La Diga del Menta ottiene il collaudo finale. L'evento celebrato con un video - QuiCosenza.it
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REGGIO CALABRIA – La diga del Menta ha superato tutte le verifiche tecniche-funzionali disposte dalla Commissione di collaudo e ha ottenuto il collaudo finale dal  Ministero delle Infrastrutture, della Mobilità Sostenibili. L’importante traguardo è stato celebrato oggi dai Commissari della Sorical, avvocati Mario Ferri e Cataldo Calabretta, con un evento web organizzato da Sorical, la Regione, rappresentata dall’assessore all’Ambiente Sergio De Caprio, dal Ministero delle Infrastrutture Mobilità Sostenibili. Folta la delegazione istituzionale del Ministero guidata dal commissario Angela Catalano, dirigente della Direzione generale Dighe e Infrastrutture Dighe e composta dall’ing Vincenzo Chieppa -dirigente Div 4 coordinamento istruttorie progetti e vigilanza lavori; ing Francesco Santoro – dirigente divisione 5 Controllo dighe in eservizio; l’ing Calogero Morreale – dirigente dell’ufficio tecnico Dighe di Palermo, l’ing Sergio Sicoli – responsabile Ufficio Tecnico per le Dighe sezione di Cosenza; l’ing Stefano Mazzolani – responsabile Divisione 6 Strutture e Geotecnica.

“La gestione della diga del Menta – sottolineato la dirigente del ministero, Angela Catalano, commissario di tutti gli interventi sulle Infrastrutture idriche – è il classico esempio di come le cose debbano funzionare, gestore, ministero e mondo accademico. Bisogna raccontare quello che facciamo nel controllo delle infrastrutture”.

Nel corso dell’iniziativa sostate ricordate i tecnici che hanno lavorato alla diga e che non ci sono più, principalmente l’ing Domenico Barrile, dirigente della Regione Calabria, scomparso di recente, che in modo determinate ha contribuito alla realizzazione della diga.

La diga del Menta tra le grandi opere della Calabria

La diga del Menta, costruita in materiali sciolti, lunga 450 metri, alta 90 metri con volume di invaso di 19 milioni di metri cubi d’acqua, rientra tra le grandi opere idropotabili della Calabria, costruita nel cuore dell’Aspromonte, in un’area incontaminata e interessata da abbondanti piogge è nata per soddisfare il fabbisogno idrico della città di Reggio Calabria. Inserito nel piano di sviluppo infrastrutturale delle Cassa per il Mezzogiorno, l’iter per la progettazione risale al 1968, solo nel 1978 è stato presentato il progetto di massima e  nel 1985 sono iniziati aperti i cantieri.

Dopo 15 anni, nel 2000, lo sbarramento è stato completato, il cantiere per 4 mesi ogni anno è stato fermato per le impervie condizioni meteo. Nel 2006 Sorical subentra alla Regione per il completamento delle opere di derivazione, condotte e impianto di potabilizzazione. “Di questa diga sapevamo poco – ha detto l’ing Sergio De Marco, Sorical ha raccolto e riordinato criticamente le informazioni e implementato la rete di controllo, creando le condizioni affinché ci fosse il riempimento del lago, prime che venissero realizzate le opere a valle, sull’utilizzo ai fini idropotabili.” Solo con la costruzione della galleria di derivazione e delle opere di presa è stato possibile invasare il lago e procedere all’avvio della fase sperimentale. Nel 2017 il completamento dell’opera. A novembre 2018 l’inizio dell’utilizzo idropotabile per la città di Reggio Calabria.

“La fase degli invasi sperimentali, che comunque non preclude in alcun modo la possibilità di poter utilizzare la risorsa idrica, – ha ricordato Andrea Fiorino, Responsabile del Settore Dighe della Sorical – prevede il riempimento dell’invaso per step successivi autorizzati man mano dal Ministero a seguito della verifica di regolare comportamento dell’opera di sbarramento e, ovviamente, influenzato dalla quantità di piogge.”

