anche non considerando il vaccino di CureVac che non ha superato con successo i test clinici, in assenza di ulteriori consegne in settimana, il secondo trimestre chiuderà con oltre 13,6 milioni di dosi in meno. In assenza di ulteriori consegne in settimana il 2 trimestre chiuderà con oltre 13,6 milioni di dosi in meno – spiega ancora presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta “se da un lato nel monitoraggio 23-29 giugno certifica la discesa dei nuovi casi (per la quindicesima settimana consecutiva) e di tutti i parametri dell’epidemia – ma anche un calo del testing superiore al 60% – dall’altro mette in guardia contro la variante delta.

 

in Calabria il 20,7% di over 60 senza alcuna dose

Nella settimana 23-29 giugno, in Calabria, si evidenzia una performance in miglioramento sui casi attualmente positivi al Covid per 100.000 abitanti, 279, con una diminuzione dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente del 41,8%. E’ quanto rileva il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe. Dallo stesso monitoraggio emerge che in Calabria la percentuale di popolazione con ciclo completo di vaccino è pari al 28,9% a cui aggiungere un ulteriore 23,9% solo con prima dose. Riguardo agli over 80 hanno completato il ciclo il 75,4% a cui aggiungere un ulteriore 6,5% con prima dose. Nella fascia di età 70-79 anni è con ciclo completo il 53,2% e un ulteriore 29,1% ha ricevuto la prima dose. La percentuale di popolazione 60-69 anni con ciclo completo è del 44,4% a cui aggiungere un ulteriore 31,2% solo con prima dose. Infine, la percentuale di popolazione over60 che non ha ricevuto nessuna dose di vaccino è pari al 20,7%.

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Occhiuto “norme e paletti sull’assunzione degli specializzandi lasciano poco margine”

La replica di Occhiuto a Anaao Assomed “assumere gli specializzandi non è bere un bicchier d’acqua come qualche sindacalista vorrebbe far credere”

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COSENZA – Continua a far discutere (tra favorevoli e contrari) l’accordo siglato dal Governatore e commissario della sanità in Calabria Roberto Occhiuto sul reclutamento 500 medici cubani. Scelta duramente contestata dalle associazioni dei Medici Anaao Assomed che ha parlato di scelta sconcertante e “fantasia creativa delle Regioni che si illudono di trovare soluzione a problemi strutturali attraverso provvedimenti estemporanei, dal vago sapore elettorale. L’associazione ha criticato soprattutto il fatto che 500 medici specializzandi, con un know-how di conoscenze già integrate nel SSN, sarebbero ben lieti di lavorare stabilmente in Calabria coronando il loro cammino professionale e assicurando una boccata d’ossigeno al sovraccarico di lavoro dei medici calabresi e ponendo fine a situazioni vergognose.

Nel pomeriggio è arrivata la replica di Occhiuto che difende la scelta evidenziando le grandi difficoltà burocratiche che ci sono in Italia .

“Secondo Anaao Assomed e Anaao Giovani in Calabria ci sono ‘oltre 500 medici specializzandi, con un know-how di conoscenze già integrate nel Ssn, che sarebbero ben lieti di lavorare stabilmente’. Ma purtroppo  – spiega Occhiuto – questi giovani non possono essere tutti assunti dalle strutture del sistema sanitario regionale. La nostra Regione, nei mesi scorsi, grazie ad accordi specifici con le Università di Catanzaro, di Messina e di Roma Tor Vergata, ha assunto decine di medici specializzandi del terzo, quarto e quinto anno, ma le maglie abbastanza strette della legislazione vigente non ci permettono di sopperire solo con questi innesti alla carenza di personale dei nostri ospedali. E non è vero che i 500 medici di cui parlano Anaao Assomed e Anaao Giovani sono tutti assumibili, anzi è esattamente il contrario: solo pochi di loro possono essere reclutati”.

“Il decreto Calabria (art. 1, c. 547 ess., I. 145/2018) – spiega ancora Occhiuto -, infatti, ci dà l’opportunità di coinvolgere i nostri giovani, ma il successivo accordo quadro, emanato con D.I. n. 1276 del 10.12.2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale in data 20.04.2022, disegna la cornice all’interno della quale le Regioni possono operare. In particolare gli specializzandi possono essere assunti a partire dal terzo anno solo ed esclusivamente nei presidi sanitari che risultano accreditati come strutture formative collegate per le diverse Scuole di Specializzazione. A tal proposito è necessario che queste strutture posseggano definiti volumi assistenziali. Il collegamento di una Scuola di Specializzazione con le strutture ospedaliere si basa su precisi criteri stabiliti dal DI 402/2017 ed è una scelta delle singole Scuole di Specializzazione. Proprio per questo motivo solo alcune delle strutture del sistema sanitario regionale possono fare parte della rete formativa. E solo queste possono assumere i medici in formazione con contratto a tempo determinato e per un monte orario ridotto (per tanti ospedali è, dunque, impossibile accedere a queste opportunità)”.

