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Narciso Mostarda è il nome scelto come commissario ad Acta della sanità calabrese

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Direttore generale della Asl Roma 6 sarebbe lui il manager (area Pd) scelto dal Governo per rimettere in ordine i conti e gestire la sanità calabrese. Ma il confronto sulla sua nomina è ancora in corso sia tra i ministri che con i rappresentanti della Regione Calabria

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COSENZA – Il nome nuovo scelto dal Governo per la carica di commissario ad Acta della sanità calabrese è quello di Narciso Mostarda. Sarebbe lui infatti il profilo scelto da Palazzo Chigi per uscire dall’empasse e gradito in particolar modo sia dal Pd che da LeU. Il nome di Mostarda è stato proposto dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ed ha avuto l’ok di Speranza. Ma non è ancora detto che questa sera arrivi il suo incarico. A quanto si apprende da fonti di governo, a Consiglio dei ministri ancora in corso, si starebbe si valutando il suo nome ma è ancora in corso un confronto sia tra i ministri che con i rappresentanti della Regione Calabria. Dunque dal governo dicono che è ancora “prematuro” dare per acquisita la scelta anche se la fumata bianca potrebbe arrivare a breve.

Chi è Narcisio Mostarda

Nato ad Anagni, Mostarda ha 58 anni e si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso la Sapienza di Roma. Ha conseguito, sempre con lode, la specializzazione in Neuropsichiatria infantile e il master di II livello in Management ed innovazione nelle aziende sanitarie. Ha esercitato la professione di psicoterapeuta e insegnato sempre presso la Sapienza presso il corso di laurea Infermieristica e successivamente ha ricoperto ruoli dirigenziali all’interno delle Asl di Frosinone e Roma. Nel 2009 è stato assessore del Pd nel Comune di Frosinone mentre nel 2016 è stato nominato direttore generale della Asl H, la numero 6, di Roma. Tra gli altri incarichi anche quello di direttore UOC Servizi Socio Sanitari Asl Frosinone in staff alla direzione generale. Si è occupato della gestione straordinaria e temporanea dell’Ospedale Israelitico di Roma ed è stato componente della Commissione Nazionale LEA.

Salvini “si scelga un nome calabrese”

“Con tutto il rispetto per un dirigente della sanità di Zingaretti, la Lega continua a ritenere che la scelta migliore per la Calabria sia quella di un manager o di un medico calabrese, che già conosce la realtà da risanare” ha twittato il leader della Lega Salvini.

 

 

Calabria

La figlia del boss Bagalà, mente legale del clan. Chiesto il carcere per l’avvocatessa

Per l’accusa, sotto la regia del padre Carmelo Bagalà, “partecipava alla cosca” garantendo “l’amministrazione dei diversi affari illeciti

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AOSTA – La procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha proposto appello al Tribunale del Riesame per chiedere la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dell’avvocato aostano Maria Rita Bagalà e di altri quattro indagati nell’ambito dell’inchiesta ‘Alibante’. La professionista è agli arresti domiciliari ad Aosta dal 3 maggio con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. L’udienza sarà discussa nelle prossime settimane. L’operazione ‘Alibante’ era scattata lo scorso 3 maggio e aveva colpito in particolare gli affari della cosca Bagalà attiva tra Nocera e Falerna, nel Lametino, portando all’arresto di 17 persone: sette in carcere, dieci agli arresti domiciliari, tra cui Maria Rita Bagalà, figlia di quello che gli inquirenti ritengono il boss, Carmelo Bagalà, ora in carcere.

Il giudice delle indagini preliminari aveva respinto la richiesta del pm di custodia cautelare in carcere per cinque degli indagati. Decisione ora impugnata dalla Dda calabrese. Per l’accusa, Maria Rita Bagalà, sotto la regia del padre Carmelo Bagalà considerato il capo del clan, “partecipava alla cosca”, garantendo “l’amministrazione dei diversi affari illeciti”. Il gip di Catanzaro, Matteo Ferrante, nell’ordinanza di custodia cautelare sottolineava che Maria Rita Bagalà, oltre a essere la “mente legale del clan”, curava gli interessi economici e finanziari del sodalizio. Per l’accusa, inoltre, l’avvocato aveva assunto anche il ruolo di prestanome della società Calabria Turismo srl ed era l’intestataria dei beni patrimoniali e delle quote societarie della consorteria “costituenti il provento illecito della varie attività delittuose del clan”. Accuse che tramite il suo legale, l’avvocato Mario Murone, l’indagata ha sempre respinto. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere la revoca degli arresti domiciliari.

