Terreni contaminati per anni dall’Ilsap di Lamezia, 4 misure interdittive

E’ stata ribattezzata “Waste Water” l’operazione che ha portato all’esecuzione di 4 misure interdittive nei confronti di tre amministratori della società e del direttore dello stabilimento produttivo. Per anni lo stabilimento avrebbe procurato un grave inquinamento ambientale

 

VIBO VALENTIA – Lo stabilimento è stato sequestrato così come i terreni limitrofi e tre milioni di euro costituenti il profitto del reato. L’operazione eseguita stamattina dai finanzieri di Catanzaro, i carabinieri del NOE e la Capitaneria di Porto di Vibo ha portato all’esecuzione in Lazio, Basilicata, Puglia e Calabria, di una misura cautelare personale nei confronti di 4 soggetti, di cui tre amministratori dell’Ilsap Srl (che produce olii raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel) e il direttore dello stabilimento produttivo della società, autori di plurimi reati in materia ambientale. La misura dell’interdizione dell’esercizio di attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti è stata eseguita nei confronti di Roberto Martena di 58 anni, Maurizio Martena di 55 entrambi di Roma, Giovanni De Ninno di 62 anni di Ferrandina (Mt) e Leonardo Angelastri di 37 anni di Bari.

Tra gli indagati c’è anche un Amministratore Giudiziario, nominato dal Tribunale di Napoli nell’ambito di un altro sequestro preventivo nei confronti di Ilsap S.r.l. per falsi e truffa ai danni dello stato. Eseguito il sequestro preventivo dello stabilimento produttivo della società ILSAP S.R.L. di Lamezia Terme e dei terreni contaminati, per un valore stimato complessivo di circa 150 milioni di euro, nonché 3.300.000 euro quale profitto del reato.

Smaltimento di rifiuti industriali

Le indagini hanno accertato lo smaltimento illecito dei rifiuti speciali industriali, gli scarti della lavorazione del biodiesel, in uscita dall’impianto di trattamento dello stabilimento Ilsap S.r.l., risultato completamente inattivo. Le modalità del fatto, scaltre e fraudolente, prevedevano l’utilizzo di una pompa sommersa e di una pompa mobile, con le quali gli indagati convogliavano i rifiuti industriali provvisoriamente accantonati nelle vasche, tal quali, sul nudo terreno che circonda lo stabilimento, nella condotta fognaria consortile DECA e nei canaloni che confluiscono a mare, nel Golfo di Sant’Eufemia, in questo agevolati dalla mancanza di una mappatura certa delle condotte fognarie nel Comune di Lamezia Terme.

Inquinata la foce del torrente Turrina

Intervenuti prontamente con sequestri preventivi dell’impianto di trattamento, dei terreni contaminati e del canalone per contravvenzioni ambientali, con l’ausilio di un consulente, prof. geologo Giovanni Balestri, è stato dimostrato l’inquinamento delle acque, alla foce del torrente Turrina, dove si misurava un saggio di tossicità del 90-100%, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ma anche la contaminazione dei terreni antistanti allo stabilimento industriale intrisi dai reflui industriali, dove si registravano elevate soglie di concentrazione di idrocarburi pesanti, nonché di alluminio, ferro e manganese, infine il nuovo delitto di omessa bonifica.

La contaminazione dei terreni sarebbe iniziata nel 2012, mentre l’inquinamento sarebbe in corso almeno da quattro anni. Eseguito inoltre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei profitti conseguiti dagli indagati per sé e a vantaggio e nell’interesse della società Ilsap S.r.l., costituiti dal risparmio di spesa che avrebbero dovuto sostenere per un corretto smaltimento dei rifiuti, quantificato per gli ultimi quattro anni in euro 3.300.000.

Durante le fasi dell’indagine è stato tratto in arresto, il 14 febbraio 2020, in flagranza di reato, Giovanni De Ninno direttore tecnico pro tempore dell’impianto ILSAP di Lamezia Terme, per violazione dei sigilli delle aree poste in sequestro, per aver consentito ulteriori sversamenti di reflui liquidi industriali con conseguenti effetti negativi sull’ecosistema di zona. L’indagine presenta particolare importanza perché ha consentito di individuare almeno una delle concause dell’inquinamento nel golfo di Sant’Eufemia.

D’Ippolito: “Calabria è il punto di approdo del traffico illecito di rifiuti”

“L’inchiesta Waste water, che ha fatto luce su una pesante vicenda di inquinamento nel golfo lametino di Sant’Eufemia, conferma che la Calabria è il punto di approdo, la discarica finale, del traffico illecito di rifiuti provenienti da fuori regione. Questo perché mancano controlli efficaci ed è molto facile aggirare le autorizzazioni di legge. Tutto ciò è intollerabile”. Commenta così l’operazione il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito, che alla Camera siede in commissione Ambiente.

“La provenienza degli indagati, destinatari dell’interdizione dall’esercizio di attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti, nonché – denuncia il parlamentare del Movimento 5 Stelle – il sequestro preventivo dello stabilimento della società Ilsap di Lamezia Terme e di terreni contaminati, addirittura per un valore di 150milioni di euro, attestano l’importanza del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine e nel contempo la gravità della situazione per quanto concerne l’insalubrità dell’ambiente, diventato una pattumiera di rifiuti illecitamente smaltiti, tra l’altro con elevata concentrazione di metalli pesanti e l’omessa bonifica del sito interessato”.

“Sulla gestione dello smaltimento dei rifiuti in Calabria, bisognerà – conclude D’Ippolito – potenziare il sistema di vigilanza e controllo, il che è una priorità assoluta. Oltretutto, come ho già chiesto con specifici atti parlamentari, è indispensabile modificare le norme sulle autorizzazioni per l’esercizio di ogni attività d’impresa in materia di rifiuti. Si tratta di interventi inderogabili, anche per la tutela della salute pubblica”.