Pestati perché ha lasciato il fidanzato "ti scuoio e ti taglio la lingua". Lei "un inferno" - QuiCosenza.it
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Pestati perché ha lasciato il fidanzato “ti scuoio e ti taglio la lingua”. Lei “un inferno”

La terribile aggressione con cinture, tubi di ferro, pali di ombrellone e mazze da baseball

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CUTRO (KR) – “Meglio che non ti fai trovare quando ci siamo io e mio fratello è meglio che te ne scappi ti distruggiamo e ti portiamo in ospedale”. È quanto dice in un messaggio vocale inviato sulla chat di instagram Salvatore Oliverio, 23 anni di Cutro, arrestato questa mattina insieme ad altre dieci persone per l’aggressione al padre ed al fratello della sua ex fidanzata. Tra i fermati anche Giovanni Oliverio di  20 anni fratello. Mentre fra le altre nove persone sottoposte agli arresti domiciliari figurano il loro padre, Fedele Oliverio, di 49 anni, ed altri appartenenti allo stesso nucleo familiare. Molti dei quali con precedenti penali. Un aggressione in stile arancia meccanica, interamente ripresa da alcune telecamere di sorveglianza piazzate nella zona. Ma nessuna testimonianza. Le indagini, infatti, sono state rese difficoltose dalla reticenza di alcune persone che avevano assistito all’aggressione. Gli Oliverio, per giunta, avevano anche sporto querela contro le loro vittime sostenendo di essere stati aggrediti da padre e figlio. Ma non sono ancora a conoscenza dell’esistenza dei filmati.  Dalle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Crotone, la vicenda ha origine dal complicato rapporto tra due ragazzi di Cutro che nell’autunno del 2019, quando lei è ancora minorenne e frequentava la scuola, si fidanzano. Da quel momento per la ragazza, come scrive il gip del Tribunale di Crotone Michele Ciociola, “l’idillio amoroso diventa un incubo”.

 

Lei totalmente privata della libertà

I comportamenti del fidanzato, come si legge nell’ordinanza, “hanno privato sostanzialmente la ragazza della libertà“. Il giovane, tra le altre cose, aveva impostato la geolocalizzazione del telefono della ragazza per monitorarne gli spostamenti. “Era un inferno – racconta la giovane ai carabinieri nella denuncia presentata il primo maggio dopo una serie di minacce ed aggressioni verbali giunte a lei ed ai suoi familiari -. Mi aveva vietato di parlare con i maschi ed anche vietato di scambiare messaggi con alcune ragazze. Mi era vietato indossare leggins o altro abbigliamento troppo attillato. Verbalmente era molto violento.

Dovevo stare in casa “solo le troie lavorano”

Mi ha sempre detto che le donne devono stare a casa in quanto solo le troie lavorano. Mi aveva isolato dai miei amici e voleva anche isolarmi dalla mia famiglia”. Dopo l’ultimo litigio, il 23 aprile scorso (scoppiato perché la giovane aveva ricevuto il messaggio di un compagno di scuola che le chiedeva di aiutarlo in un compito), il fidanzamento si rompe. Lui pretende la restituzione dei regali. Anche tra le famiglie volano parole grosse. Il 30 aprile arrivano le minacce al fratello della ragazza: “Il momento che ti devo ammazzare di copanate (botte, ndr) … vengo là e ti scuoio e ti taglio la lingua e alla fine quando ti lascio per terra ti devo prendere con la macchine, ti devo sgommare sulla testa” sono alcuni dei messaggi audio inviati dal ragazzo e dal fratello Giovanni anche lui finito in carcere) sulla chat instagram del fratello della ragazza.

Dalle minacce all’aggressione

Dopo le minacce è arrivata l’aggressione, compiuta in due momenti. Prima, a Steccato di Cutro, viene picchiato il fratello della giovane. Soccorso dal padre il ragazzo torna a Cutro e si dirige con il genitore verso la caserma dei carabinieri. Ed è qui che padre e figlio subiscono la seconda aggressione da parte di un gruppo di persone, con cinture, tubi di ferro, pali di ombrellone e mazze da baseball. Le due vittime riportano trauma cranico e contusioni a spalle, volto e bacino. Tutta la scena è ripresa dalle telecamere di videosorveglianza della stazione dei carabinieri che permettono di riconoscere i protagonisti del raid e di emettere l’ordinanza di arresto.