Attività di monitoraggio dal 2010

Per giungere al collaudo finale, le attività di monitoraggio sono iniziate nel 2010 con l’avvio del riempimento parziale dell’invaso.  Verifiche tecniche con una centralina e successive autorizzazioni hanno consentito il raggiungimento della quota di massima regolazione, avvenuta con le abbondanti piogge nell’autunno del 2018. “Il comportamento della diga – spiega l’ing Fiorino – viene effettuato attraverso un costante monitoraggio del sistema di controllo: 65 strumenti di misura, manuali e automatici, convogliati da centraline elettroniche le cui informazioni confluiscono ad un server centrale. (ricostruzione dello sbarramento in 3D con i sensori e centraline.

I dati vengono elaborati ed analizzati dai tecnici della Sorical e mensilmente trasmessi al ministero delle Infrastrutture. Ogni sei mesi, a cura del responsabile Dighe della Sorical, previa asseverazione, la Direzione Generale Dighe del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti riceve i report di analisi.

Nel 2018, di iniziativa della Sorical, la diga è stato oggetto di studio sul comportamento sismico di 12 tra le più grandi società di ingegneria società al mondo. Il 10 settembre del 2019, al Politecnico di Milano, su iniziativa di Icold, in una sezione plenaria a cura di Itcold sono stati illustrati alla comunità scientifica internazionale il risultati dello studio.

Calabretta: “formeremo nuovi esperti del servizio idrico”

Per il commissario della Sorical, Cataldo Calabretta, “La diga del Menta è un patrimonio infrastrutturale che Sorical consegna alle future generazioni. Con il collaudo finale le competenze acquisite da Sorical nel campo della gestione delle dighe sono comprovate. Delle 24 dighe calabresi, tante aspettano ancora di essere collaudate. La Regione deve impegnarsi al riordino del settore idrico sia idropotabile che agricolo e per farlo Sorical mette a disposizione le professionalità che in questi anni si sono formate sul campo.  Questa azienda nei prossimi anni dovrà essere una palestra per formare nuovi ingegneri, geometri ed esperti del servizio idrico. Una nuova generazione di tecnici per valorizzare il patrimonio infrastrutturale della Calabria.”

 

Calabria

Calano ancora ricoveri e contagi, +193 nuovi casi in Calabria. 4 i decessi

Calano anche in provincia di Cosenza con 68 nuovi positivi. Lieve aumento di tamponi: ne sono stati processati 3.641

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CATANZARO – Calano ancora i contagi in Calabria con +193 nuovi positivi (ieri erano +253) accertati oggi nel bollettino diramato dal dipartimento salute della Regione, con un lieve aumento di tamponi processati, sia molecolato che antigenici: ne sono stati processati 3.641 (ieri erano 3.372). 4 i decessi registrati nelle ultime 24 ore. Per il quarto giorno consecutivo calano i ricoveri, con una discesa in area medica (-2).

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 759.389 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 824.238 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test). Le persone risultate positive al Coronavirus sono 64.408 (+193 rispetto a ieri), quelle negative 694.981.

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 68, Catanzaro 42, Crotone 32, Vibo Valentia 17, Reggio Calabria 34.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

Cosenza: CASI ATTIVI 7.411 (95 in reparto Azienda ospedaliera di Cosenza; 33 in reparto al presidio di Rossano; 0 ricoveri in terapia intensiva a Rossano; 11 al presidio ospedaliero di Acri; 10 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’ospedale da Campo; 9 in terapia intensiva, 7.248 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 14.194 (13.694 guariti, 500 deceduti).

Catanzaro: CASI ATTIVI 1.803 (37 in reparto all’Azienda ospedaliera di Catanzaro; 8 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 11 in reparto all’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini; 8 in terapia intensiva; 1.739 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 7.662 (7.532 guariti, 130 deceduti).

Crotone: CASI ATTIVI 764 (27 in reparto; 737 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 5.310 (5223 guariti, 87 deceduti).

Vibo Valentia: CASI ATTIVI 343 (19 ricoverati, 324 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.871 (4785 guariti, 86 deceduti).

