Riportato a casa perchè mancano posti letto, soccorso dal sindaco. "Storia di ordinaria follia" - QuiCosenza.it
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Calabria

Riportato a casa perchè mancano posti letto, soccorso dal sindaco. “Storia di ordinaria follia”

L’uomo, positivo la covid, dopo diverse ore in cerca di un posto letto, alle 4 del mattino è stati riportato a casa dove ha chiamato i carabinieri

Marco Garofalo

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SOVERATO (CZ) – Un uomo con forti dolori alle articolazioni è stato portato da un’ambulanza in ospedale da dove, essendo risultato positivo al Covid e non trovando posti letto, è stato fatto riaccompagnare a casa dove è rimasto solo per ore, impossibilitato a muoversi e senza niente da mangiare, fino a quando non è riuscito a chiamare i carabinieri e solo dopo altre cinque ore è stato portato in ospedale. A riferire l’incredibile storia è il sindaco di Soverato Ernesto Alecci, intervenuto a casa dell’uomo, sulla sua pagina Facebook parlando di “storia di ordinaria follia”.

Alecci è stato contattato dai carabinieri e ha chiamato l’uomo che gli ha raccontato che ieri pomeriggio aveva chiamato il 118 perché era “paralizzato a letto dal dolore. L’ambulanza lo preleva e lo porta a Lamezia dove gli fanno un tampone. Purtroppo risulta positivo e quindi dopo diverse ore in cerca, senza successo, di un posto letto, alle 4 del mattino lo riportano a casa e lo rimettono a letto con un catetere, solo e senza assistenza. Mi dice – racconta Alecci – che non mangia da 2 giorni e che si sente male”. Alecci ha chiamato i medici Usca di Soverato e dopo avere fatto la spesa è andato a casa dell’uomo dove entra con le chiavi fornite da un parente. I medici, racconta Alecci, “lo cambiano e sostituiscono il catetere. Non sono però attrezzati alle cure domiciliari. I sanitari Usca possono intervenire solo sui positivi ma non per altre patologie. Allora chiamo il servizio assistenza domiciliare sanitaria ma mi dicono che per i casi positivi al Covid non possono intervenire”. “Insomma – scrive tutto in maiuscolo Alecci – l’assistenza domiciliare non interviene per i positivi al Covid e l’Usca interviene per i positivi al Covid ma solo per i sintomi da Covid e non per altre patologie”.

L’uomo, intanto, può deglutire ed ha dolori forti. “Ci dice – racconta Alecci – di aver avuto una emorragia digestiva dovuta all’abuso di antidolorifici presi nei giorni precedenti. Chiamo il 118 per un ricovero ma mi dicono che siccome la saturazione è buona non possono intervenire perché i posti letto sono pochi ed occupati. I sanitari Usca (molto scrupolosi ed attenti) provano a fare il possibile ma la situazione non migliora. Richiamo il 118. Arriva l’ambulanza, medico ed infermieri molto bravi e scrupolosi, iniziano le cure nel tentativo di poter mettere il paziente in grado di seguire la terapia in casa. Dopo mezz’ora anche loro si accorgono che la situazione è più complicata del previsto ed alle 16.20 finalmente viene portato in ambulanza”. “Rimango a guardare l’ambulanza andare via – scrive Alecci – dopo quasi 4 ore e mezza di stress, ansia e nervosismo. Mi rimangono in mano le chiavi di casa del signore e tanto sdegno, amarezza e rabbia. I sanitari dell’Usca salutandomi mi dicono che quelle che hanno usato sono le ultime mascherine e gli dico che in settimana proverò a procurarne per donargliele”. “Ancora – conclude Alecci – sento parlare di nomine, commissari, grandi scienziati e supereroi. Sui social chi parla dei grandi sistemi, della politica del rinnovamento, dei partiti e dei movimenti. Intanto la gente muore ed i posti letto dopo un anno ancora mancano. Vergogna!!! Noi calabresi, tutti, dobbiamo solo vergognarci per come abbiamo ridotto la nostra regione“.

