Non si placa la bufera su Morra. Lui resiste e non si dimette ma anche M5S lo scarica - QuiCosenza.it
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Non si placa la bufera su Morra. Lui resiste e non si dimette ma anche M5S lo scarica

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Sotto processo le frasi su Jole Santelli che hanno portato anche alla dura reazione della sorella Roberta. Non bastano le scuse del presidente della commissione antimafia che parla di parole strumentalizzate. Il centrodestra ne chiede le dimissioni, ira di PD i IV mentre anche una parte dei 5 Stelle ne prende le distanze
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COSENZA – Fulminea, bipartisan, incessante: sul presidente della commissione Antimafia Nicola Morra si abbatte una tempesta politica senza precedenti negli ultimi mesi. Le frasi del senatore M5S su Jole Santelli e sul voto dei calabresi innescano la rivolta del centrodestra, l’ira di Italia Viva, lo sdegno del Pd e perfino la presa di distanza del suo partito.

Nel pomeriggio interviene anche la sorella di Jole Santelli, Roberta “… ha ragione c’è un abisso tra lei e mia sorella. Jole era una persona educata, sensibile, con grande esperienza ma soprattutto preparata. Riusciva ad avere ottimi rapporti personali con tutti anche con i suoi colleghi con cui lavorava, certo da posizioni politiche diverse, ma sempre per il bene della Calabria e dei calabresi. Si vergogni come uomo e come politico di ciò che ha avuto il coraggio di dire. E si dimetta per favore – aggiunge Roberta Santelli – e questo lo scrivo da italiana e calabrese, dall’importante ruolo politico che ricopre non per quello che ha detto su Jole ma perché lei è assolutamente inadeguato a ricoprire il ruolo che fu, tra gli altri, del Presidente Luciano Violante, ottimo amico di mia sorella della quale aveva grande stima”.

Mi scuso con chi è malato ma sono stato strumentalizzato, non mi dimetto“, è la trincea di Morra che, in una diretta facebook, risponde punto per punto a chi lo bolla come “infame”: “i partiti si sono mangiati la sanità calabrese e il problema sarei io?“. L’ultima puntata dell’ “Odissea” politica (e sanitaria) della Calabria inizia quando, nella giornata di ieri, Morra viene intervistato da Radio Capital sul presidente del Consiglio Regionale Domenico Tallini, finito ai domiciliari. “Tallini è stato il più votato nel collegio di Catanzaro. È la dimostrazione che ogni popolo ha la classe politica che si merita”, spiega Morra che, insistendo nel suo personale “rimprovero” ai suoi corregionali, passa oltre: “Sarò politicamente scorretto, era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte”.

Ed è su queste parole che si scatena la tempesta. Con Matteo Salvini, Giorgia Meloni e l’intera FI a guidare la rivolta. “Morra si sciacqui la bocca e si dimetta“, attacca il leader della Lega. “E’ indegno, non restano che le dimissioni”, gli fa eco Antonio Tajani. “E’ disgustoso, vada via”, incalza Fabio Rampelli. La bufera si allarga, investendo anche la maggioranza. “Sono affermazione inaccettabili, chieda scusa”, è la richiesta di Ettore Rosato di Iv. “La pazienza ha un limite”, avverte il Dem Fausto Raciti. Dalla Calabria Roberta Santelli, sorella di Jole, si sfoga sui social: “si vergogni come uomo e come politico, e per favore si dimetta”. Mentre il presidente facente funzioni della Regione Nino Spirlì parla di “vergogna, scelleratezza, volgarità, commentando le parole di Morra”. Che, col passare delle ore, perde anche il sostegno del M5S. Prima Luigi Gallo, poi Giorgio Trizzino, infine il capogruppo alla Camera Davide Crippa parlano di parole “inaccettabili”. Su twitter, l’hashtag #Morradimettiti è il secondo trending topic del giorno.

A metà pomeriggio, il M5S prende ufficialmente le distanze. “Le sue affermazioni non rispecchiano il nostro pensiero”, si legge in una nota. I vertici del Movimento, secondo quanto filtra dagli ambienti pentastellati, sono a dir poco irritati. Anche perché, sottolinea una fonte, le frasi di Morra rischiano di indebolire il “peso” del M5S nella scelta del futuro commissario alla sanità in Calabria. Ruolo per il quale Morra è stato un sostenitore della prima ora di Gino Strada. Ma chi pensava ad una capitolazione del senatore si sbagliava. Morra non ci sta. Si scusa con chi è malato oncologico ma ribadisce il suo concetto, quello della “responsabilità” di chi vota. “Non “rivergino” chi finora si è trastullato”, attacca il senatore. Che ne ha anche per i suoi compagni di partito. “Nel M5S hanno voluto fraintendere perché sono un ruvido, un rompib…”, sottolinea via Fb l’esponente calabrese. Che, però, nel Movimento, incassa la solidarietà di pochi. Tra questi Barbara Lezzi e Carla Ruocco, parlamentari piuttosto lontani dall’ala governista.

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Occhiuto incontra Berlusconi “presto verrà a trovarci in Calabria”

Il neo-presidente della Regione Calabria ha incontrato, a Milano, il leader di Forza Italia

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CATANZARO – Il neo-presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha incontrato, a Milano, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Lo ha reso noto lo stesso Occhiuto con una foto postata su facebook in cui stringe la mano a Berlusconi e la scritta “Sempre un onore incontrare il Presidente Silvio Berlusconi. Ps: non vede l’ora di venirci a trovare in Calabria”.

