Associazioni calabresi: “come si fa a ricoverare in inverno malati gravi nelle tende?”

INU Calabria, WWFF, Associazione Medici cattolici e Associazione scientifica biologi senza frontiere: “la sanità calabrese sull’orlo del precipizio. Prima di sprofondare si tenti una soluzione alternativa”

 

CATANZARO – “Alla luce della rinnovata attuale emergenza sanitaria, della quale al momento non si intravede la conclusione, verranno montati gli ospedali militari da campo. Ma l’urgenza di realizzare nuovi posti letto dedicati ai malati covid 19 non può essere definitivamente soddisfatta nei prossimi mesi “solo” da questi presidi provvisori. Come si può pensare, infatti, di ricoverare nella stagione invernale malati gravissimi sotto le tende pensate per le zone di guerra, in una regione come la Calabria che per le sue caratteristiche climatiche presenta in larga parte del suo territorio inverni molto rigidi? Anche da un punto di vista economico l’operazione non convince per nulla.” Queste le dichiarazioni di INU Calabria, WWFF, Associazione Medici cattolici e Associazione scientifica biologi senza frontiere.

“Il presidente di Confagricoltura, in una recente intervista resa a “Il sole 24ore“ afferma che “la crisi del commercio internazionale non sarà di breve durata. Per salvaguardare l’attività economica e l’occupazione è necessario riconquistare gli spazi oggi occupati dalle importazioni”, “dobbiamo far crescere la produzione agricola italiana da destinare alla trasformazione”. Non possiamo ignorare questi appelli e rischiare di far seguire ad una crisi sanitaria una crisi alimentare. Nel territorio della provincia di Cosenza insistono diversi presidi ospedalieri (nei comuni di Castrovillari , Trebisacce, Corigliano-Rossano, San Marco Argentano, Lungro, Cariati) che, all’interno di un piano “ambizioso” e “faraonico” di nuovi presidi sanitari già finanziati, vengono progressivamente dismessi e sostituiti da un nuovo manufatto ancora tutto da realizzare che potrebbe essere messo in uso solamente tra diversi anni: il cosiddetto Ospedale della Sibaritide. A nostro avviso, Il nosocomio della Sibaritide si configura come una riproposizione di vecchie logiche basate sulla costruzione di nuove strutture in sostituzione di quelle preesistenti, senza tenere in nessuna considerazione la colata di cemento che si abbatterà su centinaia di ettari di terreno fertile e vocato all’agricoltura di qualità.

Questa progettazione contrasta anche con la fragilità idrogeologica del territorio calabrese, particolarmente nella zona della Sibaritide dove ancora non sono stati riparati i danni alle colture, agli insediamenti urbani e al parco archeologico dovuti all’imponente alluvione del 12 agosto 2015. E’ evidente, dunque, che l’unica scelta razionale è l’utilizzo dei fondi e della gara di appalto, anche con una transazione tra la stazione appaltante e la ditta appaltatrice del nuovo Ospedale della Sibaritide per la riapertura immediata e la riqualificazione dei sottoelencati Ospedali, allo scopo di realizzare un servizio sanitario territoriale adeguato alle indicazioni e alle esperienze emerse nella prima fase pandemica: Ospedale di Castrovillari, Ospedale di Trebisacce, Ospedale di Corigliano-Rossano, ospedale di San Marco Argentano, Ospedale di Lungro, Ospedale di Lamezia Terme, di Paola e Praia a Mare. Considerazioni analoghe si possono ripetere in riferimento alla realizzazione dell’ospedale della Piana dove si sta ripercorrendo il sentiero che, negli anni settanta, sempre nella piana di Gioia Tauro, portò a programmare il “V centro siderurgico“ prima e a realizzare il Porto dopo, in una zona ricca di pini e eucalipti, agrumeti e uliveti secolari con una produzione agricola di pregio lasciando un territorio devastato, trecento ettari di terreno sbancati, 140 ettari di strade. e – a imperitura
testimonianza dello spreco – il porto di Gioia Tauro.

Anche in questo caso si propone di utilizzare fondi e gara di appalto del nuovo ospedale della Piana per utilizzare a pieno regime e velocemente, riqualificandoli i seguenti nosocomi: Ospedale di Siderno, Ospedale di Palmi, Ospedale di Locri, Ospedale di Polistena. Quanto esposto si auspica possa rientrare in una seria ed efficace pianificazione territoriale di cui la Calabria, come dimostrano le attuali condizioni urbanistiche e ambientali, resta in attesa di una decisiva e definitiva attivazione. Significa riorganizzare il territorio, le aree interne, le comunità, gli ospedali ad alta specializzazione rispetto agli ospedali Zonali, e ai distretti socio-sanitari, occorre considerare la mappa della Calabria: 1) il Pollino, 2) l’alto Jonio, 3) l’alto tirreno, 4) il Cosentino, 5) il Crotonese, 6) il Lametino, 7) il Catanzarese, 8) il Vibonese, 9) la Locride, 10) la piana di Gioia Tauro, 11) il Reggino; considerare: le popolazioni insediate, la densità, la viabilità, i trasporti, ecc. vuol dire tenere in debito conto le effettive esigenze del territorio e delle popolazioni insediate.

Il Covid, – concludono – non può rappresentare il blocco di tutte le altre cure mediche, pertanto vanno individuate strutture sparse nei vari territori, utilizzando presidi già esistenti, possibilmente baricentriche e tali da costituire una rete “aggiuntiva e collegata” con il sistema sanitario, non si può pensare a tendopoli, perché non si ha il coraggio di toccare interessi di parte, o di istituire presidi che purtroppo, devono resistere nel tempo e garantire la cura ad altre malattie, parimenti pericolose per il genere umano.”