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Minivan precipita in una scarpata, feriti 6 operai e tecnici. Due sono calabresi

Il pick up avrebbe affrontato una salita ripida perdendo poi aderenza dopo una frenata a causa della presenza del fango

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AREZZO – Dovevano effettuare un sopralluogo al cantiere, sono precipitati con un minivan in una scarpata alta circa sei metri. L’incidente è accaduto a Rofelle, nel comune di Badia Tedalda in provincia di Arezza, in una zona impervia. Sei le persone – cinque quelle a bordo del veicolo, una era sulla strada ed è caduta per prestare soccorso – portate poi in ospedale: si tratta di quattro operai e di due “visitatori speciali”, ovvero tecnici, di un metanodotto in costruzione al confine tra Toscana e Emilia Romagna. Quattro dei feriti sono stati portati in ospedale in codice rosso. Gli operai, secondo quanto spiegato dai carabinieri, lavorano per conto della ditta Salps di Udine che ha in appalto il tratto di metanodotto che la Snam sta realizzando tra le province di Arezzo e Rimini: l’impianto collega quest’ultima città a Sansepolcro per un totale di 74 chilometri e il cantiere a cui i feriti lavorano è al valico di Viamaggio, nel comune di Badia Tedalda. Per due dei feriti non è stata fornita età e residenza, gli altri hanno tra i 29 e i 51 anni; due, originari della Calabria, sono residenti a Livorno, un altro è palermitano, un egiziano 36enne, che vive a Badia Tedalda, il conducente del minivan.

Secondo quanto ricostruito dai militari della compagnia di Sansepolcro, intervenuti insieme ai sanitari e ai vigili del fuoco che hanno operato con ambulanze e pompieri inviati anche dall’Emilia Romagna, il pick up con a bordo tre operai e i due tecnici che dovevano visionare i lavori al metanodotto, mentre procedeva lungo una stretta strada sterrata che conduce al cantiere, avrebbe affrontato una salita ripida perdendo poi aderenza dopo una frenata a causa della presenza del fango poco prima di una curva. Il mezzo avrebbe quindi proceduto all’indietro per circa 27 metri prima di precipitare nella scarpata e finire sul greto di un torrente, ai piedi di una cascata. La dinamica esatta è tuttavia ancora in corso di valutazione. Un altro operaio, che si trovava sulla strada, ha assistito alla scena, si è subito calato per prestare soccorso, ma è scivolato, ferendosi a sua volta. Operai e tecnici sono stati subito soccorsi e trasportati in vari ospedali. I quattro più gravi, con l’elicottero dei vigili del fuoco e con quello del 118, sono stati trasferiti due all’ospedale di Siena, in prognosi riservata, gli altri due al San Donato di Arezzo, in codice rosso, con politraumi. Una quinta persona è stato portata all’ospedale di Sansepolcro, con lesioni minori mentre per un sesto ferito, dopo le prime cure, non è stato necessario il ricovero. I primi soccorritori arrivati sul posto sono stati i vigili del fuoco calati dall’elicottero Drago di Arezzo che hanno provveduto prima a creare una zona di sicurezza per il mezzo, rimasto in bilico, poi a estrarre una persona e prestare i primi aiuti agli altri feriti, successivamente imbracati e trasportati con il verricello sull’elicottero per poi essere affidati al 118.

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“In Calabria le infiltrazioni nella sanità ci sono. Aziende falcidiate dalle inchieste”

Il commissario alla sanità della Calabria Guido Longo sentito in Commissione antimafia sulla presenza della ‘ndrangheta nella sanità calabrese

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ROMA – “Non da adesso ma da parecchi anni nella sanità calabrese è stata presente e per certi versi lo è ancora e lo dimostrano le indagini delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta. E non si può parlare di casi eccezionali“. Lo ha detto il commissario alla sanità della Calabria Guido Longo sentito in Commissione antimafia sulla presenza della ‘ndrangheta nella sanità calabrese. “Mi stupisce e mi rincresce che si risponda in questo modo quando la Commissione antimafia chiede dei dati e forse si sconosce la normativa che rende la risposta obbligatoria” ha aggiunto Longo riferendosi a quanto detto in apertura dal presidente della Commissione Nicola Morra che alcune Aziende calabresi non hanno risposto al quesito inviato il 9 aprile scorso dalla commissione mirante a sapere di eventuali infiltrazioni delle cosche nel settore delle vaccinazioni. Nel caso dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, ha detto Morra, il dirigente ha opposto un “diniego reciso” motivandolo con motivi di privacy.

