'Ndrangheta, rientra in Italia il latitante Romeo dopo la cattura. Era ricercato dal 2018 - QuiCosenza.it
Ritrovaci sui social

Calabria

‘Ndrangheta, rientra in Italia il latitante Romeo dopo la cattura. Era ricercato dal 2018

Il pericoloso criminale di San Luca era stato arrestato a Barcellona l’11 marzo scorso, sulla base di un mandato di arresto europeo

Avatar

Pubblicato

il

ROMA – É rientrato dalla Spagna ed è arrivato allo scalo aeroportuale di Roma Fiumicino il latitante di ‘ndrangheta Giuseppe Romeo, classe 1986, scortato da personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Il pericoloso criminale di San Luca (Rc) era stato arrestato a Barcellona l’11 marzo scorso, sulla base di un mandato di arresto europeo.

Chi è il latitante Giuseppe Romeo

Romeo, conosciuto con i soprannomi “u pacciu”, “maluferru” o “u nanu”, figlio di Antonio detto “centocapelli”, aveva il ruolo di promotore, organizzatore e finanziatore dei traffici di cocaina in Europa e, stabilita la propria dimora in Germania, faceva spola fra la Calabria, la Lombardia e l’Europa nord-occidentale per stringere accordi con i fornitori e con alcuni intermediari in Belgio, Olanda e Germania. Colpito da due ordinanze di custodia cautelare in carcere, Romeo è destinatario di un decreto di sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta “European ‘Ndrangheta Connection” e il 3 novembre 2020 è stato condannato dal Gup di Reggio Calabria a 20 anni di reclusione per la partecipazione, con ruolo di rilievo, ad un’associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale, detenzione di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori ed auto-riciclaggio.

É stato inoltre condannato in primo grado anche per aver intestato fittiziamente le proprie quote del bar – gelateria “Cafè La Piazza” di Bruggen in Germania – sequestrato nel corso della medesima operazione “European ‘Ndrangheta Connection”, ad altri soggetti imputati nella stessa inchiesta, nonché per auto-riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti nell’esercizio commerciale tedesco.

Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta fondamentale nella cattura 

Il rientro in Italia di Romeo è frutto di un’intensa collaborazione tra le forze di polizia italiane e spagnole, favorita dall’attività di cooperazione internazionale del Progetto I Can. Gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e dello Sco, coordinati dal Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e dai Sostituti Procuratori Simona Ferraiuolo e Alessandro Moffa, hanno fornito ai colleghi spagnoli elementi importanti sulla sua presenza nella penisola iberica, dopo che era riuscito a sottrarsi all’esecuzione dell’ operazione internazionale “European ‘Ndrangheta Connection” eseguita il 5 dicembre 2018 da una Squadra Investigativa composta da diverse Forze di Polizia italiane – Polizia di Stato e Guardia di Finanza ed europee (Bka tedesco, Fiod olandese e Polizia Belga), con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, della Procura di Duisburg (D), dell’autorità Giudiziaria Olandese, di Eurojust e di Europol.

Romeo è stato arrestato a Barcellona l’11 marzo scorso, sulla base di un mandato di arresto europeo, dall’Equipo Operativo della Guardia Civil spagnola, nell’ambito di un’operazione di polizia resa possibile dalla cooperazione fornita dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, sotto l’egida della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri.