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Immobile di tre piani in fiamme, vigili del fuoco al lavoro per 4 ore

L’incendio è divampato nel pomeriggio intorno alle 15 e i vigili del fuoco hanno lavorato per quattro ore Chiusa la strada che ospita la palazzina che ha subito ingenti danni

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GROTTERIA (RC) – Un incendio ha interessato nel primo pomeriggio di oggi, nel centro storico di Grotteria, nel reggino, una palazzina di tre piani. L’intervento dei vigili del fuoco di Siderno, intervenuti con cinque unità e due mezzi,  ha evitato che le fiamme si propagassero ai palazzi adiacenti. Il responsabile delle operazioni di soccorso ha disposto tramite il tecnico del Comune e il sindaco la chiusura delle strade adiacenti l’abitazione per il rischio di caduta di materiale e di cornicioni.

Le cause che hanno determinato l’incendio sono in corso d’accertamento. Il terzo piano della palazzina è andato distrutto. Nella palazzina abitava una donna anziana, ultraottantenne, che fortunatamente in questi giorni era ospite della figlia per problemi di salute.

 

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Inchiesta “Coccodrillo”, economia collusa. Chiesto il giudizio per 3 imprenditori

Il mondo dell’economia mescolato a quello della criminalità organizzata. Lo spaccato emerso dall’operazione “Coccodrillo”

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CATANZARO – La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini per 14 persone e chiesto il rito immediato per i principali indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, denominata Coccodrillo sui rapporti di alcuni imprenditori con cosche del reggino e del crotonese.

In particolare la Dda ha chiesto il giudizio immediato per gli imprenditori Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello per una serie di presunte intestazioni fittizie di beni, realizzate attraverso un sistema di società, formalmente intestate a terzi, e tuttavia, secondo l’accusa, controllate e gestite dagli stessi, al fine di sottrarle ad eventuali sequestri. I difensori degli imprenditori hanno chiesto il rito abbreviato. Secondo l’accusa Giuseppe Lobello “pur non facendone parte” avrebbe concorso con la cosca Arena alla quale – è l’ipotesi accusatoria – avrebbe fornito “attraverso condotte attive, un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione e il rafforzamento della capacità organizzativa dell’associazione, con la consapevolezza dei metodi e dei fini dell’associazione stessa.

In particolare, muovendosi quale imprenditore edile titolare e amministratore di fatto delle imprese facenti capo alla famiglia Lobello – Strade Sud, Trivellazioni Speciali, Consorzio Stabile Zeus, Consorzio Stabile Genesi – faceva da intermediario tra i vertici della cosca e taluni imprenditori soggetti a estorsione per lavori nel Catanzarese, raccogliendo i ratei delle estorsioni e consegnandoli alle scadenze prestabilite ai vertici del clan, ciò allo scopo di evitare che la presenza di soggetti riconducibili al clan presso i cantieri potesse tirare l’attenzione delle forze dell’ordine; ottenendo al contempo per il legame stretto con gli Arena una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili su Catanzaro, ovvero la protezione da interferenze estorsive, di altri gruppi criminali, presso i cantieri relativi ai lavori eseguiti e presso l’impianto di calcestruzzo dell’impresa”. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, reati di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, favoreggiamento reale ed estorsione. Le indagini avrebbero evidenziato, oltre al legame mantenuto dalla famiglia Lobello con il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina, anche il rapporto con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto e altre cosche del crotonese, tra cui quella riconducibile a Nicolino Grande Aracri.