Aziende falcidiate dalle inchieste giudiziarie

“Da quando sono arrivato a Catanzaro, il primo dicembre 2020, ho assistito a depauperamenti forzati delle Aziende causate da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Abbiamo l’Asp di Cosenza falcidiata da una recentissima inchiesta della procura di Cosenza che ha estromesso ex dirigenti, ex dg e anche del personale amministrativo. L’indagine ha riguardato soltanto una falsità di bilanci ed una gestione assolutamente falsata da risultanze iscritte a bilancio inesistenti” ha detto il commissario alla salute della Calabria Guido Longo aggiungendo che “sarà difficile a meno di miracoli tanto che ho chiesto una proroga al tavolo del Mef per presentazione i bilanci 2018, ’19 e ’20 e non so se me la daranno altrimenti andrebbe a decadenza l’attuale commissario che non ha obiettivamente responsabilità. Per non dire dell’Asp di Reggio, sciolta per mafia. Dopo l’11 marzo, dalla nomina fatta da me del commissario per la scadenza della terna commissariale, c’è stata un’operazione con l’arresto di medici e dirigenti perché responsabili di essere intranei alla cosca Piromalli, che non è cosa da poco. Uno di questi dirigenti era proprio colui che aveva il compito di valutare il fabbisogno sanitario della provincia di Reggio ai fini della fissazione dei budget”. “Con i sub commissari – ha aggiunto – stiamo cercando di realizzare piano operativo nuovo che sostituisca il precedente. Stiamo anche valutando di fare controlli più serrati alle aziende. Con commissari straordinari abbiamo incontri 3-4 volte”.

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Ponte sullo Stretto, Spirlì “va fatto, non serve un referendum”. Vono “occasione storica”

Presentazione del Patto per il Ponte. Spirlì “Eviterei anche di perdere tempo attorno alla questione delle campate: il progetto c’è, esiste, è approvato e cantierato”

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COSENZA – “Quello che è urgente e necessario nasce da sé, senza bisogno di essere spinto da partigianerie“. Lo ha detto in occasione della presentazione del Patto per il Ponte, il governatore della Calabria, Antoni Spirlì a chi gli domandava se non fosse il caso di indire un referendum consultivo sul ponte sullo Stretto. “Dobbiamo de-provincializzare questo progetto, che deve essere naturalmente considerato un progetto europeo: se volessimo pensare ad un referendum dovremmo fare un referendum europeo” ha detto Spirlì che taglia corto: “questo è’ il tempo delle poche chiacchiere e dei grandi fatti. Eviterei anche di perdere tempo attorno alla questione delle campate: il progetto c’è, esiste, è approvato e cantierato. C’è solo da giare di nuovo la chiave. Magari va rivisto e risistemato, va giusto fatto un controllo, e dopo si parta con qualcosa che però abbiamo già in mano”.

Vono “serve solo il via libera del Governo”

“Il Patto del Ponte è al centro di un progetto più ampio per un sud protagonista che vuole agganciarsi allo sviluppo dell’Italia e dell’Europa nella fase post pandemica. Siamo di fronte ad un passaggio epocale e non possiamo perdere questa occasione storica per rilanciare il mezzogiorno creando migliaia di posti lavoro assicurando un riscatto morale e sociale per i nostri giovani”. Così la senatrice di Italia Viva Silvia Vono, vice presidente della Commissione Trasporti di palazzo Madama e coordinatore dell’ Intergruppo parlamentare per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, in occasione della presentazione della Conferenza stampa sul “Patto per il Ponte”. “Abbiamo un progetto non cantierabile ma già cantierato al quale dobbiamo assicurare di poter posare la prima pietra entro la fine della legislatura. Tutti pareri tecnici sono favorevoli, siamo ad un passo, serve ‘solo’ il via libera del Governo” insiste la senatrice che ricorda :”abbiamo preso atto della relazione del Gruppo di Lavoro, che arriva con quasi un anno di ritardo, casualmente dopo la presentazione del PNRR all’Europa. Quest’opera è importante, fondamentale: lo dice la politica ma lo dicono anche i tecnici. Perciò si proceda in tempi brevissimi, e lo chiederemo al presidente Draghi”.

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