In Calabria +283 contagi e 3 vittime. Nuova impennata di casi nel cosentino (+121) - QuiCosenza.it
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In Calabria +283 contagi e 3 vittime. Nuova impennata di casi nel cosentino (+121)

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Salgono ancora i nuovi contagi  in Calabria trascinati da un nuovo rialzo dei casi in provincia di Cosenza. In aumento i tamponi processati: poco più di 2.800 da ieri. Sale ancora il numeri dei ricoveri, scende di poco nelle unità di terapia intensiva

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COSENZA – La nuova impennata di contagi accertati oggi in provincia di Cosenza, porta ad un ulteriore rialzo dei nuovi contagi da coronavirus in tutta Calabria dove si registra anche un ulteriore lieve aumento dei ricoveri negli ospedali, mentre resta stabile da ieri  il numero delle vittime, con altri tre decessi. Sono +283 i nuovi positivi accertati dal dipartimento salute (ieri erano stati +149) con un numero ancora in aumento dei tamponi analizzati (sia molecolari che antigenici): ne sono stati processati 2.872 (ieri erano stati 2.370), che portano il totale dei test a 608.146. Con l’incremento odierno, comprese le vittime e i guariti, la Calabria raggiunge i 39.891 casi totali da inizio pandemia. Il maggior numero di nuovi contagi è stato accertato in provincia di Cosenza dove oggi si registra un forte incremento con ben +121 nuovi positivi (ieri erano stati +22). Segue la provincia di Reggio Calabria con +56 casi e quella di Catanzaro con +49 nuovi contagi. Resta invece stabile il dato nella provincia di Crotone che registra un incremento di +41 casi. Infine, in provincia di Vibo Valentia l’incremento è di +16 nuovi positivi.

Tre vittime, in aumento i positivi

Analizzando i dati e i numeri sul contagio in Calabria, compresi i residenti e le persone da fuori regione, torna a crescere il numero di persone attualmente positive: sono in totale 6.768 i casi attivi al momento, 162 in più rispetto a ieri. Il numero dei guariti sale in totale a 32.411, con un incremento di 118 persone in più. Resta invariato rispetto a ieri il numero dei decessi con altre tre vittime registrate nelle ultime 24 ore che portano il totale a 712: una a Cosenza, una a Catanzaro e una a Vibo Valentia.

Salgono ancora i ricoveri covid, scendono le intensive

Sale ancora il dato relativo ai posti letto occupati negli ospedali calabresi, con una nuova crescita registrata nei reparti covid mentre scende di due unità nelle unità di terapie intensive. Ad oggi sono 269 le persone ricoverate in totale nei nosocomi calabresi. Di queste, 236 sono nei reparti di malattie infettive (+5) e 33 in terapia intensiva (-2). Infine sale a 6.499 il numero di persone in isolamento domiciliare, 159 in più rispetto a ieri. Di questi, 50 sono persone residenti in altre regioni o stati esteri. Dall’ultima rilevazione, le persone che si sono registrate sul portale della Regione Calabria per comunicare la loro presenza sul territorio regionale sono in totale 144.

Territorialmente i casi positivi sono così distribuiti:

Cosenza
CASI ATTIVI 2.726 (50 in reparto AO di Cosenza; 14 in reparto al presidio di Rossano;7 al presidio ospedaliero di Acri; 15 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’Ospedale da Campo; 10 in terapia intensiva, 2.630 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 8.912 (8.617 guariti, 295 deceduti)

Catanzaro
CASI ATTIVI 1.718 (21 in reparto all’AO di Catanzaro; 5 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 1 in reparto all’AOU Mater Domini; 14 in terapia intensiva; 1.677 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 3.891 (3.790 guariti, 101 deceduti)

Crotone
CASI ATTIVI 304 (16 in reparto; 288 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 2.744 (2.701 guariti, 43 deceduti)

Vibo Valentia
 CASI ATTIVI 450 (13 ricoverati, 437 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 3275 (3216 guariti, 59 deceduti)

Reggio Calabria
CASI ATTIVI 1.521 (85 in reparto all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; 9 in reparto al presidio ospedaliero di Gioia Tauro; 9 in terapia intensiva; 1.417 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 13.992 (13.778 guariti, 214 deceduti)

Altra Regione o stato estero: CASI ATTIVI 50 (50 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 309 (309 guariti)

 

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Stop chirurgia oculistica, Calabria indietro. 5mila pazienti in lista d’attesa

È la denuncia del chirurgo oculista Giovanni Tedesco, professionista in forze alla sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti

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COSENZA – Con il ridimensionamento del budget per le prestazioni chirurgiche oculistiche, imposto per circa il 55% (2 milioni e mezzo di euro in meno rispetto al 2020), la Calabria ha fatto 100 passi indietro. Di fatto è stata incentivata la migrazione sanitaria. Strutture private convenzionate che fino ad oggi presentavano liste d’attesa vicine allo zero, hanno già accumulato un elenco di prenotazioni notevole, destinato ad allungarsi di giorno in giorno e che difficilmente a gennaio 2022, potranno essere recuperati in tempi celeri. Al momento si parla già di 5000 pazienti in tutta la Calabria.

È la denuncia del chirurgo oculista Giovanni Tedesco, professionista in forze alla sede operativa Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti sottolineando come questi tagli, di cui non si conoscono le motivazioni, rappresentino per la sanità territoriale e calabrese un autentico autogol dagli effetti boomerang: il paziente che necessita di essere operato con un urgenza si sarà spostato fuori regione, con una spesa extraregionale che supera quella che si sarebbe potuta contenere sul territorio regionale.