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Si ustiona con la fiamma ossidrica, 81enne muore dopo una settimana di agonia

Il pensionato era stato trasferito al centro grandi ustionati di Palermo dove nelle ultime ore è sopraggiunto il decesso

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MILETO (VV) – Era rimasto gravemente ustionato mentre stava facendo lavori di saldatura sul tetto della propria abitazione, a Mileto. È morto oggi, dopo una settimana di agonia, il pensionato 81 enne Giovanni Colaci, a causa di un incidente che si era verificato giorni fa a Mileto. L’uomo si trovava sul tetto di un’abitazione, sita in via Luca Conforti, per effettuare dei lavori di saldatura usando la fiamme ossidrica, quando a causa dei fumi sprigionati era svenuto. In un attimo i vestiti dell’uomo avevano preso fuoco, provocandogli ustioni in particolare agli arti inferiori.

Sul luogo dell’incidente, erano intervenuti i soccorsi, tra cui l’elisoccorso, ma poi i sanitari del 118 avevano deciso di trasportare il ferito in ambulanza all’ospedale civile “Jazzolino” di Vibo Valentia. Da qui, una volta valutata la gravità della situazione, il pensionato era stato trasferito al centro grandi ustionati di Palermo dove nelle ultime ore, per via di un improvviso peggioramento delle sue condizioni, è sopraggiunto il decesso.

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Scambio elettorale politico mafioso. Marco Siclari (FI) condannato e 5 anni e 4 mesi

La decisione del Gup nel processo “Eyphemos” con rito abbreviato contro le cosche di Sant’Eufemia d’Aspromonte

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REGGIO CALABRIA – Cinque anni e 4 mesi di reclusione sono stati inflitti dal gup Maria Rosa Barbieri al senatore di Forza Italia Marco Siclari, accusato di scambio elettorale politico mafioso nel processo Eyphemos contro le cosche di Sant’Eufemia d’Aspromonte. La sentenza è stata più pesante della richiesta del pm Giulia Pantano che aveva chiesto 4 anni di reclusione. Secondo le indagini, coordinate anche dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci, Siclari sarebbe stato appoggiato dalla cosca Alvaro alle politiche del 2018. Nel febbraio 2020, il gip aveva disposto i domiciliari per Siclari ma la Giunta per le autorizzazioni non ha mai deciso.

Siclari, è scritto nel capo di imputazione, “accettava a mezzo dell’intermediario Giuseppe Antonio Galletta, la promessa di procurare voti da parte di Domenico Laurendi, appartenente al locale di ‘ndrangheta di Santa Eufemia della famiglia mafiosa Alvaro”. In cambio, due mesi dopo le elezioni, secondo la Dda, il senatore si sarebbe interessato per far ottenere il trasferimento a Messina a una dipendente delle Poste, figlia di Natale Lupoi, ritenuto affiliato alla ‘ndrangheta e condannato oggi, nello stesso processo, a 19 anni e 4 mesi di carcere. Nel processo, che si è celebrato con la formula del rito abbreviato, sono stati giudicati colpevoli anche il presunto boss Domenico Laurendi, detto “Rocchellina” (20 anni) e il boss Cosimo Alvaro (17 anni e 9 mesi). Complessivamente gli imputati condannati sono stati 21 e quelli assolti tre. Nell’operazione “Eyphemos” era stata arrestato anche il sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte e consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo che ha scelto il rito ordinario ed è sotto processo davanti al Tribunale di Palmi.

Siclari su Facebook “sono sicuro che emergerà la verità”

“Dopo 575 giorni di rispettoso silenzio mi trovo a Reggio Calabria per partecipare all’ultima udienza del processo che mi riguarda. Ho sempre affermato e ribadisco: ho fiducia nella Giustizia! Sono sicuro che emergerà la verità per restituire dignità alla nostro territorio e serenità alla mia famiglia”. Questo quanto scriveva ieri su Facebook il senatore di Forza Italia. “Ho chiesto il rito abbreviato – spiega- perché da tutte le carte emerge in maniera chiara la mia totale estraneità e che ho sempre dichiarato dal primo momento. Ringrazio, come già fatto di fronte al GIP, tutti gli “Uomini dello Stato” che si battono onestamente e nel rispetto della Legge per liberare la nostra terra dalla criminalità organizzata e dall’illegalità. Ringrazio con tutto il cuore, coloro che mi sono stati vicino in questi anni, mia moglie, i miei genitori, i miei amici, i colleghi senatori di ogni schieramento politico che leggendo le carte e avendo fiducia nella Giustizia hanno deciso di non votare, a distanza di 19 mesi, l’autorizzazione a procedere contro la mia persona”. “il pensiero più grande, in ogni momento della giornata – aggiunge – va a mio figlio Francesco Marco di 6 anni appena, al quale un giorno dovrò “cercare di spiegare” con grande tristezza quanto mi è accaduto, soprattutto dopo tutto il tempo speso ad insegnargli, in ogni occasione utile, che si cresce avendo come riferimento la Legge, Lo Stato e le Istituzioni”. Non sarà facile, ma spero tanto che mi capirà conoscendo il suo amato Papà” conclude Siclari.

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