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Calabria

Scossa di terremoto in mare davanti alla Costa degli Dei

L’evento sismico è stato registrato stamattina alle 5.09 ed è stato avvertito, seppur in modo lieve, dalla popolazione

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VIBO VALENTIA – Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2 è stata registrata all’alba, alle 5.09 al largo della costa vibonese. Il sisma, secondo quanto comunicato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è stato localizzato ad una profondità di 166 chilometri davanti alla Costa degli Dei, sul litorale tirrenico calabrese.

Tra i comuni maggiormente vicini all’epicentro ci sono quelli di Ricadi e Tropea, distanti circa 20 chilometri dall’area epicentrale in mare. La scossa è stata avvertita in modo lieve dalla popolazione ma non sono stati segnalati danni a persone o cose.

Calabria

Medici del 118 assenti ingiustificati per ‘false malattie’, indagati 41 sanitari

Si sarebbero dati per malati per “ritorsione” nei confronti dell’Asp. La guardia di finanza ha sequestrato anche 46 mila euro

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CATANZARO – La Guardia di finanza coordinata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dall’aggiunto Giulia Pantano e dal pm Graziella Viscomi, ha eseguito un sequestro preventivo per oltre 46 mila euro emesso dal gip nei confronti di 13 medici del servizio di emergenza 118 dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, che si sarebbero assentati illegittimamente dal lavoro durante il primo lockdown attraverso falsi certificati di malattia per 807 ore di assenza ingiustificata.

A segnalare agli inquirenti che numerosi medici, in concomitanza con l’inizio della diffusione del Covid, a marzo 2020, si erano assentati per malattia, con inevitabili ripercussioni sull’efficienza dell’attività di pronto soccors, era stato il dirigente del Servizio 118. Scattata l’indagine denominata “Moliere”, svolta anche con il sequestro dei cellulari degli indagati e l’esame dei messaggi su whatsapp, è stato accertato che le patologie attestate nei certificati erano inesistenti e che numerosi medici compiacenti si erano prestati a diagnosticarle ai colleghi senza alcuna visita ma solo dopo una richiesta telefonica.

Secondo l’accusa, un primo nutrito gruppo di medici si era accordato per compiere un’autentica ritorsione ai danni dell’Asp dopo la sospensione e il recupero di una indennità che era stata riconosciuta per anni anche in corrispondenza delle ferie. I medici del 118, sostiene l’accusa, avevano creato un apposito gruppo di whatsapp, dove si scambiavano messaggi che inducevano alla protesta nella speranza del ripristino dell’indennità. Alcuni sanitari, invece, si sarebbero assentati dal lavoro per timore di contrarre il Covid. Alcuni medici hanno continuato ad esercitare l’attività professionale privata. Allo stato sono 41 i medici indagati per truffa e/o falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

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Stop chirurgia oculistica, Calabria indietro. 5mila pazienti in lista d’attesa

È la denuncia del chirurgo oculista Giovanni Tedesco, professionista in forze alla sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti

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COSENZA – Con il ridimensionamento del budget per le prestazioni chirurgiche oculistiche, imposto per circa il 55% (2 milioni e mezzo di euro in meno rispetto al 2020), la Calabria ha fatto 100 passi indietro. Di fatto è stata incentivata la migrazione sanitaria. Strutture private convenzionate che fino ad oggi presentavano liste d’attesa vicine allo zero, hanno già accumulato un elenco di prenotazioni notevole, destinato ad allungarsi di giorno in giorno e che difficilmente a gennaio 2022, potranno essere recuperati in tempi celeri. Al momento si parla già di 5000 pazienti in tutta la Calabria.

È la denuncia del chirurgo oculista Giovanni Tedesco, professionista in forze alla sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti sottolineando come questi tagli, di cui non si conoscono le motivazioni, rappresentino per la sanità territoriale e calabrese un autentico autogol dagli effetti boomerang: il paziente che necessita di essere operato con un urgenza si sarà spostato fuori regione, con una spesa extraregionale che supera quella che si sarebbe potuta contenere sul territorio regionale.