“Infine – ma forse è l’aspetto più importante – bisogna rispettare il vincolo disciplinare d’interesse: ad esempio, chi è iscritto alla scuola di igiene deve essere assunto da un Dipartimento di prevenzione, non può trovare impiego nei pronto soccorso o in altri reparti, chi è iscritto alla scuola di cardiologia può lavorare solo in un reparto di cardiologia, e così via. Da come scrive Anaao sembrerebbe, invece, che in Calabria sia presente una flotta di specializzandi da poter assumere nell’immediato e da mandare in qualsiasi reparto di qualunque presidio ospedaliero. Non è così. Insomma, assumere gli specializzandi non è bere un bicchier d’acqua come qualche sindacalista vorrebbe far credere. Ed è anche per questo che abbiamo deciso di firmare l’Accordo di cooperazione con i medici cubani. Ovviamente si tratta di un’intesa emergenziale, e ci auguriamo che il prossimo governo possa intervenire celermente per semplificare il quadro normativo e permetterci nuove e cospicue assunzioni. La Calabria, in questo momento, non ha un problema di deficit, potrebbe assumere subito fino a 2mila medici, ma ha le mani legate”.

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L’allarme – FenealUil Calabria “La salute dei ponti e viadotti non ci lascia tranquilli”

“chiediamo l’avvio di una seria campagna di ripristino e manutenzione di queste opere pubbliche che sembrano cadute nel dimenticatoio”

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COSENZA – “Lo stato di salute dei nostri ponti e dei nostri viadotti non ci lascia tranquilli. Anni di mancata o scarsa manutenzione hanno finito per indebolire strutturalmente queste importanti opere viarie, spesso unico punto di collegamento e passaggio obbligato per i residenti delle aree interne della nostra regione. Da tempo stiamo segnalando questa problematica, da sempre chiediamo l’avvio di una seria campagna di ripristino e manutenzione di queste opere pubbliche che sembrano cadute nel dimenticatoio di una classe dirigente troppo spesso in altre faccende affaccendata”. È quanto afferma in una nota Maria Elena Senese Segretario generale FenealUil Calabria

“E’ necessario, infatti, procedere all’avvio di una seria campagna di manutenzione, ordinaria e straordinaria di ponti e viadotti che, purtroppo, stanno mettendo in risalto i danni i un tempo troppo lungo di incuranza e indifferenza e riduca i rischi per gli automobilisti e ripristini un normale stato di sicurezza infrastrutturale. Alla Regione Calabria – prosegue la Senese – , poi, chiediamo di farsi interlocutrice pressante nei confronti di tutti quegli enti che avrebbero dovuto avere a cuore la manutenzione di queste infrastrutture viarie. Ai vertici della Cittadella regionale, ancora, chiediamo che fine abbia fatto il censimento di queste opere infrastrutturali che, dopo un primo clamore mediatico, pare essere sparito nei cassetti di una burocrazia distratta e insipiente. In Calabria è tempo di fare e non di annunciare. La nostra regione non può attendere, non può finire ingabbiata in una campagna elettorale senza fine, i calabresi pretendono che i loro problemi, dalla manutenzione delle infrastrutture viarie all’erogazione di qualsiasi tipo di servizio, vengano affrontati e risolti”.

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Altro sbarco di migranti in Calabria: in 28, tutti provenienti dal Bangladesh

Con quello di oggi pomeriggio è salito a 40 il numero degli sbarchi che finora si sono verificati nella sola striscia di costa della Locride nel 2022

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ROCCELLA JONICA – Altro sbarco di migranti nel porto di Roccella Jonica. Dopo l’arrivo di martedì scorso di 244 profughi tra cittadini egiziani e siriani e tutti maschi, oggi, a seguito di un’operazione di soccorso in mare compiuta dai militari della Guardia Costiera di Roccella diretta dal tenente di vascello Tommaso D’Arpino, sono giunti 28 migranti, tra cui una donna, tutti provenienti dal Bangladesh.

Prima di essere trasferiti, per motivi di sicurezza viste le condizioni non buone del mare, sulla motovedetta della Guardia costiera, i migranti si trovavano a circa 10 miglia di distanza dalla costa calabrese, al largo di Capo Spartivento, a bordo di una piccola barca alla deriva partita circa 6 giorni fa dalle coste della Libia. Al porto roccellese, su una delle banchine più grandi dello scalo, i 28 profughi, poco dopo lo sbarco, sono stati sottoposti al test del tampone molecolare anticovid e successivamente e temporaneamente sistemati in una tensostruttura gestita dai volontari della Croce Rossa e della Protezione civile.

Con quello di oggi pomeriggio è salito a 40 il numero degli sbarchi che finora si sono verificati nella sola striscia di costa della Locride nel 2022. Dei 40 sbarchi con oltre 8mila arrivi, 33 si sono verificati nel solo porto di Roccella.

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