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Spirlì riabilita Mussolini e scoppia la polemica “Duce fautore della rivoluzione sociale”

Per il presidente f.f. della Calabria Mussolini è stato il fautore della rivoluzione sociale “una rilettura oggi si può fare”

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COSENZA – ““Ha creato le case popolari, le pensioni, l’assistenza all’infanzia, l’assistenza alle donne, le bonifiche, l’industrializzazione, la grande industria della cinematografia con la costruzione di Cinecittà. Insomma tante e tante cose sono state fatte in quegli anni e io non posso dimenticarlo. Perché sarebbe come dire che dalla Prima Repubblica dobbiamo cancellare tutto perché ci sono state anche le stragi”. Non si sono fatte attendere le reazioni alle parole di Spirlì che, in un’intervista a Klaus Davi, ha riabilitato Mussolini parlando di “condanna assoluta e totale delle leggi razziali e delle guerre coloniali, della seconda Guerra Mondiale e di Salò ma bisogna riconoscere che il Duce è stato soprattutto all’inizio fautore di una rivoluzione sociale. Per la sua parte socialista mi piace dire che andrebbe riletto e nella rilettura dare una valutazione positiva a quello che la merita, poi c’è altro che non la merita. Una rilettura oggi si può fare” ha detto il presidente facente funzione della Regione Calabria, Nino Spirlì, riferendosi a Benito Mussolini.

Fratoianni spero venga cacciato dal centrodestra”

“Immagino che domani Tajani, Meloni e Salvini a Lamezia annunceranno la cacciata dalla loro coalizione per le prossime elezioni regionali di un tale che elogia Mussolini e il regime fascista, infarcendo le sue farneticanti parole di bufale, di falsità storiche, di pregiudizi, di ignoranza”  ha affermato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Se questo non accadrà – conclude Fratoianni – significa che in Italia abbiamo una classe politica di destra che è nostalgica del fascismo, e questa non è una buona cosa per il Paese e neanche per gli elettori democratici di destra del nostro Paese”.

Stumpo  (LeU) “la Calabria merita di meglio

Anche il deputato calabrese di LeU Nico Stumpo attacca Spirlì parlando di superficialità “le affermazioni del candidato del centrodestra alla vicepresidenza della Regione Calabria Nino Spirlì su Mussolini lasciano stupefatti per la superficialità della rilettura storica e il revisionismo. Forse non ricorda bene la storia del nostro Paese ma Mussolini era fascista, e il regime fascista non era quello che descrive. E’ stato un regime autoritario che mandava gli oppositori al confino o in galera e che ha portato il nostro paese ad allearsi con Hitler e i nazisti. Non proprio un benefattore. Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. La Calabria merita di meglio“.

“Spero che i calabresi sapranno rispondere adeguatamente alle provocazioni antistoriche di Nino Spirlì sul fascismo – hainvece  commentato il deputato M5S e presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni – e spero cioè che lo mandino a casa, perché la Calabria non merita tali rappresentanti. Il fascismo e il suo leader Mussolini sono stati causa del dramma peggiore della storia italiana ma c’è ancora qualcuno che per due voti tenta malamente di legittimarli”. “Nino Spirlì vuole una ‘rilettura’ del duce e della ‘sua parte socialista’. Si rilegga allora il discorso di Matteotti e si studi lo squadrismo contro le Camere del lavoro ad esempio. A destra non si arrendono a chiamarlo col suo nome: fascismo” ha commentato su Twitter la deputata del Pd Chiara Gribaudo.

L’Anpi “non una parola per dire che il fascismo è stato dittatura”

Anche l’associazione nazionale dei partigiani, per bocca del suo presidente Gianfranco Pagliarulo., ha criticato duramente le affermazioni di Spirlì “il Presidente della Regione Calabria, nel riciclare la solita tiritera per cui “il fascismo ha fatto anche cose buone”, nella vulgata nera piena di bufale ha omesso soltanto di dire che allora i treni arrivavano in orario” . Non una parola sul fatto che il fascismo è stato una dittatura, che ha negato ogni forma di libertà agli italiani, che ha condannato ad anni e anni di carcere o di confino tanti antifascisti, che ha portato a morte direttamente o per le violenze precedentemente subite i nomi più nobili, da Matteotti, a Gramsci, a Gobetti, ai fratelli Rosselli, a Giovanni Amendola, a cui si ispira la Repubblica di cui è autorevole rappresentante”.

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