“Servono strutture per contrastare i viaggi della speranza”

Al Sacro Cuore nel 2020, nel clou della pandemia, in un regime di massima sicurezza e prevenzione, senza arrestare la corsa, sono stati effettuati tremila interventi, se non per l’intera regione, sicuramente per la provincia cosentina. Sono questi – spiega il chirurgo – numeri importanti che fanno capire quanto può essere fondamentale per la Calabria avere delle strutture che contribuiscono a contrastare i cosiddetti viaggi della speranza, oggi impensabili con i livelli che siamo riusciti a raggiungere.

Dalle maculopatie alla cataratta, gli interventi più richiesti, dalle iniezioni intravitreali alla secchezza oculare, fino al distacco di retina. Tra questi interventi ce ne sono alcuni che hanno il carattere di urgenza. Chi si sente rispondere che potrà essere curato tra 10 o 12 mesi è chiaro che si rivolgerà altrove per non rischiare di avere conseguenze irreversibili.

Questa situazione cozza anche con la cultura della prevenzione che piano piano sta crescendo tanto nelle famiglie per i bambini, quanto nei giovani, negli adulti e nelle persone anziane che spesso non ricorrono allo specialista ma si rivolgono al medico curante perché avvertono la sensazione di vedere una mosca volante (possibile rottura retinica che va diagnosticata in pochi giorni) o hanno gli occhi rossi e ricevono come indicazione, l’utilizzo di un collirio. Il glaucoma è tra le altre patologie silenti, che portano alla cecità che non vanno trascurate.

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Calabria

Estorsioni e progetti di omicidi, le riunioni della cosca nell’agenzia di assicurazioni

Due presunti affiliati alla cosca Serraino sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso

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REGGIO CALABRIA  – Due persone sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso in esecuzione di un’ordinanza del gip Francesco Campagna su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti della Dda Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Paola D’Ambrosio e Diego Capece Minutolo. In carcere sono finiti Francesco Doldo, di 38 anni, e Domenico Russo (22).

L’indagine costituisce la prosecuzione delle operazioni “Pedigree” e “Pedigree 2” eseguite rispettivamente il 9 luglio e 15 ottobre 2020 e che hanno permesso alla Dda di Reggio di disarticolare la cosca Serraino operante nei quartieri di San Sperato, nelle frazioni Arangea e Gallina, nonché nel comune di Cardeto e nelle aree aspromontane della provincia di reggina. I due arrestati, secondo l’accusa, facevano parte del clan guidato dal boss Maurizio Cortese, oggi collaboratore di giustizia. Una scelta, quella di quest’ultimo, fatta anche da altri affiliati. Le loro dichiarazioni sono state utilizzate contro Doldo e Russo consentendo ai pm di acquisire un grave quadro indiziario a carico dei due.

Progetti omicidiari ed estorsioni nelle riunioni di ‘ndrangheta

In particolare, Doldo, pur non essendo stato formalmente battezzato, è ritenuto di fatto un accoscato e avrebbe fornito al sodalizio un contributo rendendosi disponibile per custodire armi e mettendo a disposizione gli uffici della propria agenzia di assicurazioni per riunioni di ‘ndrangheta in cui sarebbero state assunte decisioni sulle estorsioni e paventati progetti omicidiari ai danni di un esponente della cosca ritenuto avere rapporti ambigui con esponenti delle forze dell’ordine.

Sarebbe anche emerso un rapporto di stretta sinergia solidaristica tra Doldo e Francesco Russo detto “u scazzu”, capo locale della cosca Serraino sino al suo arresto nell’ottobre 2020, e padre dell’altro indagato Domenico Russo, accusato di aver partecipato a riti di affiliazione e di occuparsi di estorsioni e atti intimidatori oltre che di intrattenere i rapporti con altri esponenti di ‘ndrangheta. Sarebbe stato Doldo, infine, ad attivarsi per individuare un’auto per i familiari di Russo, nel frattempo arrestato nell’operazione “Pedigree 2”, e per cercare somme di denaro per il pagamento delle spese legali.

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