Reggio Calabria: CASI ATTIVI 1.962 (94 in reparto all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; 22 in reparto al presidio ospedaliero di Gioia Tauro; 8 in terapia intensiva; 8 ricoveri in reparto al presidio ospedaliero di Melito; 1.830 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 19.694 (19.388 guariti, 306 deceduti).

Altra Regione o stato estero: CASI ATTIVI 51 (51 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 343 (343 guariti).

 

 

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Calabria

‘Ndrangheta, le cosche “prendevano carabinieri e poliziotti e se li crescevano”

Le rivelazioni del boss Maurizio Cortese, l’ex reggente della cosca Serraino che nei mesi scorsi ha scelto di collaborare con la giustizia

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REGGIO CALABRIA – Le famiglie mafiose “prendevano i carabinieri o i poliziotti e se li crescevano”. È la frase del boss Maurizio Cortese, l’ex reggente della cosca Serraino che nei mesi scorsi ha scelto di collaborare con la giustizia.

“Prendevano un carabiniere gli facevano fare dei ritrovamenti”

Al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Stefano Musolino, il pentito Cortese ha descritto la figura di Mimmo Morabito, uno degli imputati del processo “Pedigree”. Parlando di lui, l’ex boss non ha dubbi e infatti, già nel verbale del 25 agosto scorso, al procuratore Giovanni Bombardieri e al pm Musolino ha detto: “è massone Mimmo. Ho visto il libretto io, ho visto il libretto io, avete capito?”. “In ogni famiglia avevano determinate persone. – è quanto riporta l’interrogatorio del 28 settembre 2020 – determinate persone come Morabito, anzi pure peggio, cioè che praticamente avevano questi rapporti con le forze dell’ordine. Praticamente prendevano i carabinieri o i poliziotti e se li crescevano. Li facevano crescere loro”.

Il pentito Maurizio Cortese ha spiegato a verbale anche come: “allora prendevano, prendevano un carabiniere così no e magari gli facevano fare dei ritrovamenti, gli facevano fare per dire cioè… a me avete visto chi mi ha preso Dottore? Dei carabinieri quei ragazzini là, quei dementi ragazzini. A me mi doveva prendere Maugeri, invece hanno fatto, la mia cattura gliel’hanno fare a questi… proprio ragazzini”. A dimostrazione dei rapporti con le forze dell’ordine, Cortese ha parlato di Sebi Vecchio, l’ex assessore comunale di Reggio Calabria e poliziotto, arrestato a ottobre e oggi collaboratore di giustizia: “quando ero latitante, avevo degli accordi lavorativi con Sebi Vecchio. Io dovevo dormire con sette cuscini”.

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Calabria

Smantellata rete di spaccio, 2 arresti e 9 indagati. Sequestrati 10 chili di ‘marijuana’

I provvedimenti sono un prosieguo dell’inchiesta “Ligea”, condotta tra il maggio 2017 e l’agosto 2019, tra il catanzarese e il vibonese

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MAIDA (CZ) – Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nel basso comprensorio lametino. Con queste accuse i carabinieri della Compagnia di Girifalco, supportati da una squadra operativa e una unità cinofila dello squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno posto agli arresti domiciliari un trentenne ed un trentatreenne di Maida ai quali hanno notificato un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica Dda.

Alti 9 indagati nell’inchiesta ‘Ligea’

Nell’ambito della stessa inchiesta, i carabinieri, hanno anche notificato avvisi di garanzia nei confronti di altre nove persone, considerate a vario titolo responsabili, anche in concorso, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana, cocaina e hashish, tra i comuni di Maida, San Pietro a Maida, Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, e Filadelfia, nel Vibonese. I provvedimenti sono un prosieguo dell’inchiesta “Ligea”, condotta tra il maggio 2017 e l’agosto 2019 dal Norm – aliquota operativa della Compagnia di Girifalco e coordinata dalle Procure della Repubblica di Lamezia Terme e Catanzaro – Dda.

Le indagini, svolte con attività tecniche e tradizionali, hanno permesso di smantellare una rete di spaccio di stupefacenti tra la Piana di Lamezia e i comuni sulle colline a ridosso delle Preserre, con l’arresto di 10 persone ed il sequestro di circa 10 chili di marijuana.

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