La cattura e il rientro in Italia del latitante – fanno notare le forze di polizia – rappresenta un importante risultato del progetto I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) contro la ‘ndrangheta, promosso dall’Italia insieme ad Interpol, che coinvolge Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e le forze di polizia di altri 10 Paesi del mondo (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Svizzera, Uruguay, USA)

Calabria

Immobile di tre piani in fiamme, vigili del fuoco al lavoro per 4 ore

L’incendio è divampato nel pomeriggio intorno alle 15 e i vigili del fuoco hanno lavorato per quattro ore Chiusa la strada che ospita la palazzina che ha subito ingenti danni

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

GROTTERIA (RC) – Un incendio ha interessato nel primo pomeriggio di oggi, nel centro storico di Grotteria, nel reggino, una palazzina di tre piani. L’intervento dei vigili del fuoco di Siderno, intervenuti con cinque unità e due mezzi,  ha evitato che le fiamme si propagassero ai palazzi adiacenti. Il responsabile delle operazioni di soccorso ha disposto tramite il tecnico del Comune e il sindaco la chiusura delle strade adiacenti l’abitazione per il rischio di caduta di materiale e di cornicioni.

Le cause che hanno determinato l’incendio sono in corso d’accertamento. Il terzo piano della palazzina è andato distrutto. Nella palazzina abitava una donna anziana, ultraottantenne, che fortunatamente in questi giorni era ospite della figlia per problemi di salute.

 

Continua a leggere

Calabria

Inchiesta “Coccodrillo”, economia collusa. Chiesto il giudizio per 3 imprenditori

Il mondo dell’economia mescolato a quello della criminalità organizzata. Lo spaccato emerso dall’operazione “Coccodrillo”

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

CATANZARO – La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini per 14 persone e chiesto il rito immediato per i principali indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, denominata Coccodrillo sui rapporti di alcuni imprenditori con cosche del reggino e del crotonese.

In particolare la Dda ha chiesto il giudizio immediato per gli imprenditori Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello per una serie di presunte intestazioni fittizie di beni, realizzate attraverso un sistema di società, formalmente intestate a terzi, e tuttavia, secondo l’accusa, controllate e gestite dagli stessi, al fine di sottrarle ad eventuali sequestri. I difensori degli imprenditori hanno chiesto il rito abbreviato. Secondo l’accusa Giuseppe Lobello “pur non facendone parte” avrebbe concorso con la cosca Arena alla quale – è l’ipotesi accusatoria – avrebbe fornito “attraverso condotte attive, un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione e il rafforzamento della capacità organizzativa dell’associazione, con la consapevolezza dei metodi e dei fini dell’associazione stessa.

In particolare, muovendosi quale imprenditore edile titolare e amministratore di fatto delle imprese facenti capo alla famiglia Lobello – Strade Sud, Trivellazioni Speciali, Consorzio Stabile Zeus, Consorzio Stabile Genesi – faceva da intermediario tra i vertici della cosca e taluni imprenditori soggetti a estorsione per lavori nel Catanzarese, raccogliendo i ratei delle estorsioni e consegnandoli alle scadenze prestabilite ai vertici del clan, ciò allo scopo di evitare che la presenza di soggetti riconducibili al clan presso i cantieri potesse tirare l’attenzione delle forze dell’ordine; ottenendo al contempo per il legame stretto con gli Arena una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili su Catanzaro, ovvero la protezione da interferenze estorsive, di altri gruppi criminali, presso i cantieri relativi ai lavori eseguiti e presso l’impianto di calcestruzzo dell’impresa”. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, reati di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, favoreggiamento reale ed estorsione. Le indagini avrebbero evidenziato, oltre al legame mantenuto dalla famiglia Lobello con il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina, anche il rapporto con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto e altre cosche del crotonese, tra cui quella riconducibile a Nicolino Grande Aracri.

Continua a leggere

Calabria

Spirlì riabilita Mussolini e scoppia la polemica “Duce fautore della rivoluzione sociale”

Per il presidente f.f. della Calabria Mussolini è stato il fautore della rivoluzione sociale “una rilettura oggi si può fare”

