Talarico, Cesa e la 'ndrangheta: per la Dda appalti in cambio di voti. L'ex segretario dell'UDC "estraneo" - QuiCosenza.it
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Talarico, Cesa e la ‘ndrangheta: per la Dda appalti in cambio di voti. L’ex segretario dell’UDC “estraneo”

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In totale sono 50 i destinatari di misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Basso profilo” della Dia, coordinata dalla Dda di Catanzaro. Cesa “fiducia nei giudici, nessun mio coinvolgimento”

 

CATANZARO – E’ associazione per delinquere semplice, il reato contestato a Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, nell’ambito dell’operazione “Basso profilo” coordinata dalla Dda di Catanzaro. I reati contestati a Francesco Talarico sono associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e voto di scambio.

Tutto sarebbe riconducibile ad un patto consistente in una promessa di appoggio elettorale fra gli uomini dell’Udc ed esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, la consorteria ‘ndranghetista, nelle persone di Antonio Gallo, del consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto e del figlio Saverio, Antonino Pirrello e Natale Errigo, sarebbe entrata in scena in occasione delle elezioni politiche del marzo 2018, per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato. In quella circostanza, secondo gli inquirenti, sarebbe stato stipulato un “patto di scambio” con Francesco Talarico, assessore regionale al Bilancio finito agli arresti domiciliari, consistente nella promessa di “entrature” per l’ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici erogati dalla sua impresa e banditi da enti pubblici economici e società in house, “attraverso – scrivono gli inquirenti – la mediazione dell’europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un “pacchetto” di voti”.

In totale sono160 gli indagati, mentre 50 i destinatari di misure cautelari nell’ambito dell’operazione “Basso profilo” della Dia, coordinata dalla Dda di Catanzaro. Tredici le persone in regime di custodia in carcere, 35 quelle in regime di custodia domiciliare, una dell’obbligo di divieto nel comune di Catanzaro e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro, Alfredo Ferraro, su richiesta del procuratore capo Nicola Gratteri e dei sostituti procuratore Paolo Sirleo e Veronica Calcagno, con il quale sono stati disposti gli odierni provvedimenti cautelari, avrebbe consentito di assestare un duro colpo all’associazione di tipo mafioso, denominata ‘ndrangheta, costituita da un insieme di “locali” e “‘ndrine” distaccate e operanti nelle diverse province calabresi e riferite, tra gli altri, a soggetti di caratura ‘ndranghetista come Nicolino Grande Aracri, Giovanni Trapasso, Alfonso Mannolo e Antonio Santo Bagnato.

Il loro coinvolgimento, scrive la procura, “non è di poco conto, laddove si consideri che a ognuno di essi corrisponde una sfera di “competenza territoriale” ben delineata”. Ciascuno di loro ha rapporti con l’imprenditore Antonio Gallo, alias “il principino”, un “jolly in grado di rapportarsi con i membri apicali di ciascun gruppo mafioso non in senso occasionale e intermittente – scrive la Dda – bensì in senso organico e continuo”. L’imprenditore avrebbe mostrato di essere in grado di interloquire, anche direttamente, con i boss delle cosche, “manifestando in tal modo una significativa caratura criminale e presupponendo una vera e propria appartenenza alla ‘ndrangheta”.

Imponenti i numeri dell’operazione Basso profilo con 161.194 dialoghi intercettati telefonicamente, 105.370 intercettazioni ambientali eseguiti e le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni di 7 collaboratori di giustizia. Inoltre, sono stati esaminati 1800 conti correnti e sono state ricostruite 388.000 operazioni bancarie per un giro d’affari di 250 milioni di euro. Ben 159 le società fruitrici di fatture per operazioni inesistenti.

Cesa “io estraneo, ho fiducia nei giudici”

“Io sono sempre stato rispettoso della magistratura e lo sono anche ora: non credo a tempi sospetti”. Così Lorenzo Cesa, da poche ore ex segretario dell’Udc, conversando con un cronista dell’ANSA, esclude che il suo coinvolgimento nell’inchiesta di Catanzaro possa essere letta come una ‘mina’ sulle interlocuzioni sulla crisi. “Il centrodestra è unito. Detto questo sono una persona seria e lo sono anche oggi: non mi occupo più di vicende politiche. E’ un momento difficile. L’unica cosa che devo fare – conclude – è prendere le carte e lasciare il mio ufficio nella sede dell’Udc.