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Calabria

Un’altra aggressione ai poliziotti sul treno, appello al ministro “dotarli di taser”

Il deputato di Fratelli d’Italia Wanda Ferro, dopo l’ennesima aggresione a Lamezia Terme, ha rivolto una interrogazione a Luciana Lamorgese

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CATANZARO – Il deputato di Fratelli d’Italia Wanda Ferro ha rivolto una interrogazione al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dopo, è scritto in una nota, “l’ennesima aggressione, a distanza di pochi giorni da un episodio analogo, ai danni di due poliziotti in servizio alla stazione ferroviaria di Lamezia Terme, dove, ancora una volta, un cittadino extracomunitario già noto alle forze dell’ordine, avrebbe infastidito diversi viaggiatori e provato a danneggiare alcuni infissi della struttura”.

“Bollettino di guerra, dotare la Polfer di taser”

“Gli agenti della polizia ferroviaria intervenuti – prosegue la nota – hanno provato a identificarlo, ma sono stati aggrediti con sputi, calci e pugni, oltre a ricevere numerose minacce; il 30enne è stato arrestato per violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il segretario nazionale della Federazione Sindacale di Polizia ha parlato di ‘un vero e proprio bollettino di guerra‘, ribadendo come ‘anche questa volta sarebbe bastato avere i taser a disposizione per bloccare l’aggressore, ma nessuno sembra voglia assumersi la responsabilità di decidere’.

“Poco personale e pesanti sacrifici”

Secondo quanto denunciato dal sindacato, peraltro, le continue aggressioni registrate nella stazione di Lamezia Terme hanno ridotto ai minimi termini il personale di polizia, che non è più in grado di assicurare la copertura dei turni di notte, e copre i turni serali a costo di pesanti sacrifici. A questo si aggiunge che lo scalo ferroviario è frequentato quotidianamente da decine e decine di extracomunitari che lasciano il Cara di Crotone per raggiungere il Nord Italia. Dovendo viaggiare solo su treni regionali, visto che non sono muniti di green pass, molti di loro restano in stazione per diverse ore, aumentando il rischio di problemi di ordine pubblico.

Sempre secondo i sindacati di categoria, che hanno indetto una manifestazione per il prossimo venerdi 22 ottobre, il controllo del territorio di tutto il comprensorio è affidato ad una sola volante, l’ufficio immigrazione opera in una situazione da ospedale da campo e gli agenti di ogni articolazione sono costretti ad espletare i più disparati servizi per tamponare le varie emergenze perché le vacanze organiche sono divenute incolmabili”. Per questo Wanda Ferro ha chiesto al ministro quali immediate iniziative di competenza il Governo intenda assumere “per dotare gli agenti di polizia ferroviaria di strumenti efficaci a contenere e gestire continue situazioni di aggressività” e se non ritenga necessario “colmare le vacanze di organico della Polizia ferroviaria e del Commissariato di Polizia di Lamezia Terme, entrambi presidi indispensabili per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica in questa area strategica della Regione Calabria”.

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La parlamentare calabrese Granato non esibisce green pass in Senato. Sospesa per 10 giorni

Lo ha deciso il Consiglio di presidenza, come ha annunciato in Aula la presidente Casellati “divieto di accesso a tutte le sedi parlamentari”

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COSENZA – Lo aveva preannunciato e lo ha fatto. La senatrice Bianca Laura Granato (Alternativa c’è) si è rifiutata di mostrare il proprio Green Pass entrando a Palazzo Madama, sede del Senato, beccandosi così una sanzione commutata in dieci giorni di sospensione. Lo ha deciso il Consiglio di presidenza, come ha annunciato in Aula la presidente Maria Elisabetta Casellati.

«Il consiglio di presidenza del Senato ha deliberato con efficacia immediata il divieto di accesso a tutte le sedi al parlamentare che non esibisce il green pass», ha detto Maria Elisabetta Casellati, in apertura d’Aula, spiegando che «laddove si verifichi un accesso non consentito, si prevede la sanzione di divieto di accesso a tutti le sedi e l’interdizione ai lavori parlamentari per 10 giorni». La sanzione, ha fatto sapere Casellati, «è stata immediatamente comminata alla senatrice Granato».

La senatrice Granato segnalata ai questori

“Lei può entrare – le ha risposto la commessa -, ma noi dobbiamo fare una segnalazione ai questori” – è la risposta data alla Granata appena passata il varco e, interpellata dall’Ansa, ha spiegato che in mattinata una scena analoga si era svolta allorché si era recata nel suo ufficio, nel palazzo ex Isma, esterno a Palazzo Madama, situato in piazza Capranica: “Anche in quel caso il commesso mi ha fatto passare annunciandomi che avrebbe fatto una segnalazione ai questori”. Granato si è quindi recata nell’aula della Commissione Affari costituzionali dove è iniziato l’esame del decreto sul green pass, al quale la senatrice di Ac ha presentato diversi emendamenti.

Bloccati i lavori in Commissione

La Commissione Affari costituzionali del Senato nel frattempo ha sospeso i propri lavori per la presenza in aula della senatrice Laura Granato. Il presidente della Commissione Dario Parrini ha sospeso la seduta in attesa di avere indicazioni da parte dell’Ufficio di Presidenza. “Ho ricevuto una comunicazione ufficiale da parte dei questori – ha riferito ai cronisti Parrini – sulla presenza in commissione di una senatrice che aveva violato il regolamento sul green pass. In accordo con gli stessi questori ho sospeso la seduta perché non si può lavorare quando viene violato il regolamento su un punto così importante come la sicurezza e la salute. Ora attendo le decisioni dell’ufficio di presidenza, sulle modalità per riprendere i lavori”. La Commissione sta esaminando proprio il decreto che estende l’obbligo del certificato verde a tutti i luoghi di lavoro. È iniziato il Consiglio di presidenza del Senato per esaminare il caso della senatrice no pass Laura Granato.

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