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

COSENZA – ““Ha creato le case popolari, le pensioni, l’assistenza all’infanzia, l’assistenza alle donne, le bonifiche, l’industrializzazione, la grande industria della cinematografia con la costruzione di Cinecittà. Insomma tante e tante cose sono state fatte in quegli anni e io non posso dimenticarlo. Perché sarebbe come dire che dalla Prima Repubblica dobbiamo cancellare tutto perché ci sono state anche le stragi”. Non si sono fatte attendere le reazioni alle parole di Spirlì che, in un’intervista a Klaus Davi, ha riabilitato Mussolini parlando di “condanna assoluta e totale delle leggi razziali e delle guerre coloniali, della seconda Guerra Mondiale e di Salò ma bisogna riconoscere che il Duce è stato soprattutto all’inizio fautore di una rivoluzione sociale. Per la sua parte socialista mi piace dire che andrebbe riletto e nella rilettura dare una valutazione positiva a quello che la merita, poi c’è altro che non la merita. Una rilettura oggi si può fare” ha detto il presidente facente funzione della Regione Calabria, Nino Spirlì, riferendosi a Benito Mussolini.

Fratoianni spero venga cacciato dal centrodestra”

“Immagino che domani Tajani, Meloni e Salvini a Lamezia annunceranno la cacciata dalla loro coalizione per le prossime elezioni regionali di un tale che elogia Mussolini e il regime fascista, infarcendo le sue farneticanti parole di bufale, di falsità storiche, di pregiudizi, di ignoranza”  ha affermato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Se questo non accadrà – conclude Fratoianni – significa che in Italia abbiamo una classe politica di destra che è nostalgica del fascismo, e questa non è una buona cosa per il Paese e neanche per gli elettori democratici di destra del nostro Paese”.

Stumpo  (LeU) “la Calabria merita di meglio

Anche il deputato calabrese di LeU Nico Stumpo attacca Spirlì parlando di superficialità “le affermazioni del candidato del centrodestra alla vicepresidenza della Regione Calabria Nino Spirlì su Mussolini lasciano stupefatti per la superficialità della rilettura storica e il revisionismo. Forse non ricorda bene la storia del nostro Paese ma Mussolini era fascista, e il regime fascista non era quello che descrive. E’ stato un regime autoritario che mandava gli oppositori al confino o in galera e che ha portato il nostro paese ad allearsi con Hitler e i nazisti. Non proprio un benefattore. Il fascismo non è un’opinione, è un crimine. La Calabria merita di meglio“.

“Spero che i calabresi sapranno rispondere adeguatamente alle provocazioni antistoriche di Nino Spirlì sul fascismo – hainvece  commentato il deputato M5S e presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni – e spero cioè che lo mandino a casa, perché la Calabria non merita tali rappresentanti. Il fascismo e il suo leader Mussolini sono stati causa del dramma peggiore della storia italiana ma c’è ancora qualcuno che per due voti tenta malamente di legittimarli”. “Nino Spirlì vuole una ‘rilettura’ del duce e della ‘sua parte socialista’. Si rilegga allora il discorso di Matteotti e si studi lo squadrismo contro le Camere del lavoro ad esempio. A destra non si arrendono a chiamarlo col suo nome: fascismo” ha commentato su Twitter la deputata del Pd Chiara Gribaudo.

L’Anpi “non una parola per dire che il fascismo è stato dittatura”

Anche l’associazione nazionale dei partigiani, per bocca del suo presidente Gianfranco Pagliarulo., ha criticato duramente le affermazioni di Spirlì “il Presidente della Regione Calabria, nel riciclare la solita tiritera per cui “il fascismo ha fatto anche cose buone”, nella vulgata nera piena di bufale ha omesso soltanto di dire che allora i treni arrivavano in orario” . Non una parola sul fatto che il fascismo è stato una dittatura, che ha negato ogni forma di libertà agli italiani, che ha condannato ad anni e anni di carcere o di confino tanti antifascisti, che ha portato a morte direttamente o per le violenze precedentemente subite i nomi più nobili, da Matteotti, a Gramsci, a Gobetti, ai fratelli Rosselli, a Giovanni Amendola, a cui si ispira la Repubblica di cui è autorevole rappresentante”.

Continua a leggere

Di tendenza