“Confido, insieme a tutto il partito dell’Udc Calabria, nell’attività della Magistratura che certamente chiarirà ogni aspetto della vicenda giudiziaria che vede coinvolto anche il segretario nazionale Lorenzo Cesa: sono certo dimostrerà la sua totale estraneità ai fatti. Sono turbato e mi auguro, altresì, che il segretario regionale del partito Franco Talarico possa provare di essere estraneo alle accuse che gli sono state addebitate”. Lo afferma, in una nota, Giuseppe Graziano, vicesegretario vicario regionale Udc Calabria

Calabria

Contagi senza sosta in Calabria. Da ieri altri 577 casi, nel cosentino sono +234

Oltre 4mila tamponi processati e contagi nuovamente vicino a quota 600, con la provincia di Cosenza che rimane la più colpita

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COSENZA – Dopo il calo di ieri, dovuto al basso numero di tamponi analizzati, torna a salire sopra quota 500 il numero dei nuovi contagi in Calabria. Quasi la metà dei casi accertati nelle ultime 24 ore arriva ancora una volta dalla provincia di Cosenza che resta di gran lunga la più colpita con 4 comuni in zona rossa e diversi che hanno chiuso le scuole e introdotto misure più restrittive. Rispetto a ieri resta stabile il numero dei ricoveri in area medica mentre cresce nelle terapie intensive. Cresce di poco il numero delle vittime, quasi tutte nel cosentino.

Oltre 4mila tamponi processati

Sono +577 i nuovi positivi accertati oggi dal dipartimento salute (ieri erano stati +226) con un deciso numero dei tamponi analizzati, sia molecolari che antigenici: ne sono stati processati 4.086(ieri erano stati 1.887). In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 663.250 soggetti per un totale di 708.566 tamponi eseguiti (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test). Con l’incremento odierno, comprese le vittime e i guariti, la regione raggiunge i 52.484 casi totali da inizio pandemia.

La provincia di Cosenza resta la più colpita

Per quanto riguarda i contagi nel cosentino oggi sono stati accertati +234 nuovi contagi (in deciso aumento rispetto ai +118 di ieri). Segue la provincia di Reggio Calabria, che registra un ulteriore crescita con +143 nuovi casi, e quella di Catanzaro con +92 positivi. Tornano a crescere i contagi anche nella provincia di Crotone che dallo zero di ieri passa ai +83 di oggi. Stessa cosa in provincia di Vibo Valentia che ieri non aveva fatto registrare nuovi casi mentre oggi sono +19. infine 6 nuovi casi tra persone residenti in altre Regioni o stati esteri.

Quattro le vittime, tre a Cosenza

Analizzando i dati e i numeri sul contagio in Calabria, compresi i residenti e le persone da fuori regione, non si arresta la crescita continua delle persone attualmente positive che restano sopra quota 12mila: sono in totale 12.907 i casi attivi al momento, 337 in più rispetto a ieri. Il numero dei guariti sale in totale a 38.667, con un incremento di 236 persone in più. Rispetto a ieri sale il dato sulle vittime. Sono 4 i decessi registrate nelle ultime 24 ore che portano il totale dei morti a 910: tre di questi nel cosentino e uno a Catanzaro.

Stabile il numero dei ricoveri, su le intensive

Cresce leggermente il numero dei ricoveri negli ospedali calabresi. Rimane invariato in area medica, mentre cresce di tre unità nelle terapie intensive. Ad oggi sono 514 le persone ricoverate complessivamente nei nosocomi calabresi. Di queste, 471 si trovano nei reparti di malattie infettive (+0) e 43 in terapia intensiva (+3). Infine sale a 12.393 il numero di persone in isolamento domiciliare, 334 in più rispetto a ieri. Di queste, 67 sono persone residenti fuori regione o in altri Stati esteri.

Territorialmente i casi positivi sono così distribuiti:

Cosenza
CASI ATTIVI 6.685 (117 in reparto AO di Cosenza; 28 in reparto al presidio di Rossano;18 al presidio ospedaliero di Acri; 27 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’Ospedale da Campo; 19 in terapia intensiva, 6.476 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 10.156 (9.746 guariti, 410 deceduti)

Catanzaro
ASI ATTIVI 2.856 (60 in reparto all’AO di Catanzaro; 11 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 29 in reparto all’AOU Mater Domini; 15 in terapia intensiva; 2.741 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.926 (4.817 guariti, 109 deceduti)

Crotone
CASI ATTIVI 1.054 (37 in reparto; 1.017 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 3.670 (3.610 guariti, 60 deceduti)

Vibo Valentia
CASI ATTIVI 450 (15 ricoverati, 435 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.144 (4071 guariti, 73 deceduti).