“Servono strutture per contrastare i viaggi della speranza”

Al Sacro Cuore nel 2020, nel clou della pandemia, in un regime di massima sicurezza e prevenzione, senza arrestare la corsa, sono stati effettuati tremila interventi, se non per l’intera regione, sicuramente per la provincia cosentina. Sono questi – spiega il chirurgo – numeri importanti che fanno capire quanto può essere fondamentale per la Calabria avere delle strutture che contribuiscono a contrastare i cosiddetti viaggi della speranza, oggi impensabili con i livelli che siamo riusciti a raggiungere.

Dalle maculopatie alla cataratta, gli interventi più richiesti, dalle iniezioni intravitreali alla secchezza oculare, fino al distacco di retina. Tra questi interventi ce ne sono alcuni che hanno il carattere di urgenza. Chi si sente rispondere che potrà essere curato tra 10 o 12 mesi è chiaro che si rivolgerà altrove per non rischiare di avere conseguenze irreversibili.

Questa situazione cozza anche con la cultura della prevenzione che piano piano sta crescendo tanto nelle famiglie per i bambini, quanto nei giovani, negli adulti e nelle persone anziane che spesso non ricorrono allo specialista ma si rivolgono al medico curante perché avvertono la sensazione di vedere una mosca volante (possibile rottura retinica che va diagnosticata in pochi giorni) o hanno gli occhi rossi e ricevono come indicazione, l’utilizzo di un collirio. Il glaucoma è tra le altre patologie silenti, che portano alla cecità che non vanno trascurate.

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Estorsioni e progetti di omicidi, le riunioni della cosca nell’agenzia di assicurazioni

Due presunti affiliati alla cosca Serraino sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso

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REGGIO CALABRIA  – Due persone sono state arrestate dalla squadra mobile di Reggio Calabria per associazione a delinquere di stampo mafioso in esecuzione di un’ordinanza del gip Francesco Campagna su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti della Dda Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Paola D’Ambrosio e Diego Capece Minutolo. In carcere sono finiti Francesco Doldo, di 38 anni, e Domenico Russo (22).

L’indagine costituisce la prosecuzione delle operazioni “Pedigree” e “Pedigree 2” eseguite rispettivamente il 9 luglio e 15 ottobre 2020 e che hanno permesso alla Dda di Reggio di disarticolare la cosca Serraino operante nei quartieri di San Sperato, nelle frazioni Arangea e Gallina, nonché nel comune di Cardeto e nelle aree aspromontane della provincia di reggina. I due arrestati, secondo l’accusa, facevano parte del clan guidato dal boss Maurizio Cortese, oggi collaboratore di giustizia. Una scelta, quella di quest’ultimo, fatta anche da altri affiliati. Le loro dichiarazioni sono state utilizzate contro Doldo e Russo consentendo ai pm di acquisire un grave quadro indiziario a carico dei due.

Progetti omicidiari ed estorsioni nelle riunioni di ‘ndrangheta

In particolare, Doldo, pur non essendo stato formalmente battezzato, è ritenuto di fatto un accoscato e avrebbe fornito al sodalizio un contributo rendendosi disponibile per custodire armi e mettendo a disposizione gli uffici della propria agenzia di assicurazioni per riunioni di ‘ndrangheta in cui sarebbero state assunte decisioni sulle estorsioni e paventati progetti omicidiari ai danni di un esponente della cosca ritenuto avere rapporti ambigui con esponenti delle forze dell’ordine.

Sarebbe anche emerso un rapporto di stretta sinergia solidaristica tra Doldo e Francesco Russo detto “u scazzu”, capo locale della cosca Serraino sino al suo arresto nell’ottobre 2020, e padre dell’altro indagato Domenico Russo, accusato di aver partecipato a riti di affiliazione e di occuparsi di estorsioni e atti intimidatori oltre che di intrattenere i rapporti con altri esponenti di ‘ndrangheta. Sarebbe stato Doldo, infine, ad attivarsi per individuare un’auto per i familiari di Russo, nel frattempo arrestato nell’operazione “Pedigree 2”, e per cercare somme di denaro per il pagamento delle spese legali.

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Bruni “Occhiuto commissario sanità? Non è la soluzione”

E’ quanto afferma, in una nota, Amalia Bruni leader dell’opposizione in Consiglio regionale sul tema del risanamento del sistema sanitario

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CATANZARO – “E’ probabile che nei prossimi giorni il governo nominerà Commissario alla sanità il presidente della Regione. In questo modo si riparerà a uno strappo istituzionale che va avanti da dodici anni ma che è assolutamente insufficiente da solo a risolvere il problema della sanità in Calabria”. E’ quanto afferma, in una nota, Amalia Bruni leader dell’opposizione in Consiglio regionale dopo le dichiarazioni del neo governatore Roberto Occhiuto sulla sanità.

“Che il presidente diventi commissario – prosegue Bruni – è un fatto che si rivelerà utile ma che da solo non risolve. Da solo nessuno, nemmeno il presidente potrà avviare il risanamento e la ricostruzione del nostro servizio sanitario. Lo dico perché se qualcuno pensa questo vuol dire o che non conosce lo stato delle cose o non conosce i vincoli che legislazione impone per il piano di rientro oppure non ha capito la complessità e la gravità della situazione. Quindi occorre ben altro che una semplice nomina”.

Per Bruni “c’è da avviare una trattativa seria, probabilmente anche serrata, col Governo per ridefinire gli strumenti a sostegno. Quantificazione del debito, deroghe sul personale, affiancamento di competenze istituzionali e un piano di investimenti vero e proprio. Dobbiamo siglare come Calabria un patto tra Governo e Regione che ci conduca in tempi stabiliti a una gestione finalmente ordinaria della Sanità. Se non si fa questo si prendono in giro i cittadini”.

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