Reggio Calabria
CASI ATTIVI 1.795 (107 in reparto all’AO di Reggio Calabria; 22 in reparto al P.O di Gioia Tauro; 9 in terapia intensiva; 1657 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 16.372 (16.114 guariti, 258 deceduti)

Altra Regione o stato estero CASI ATTIVI 67 (61 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 309 (309 guariti).

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Calabria

Caldo fuori stagione e gelo, raccolti devastati nel cosentino. Chiesto lo stato di calamità

Lo chiede Coldiretti alla Regione per diversi comuni della Calabria: “danni nelle campagne con cali della produzione agricola e perdita di reddito per gli agricoltori”

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COSENZA – “Una primavera in anticipo con una fioritura anticipata della vegetazione è stato un terreno fertile per l’ondata di freddo gelido nel fine settimana scorso che ha colpito duramente nelle campagne, dove le produzioni in molti territori sono state danneggiate, in particolare pesche e kiwi ma anche fragole e ortaggi”. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti Calabria sugli effetti dell’ondata di freddo che ha devastato i raccolti in diverse aree della regione ed in particolare nei comuni interni del Fondo Valle del Crati, della piana di Rosarno – Gioia Tauro e nel lametino.

“Per quanto riguarda le serre – riferisce Coldiretti – è stato aumentato il livello di riscaldamento con costi aggiuntivi per le imprese. Una situazione ancora una volta pesante per molte imprese agricole che hanno perso nell’arco di una giornata il lavoro di un intero anno. Oltre a frutta e verdura, a rischio perché sensibili al gelo, ci sono anche la vite e l’ulivo. Ancora una volta i repentini cambiamenti climatici con un’alternanza, in questo caso, di caldo fuori stagione e freddo, creano danni nelle campagne con cali della produzione agricola e perdita di reddito per gli agricoltori”.

“La Regione attivi le procedure per lo stato urgente di calamità”

“Occorre che la Regione – chiede Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria – attivi le procedure per la dichiarazione urgente dello stato di calamità, gli uffici della Coldiretti hanno iniziato una prima raccolta di dati. Sono ancora troppo poche le superfici assicurate ed è ormai necessario che le imprese prendano atto della situazione di cambiamento e, vista anche l’esiguità degli aiuti pubblici, agiscano in anticipo assicurando le proprie produzioni. Ricordo che Coldiretti ha promosso il Consorzio di Difesa (Co.Di.P.A.Cal) consorzio di imprenditori agricoli che opera per rispondere alle esigenze delle imprese nel dialogo istituzionale con gli organismi pubblici, su temi relativi al rischio e alla difesa delle colture, che sono sempre più soggette a perdite e danni da gelo, siccità/alluvioni ecc., stipulando polizze collettive calibrate su misura con le maggiori compagnie assicurative a tutela sempre del territorio e del lavoro degli imprenditori locali”

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Il settore della bonifica è in stato di agitazione: «senza risposte rallentamenti nei Consorzi»

Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil Calabria chiedono alla Regione un incontro “urgente”: «La situazione è diventata insostenibile per i lavoratori»

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LAMEZIA TERME (CZ) Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil Calabria proclamano lo stato d’agitazione del settore della bonifica e chiedono alla Regione un incontro urgente «a seguito dell’ultima richiesta di incontro inviata in data 11.12.2020, a cui non ha fatto seguito alcuna risposta da parte dell’Assessorato regionale competente nonostante le successive sollecitazioni, rese note anche a mezzo stampa». Così «con la presente proclamano lo stato di agitazione dell’intero settore della bonifica calabrese», si legge nella comunicazione inviata dai Segretari generali regionali delle tre organizzazioni Michele Sapia, Bruno Costa e Andrea Luvarà all’Assessore Regionale all’Agricoltura e Forestazione, Gianluca Gallo e, per conoscenza, al Dirigente Generale Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari, Giacomo Giovinazzo e al Presidente dell’Urbi-Anbi, Calabria Rocco Leonetti.

«Considerata la situazione sempre più insostenibile registrata nella maggior parte degli Enti consortili calabresi, per varie e diverse questioni che interessano lavoratori dipendenti ed anche lavoratori attualmente in quiescenza – si legge ancora nel testo –, si richiede la convocazione di un incontro urgente, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate in indirizzo, comprese le Organizzazioni Professionali Agricole regionali. Si precisa che, in assenza di risposte anche per quest’ultima comunicazione, le scriventi preannunciano, sin da ora, la possibilità di ulteriori iniziative sul territorio e a livello regionale, con il concreto rischio di rallentamenti nelle attività dei Consorzi, in particolare in riferimento all’imminente campagna di irrigazione».

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