Bozza Dpcm, la Calabria rischia il lockdown con altre 4 regioni

Nella bozza del nuovo Dpcm le regioni a rischio lockdown sarebbero Lombardia, Piemonte, Alto Adige, Valle d’Aosta e appunto la Calabria come riportato da alcuni quotidiani nazionali. Ma la decisione definitiva sarà presa probabilmente domani quando arriveranno tutti i dati delle terapie intensive e il report completo del monitoraggio dell’ISS. Confcommercio Calabria “no alla zona rossa. Rischiamo un punto di non ritorno economico”

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COSENZA – In base alla bozza del nuovo Dpcm le zone rosse dovrebbero essere: Lombardia, Piemonte, Calabria, Alto Adige e Valle d’Aosta. Le zone arancioni: Puglia, Liguria, Toscana e Veneto. Più che un’indiscrezione l’elenco delle regioni finite nelle zone rosse e pubblicato da alcuni quotidiani nazionali. In realtà bisognerà probabilmente aspettare nella notte o forse fino domani quando il Governo avrà valutato tutti i dati del report con il monitoraggio settimanale sul contagio dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma se dovesse essere confermata l’indiscrezione della bozza del Dpcm, per la Calabria si prospettano dal 5 di novembre due settimane di lockdown leggero con i provvedimenti che saranno valutati su base settimanale e avranno la durata minima di 15 giorni. Le Regioni, dopo aver letto la bozza, hanno espresso tutta la loro contrarietà e la richiesta di misure per il contenimento del Coronavirus omogenee in tutto il territorio nazionale. C’è inoltre la richiesta che la valutazione del rischio epidemiologico venga fatto in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione regionali. E poi un decreto con indennizzi per le categorie economiche da presentare contestualmente al Dpcm, congedo parentale e riconciliazione e ancora esenzione 2020-21 dei tributi per tutte le attività economiche soggette a provvedimenti di chiusura.

Per la zone rossa, dove la situazione è di “massima gravità”, sarà lockdown. “Non come a marzo” dice il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, ma in realtà si potrà fare ben poco: vietato ogni tipo di spostamento, anche quelli “all’interno dei medesimi territori”, chiusi i negozi e i mercati, chiusi bar e ristoranti, sospeso tutto lo sport, possibilità di fare attività motoria “individualmente” e solo “in prossimità della propria abitazione” e attività sportiva all’aperto e da soli. Senza contare che tornerà l’autocertificazione. Si potrà uscire di casa solo per “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”, nonché per tutti quegli spostamenti “strettamente necessari” ad accompagnare i bambini a scuola. Il comma 4 dell’articolo 1 ter, alla lettera A della bozza, afferma che “è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita” dalle “Regioni o parti di esse” che si trovano nelle zone rosse “nonché all’interno dei medesimi territori”. Nelle stesse zone, viene sottolineato da fonti di governo, restano aperte “industrie, artigianato, edilizia e servizi”, oltre alle scuole elementari e alla prima media. A proposito di scuola: la mascherina sarà obbligatoria a scuola per i bambini delle elementari e delle medie, anche quando sono seduti al banco. “L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza -si legge nel testo – con uso obbligatorio di dispostivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina”.

‘Un attesa carica di apprensione. E’ quella che sta vivendo – a tutti i livelli – la Calabria, sospesa dal Dpcm del premier Giuseppe Conte che ancora non ha visto la luce e la riunione del Comitato tecnico scientifico che deve analizzare i dati sulla diffusione della pandemia e l’impatto sul sistema sanitario regionale. Intanto, in Calabria – dove la sanità è commissariata da anni dal Governo – i numeri dei contagi salgono ad un ritmo che non si era mai visto neanche nella prima fase della pandemia. Oggi le nuove positiva accertate sono state 266 – nuovo record dal marzo scorso – con 2.855 soggetti testati e ci sono state 3 vittime che portano il totale a 121. Ma quello che preoccupa è l‘aumento dei ricoverati, in particolare in terapia intensiva. Dall’ultimo bollettino oggi ne risultano 26 (14 a Cosenza, 6 a Catanzaro e 6 a Reggio Calabria) con un incremento di 7 ricoverati rispetto a 24 ore fa. E’ già saturo il reparto del Policlinico universitario di Catanzaro, così come è saturo il reparto di malattie infettive dell’ospedale Pugliese, sempre nel capoluogo. Ed è proprio su dati come questi che si basa il Cts che deve stabilire se la Calabria rientra nello scenario 4 (“massima gravità e livello di rischio alto”) da cui, quasi in automatico, scatterebbe un lockdown “light” di due settimane, con verifica alla fine del periodo, come l’ha definito la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. Light ma che comunque prevede la chiusura di attività commerciali, creando apprensione tra i titolari di negozi, spaventati dall’idea di tornare ad abbassare la saracinesca Oggi Spirlì è stato impegnato nella riunione con i ministri Boccia e Speranza. Una riunione il cui inizio, previsto alle 15.30, è slittato a dopo le 17 per la mancanza del testo del Dpcm e poi, nel tardo pomeriggio, aggiornato per un esame del testo da parte dei presidenti di regione. In attesa della decisione, il presidente f.f. ha voluto “smorzare le polemiche sorte intorno alla paventata carenza di posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva e dei posti per il ricovero dei pazienti post-Covid che sono in attesa di tornare a casa”. Al riguardo ha riferito di essere personalmente impegnato, insieme al dg del dipartimento Salute, al responsabile per l’emergenza e ai responsabili di tutte le strutture sanitarie della regione, a seguire “tutte le fasi di individuazione e adeguamento delle strutture pubbliche” per far fronte all’emergenza.

Di Natale “Calabria zona rossa è fallimento della politica”

“La paventata ipotesi di dichiarare la Calabria “Zona Rossa”, a causa del pessimo sistema sanitario, sancisce e certifica il fallimento della classe politica regionale di questi anni.” Lo afferma, in una nota, Graziano Di Natale, segretario-questore del Consigli regionale. “La sanità in Calabria – aggiunge Di Natale – è una nota dolente da ormai troppo tempo. La Giunta regionale nonostante i milioni di euro erogati dal Governo, non è stata capace, neanche dopo Il mese di marzo, di rafforzare il sistema sanitario calabrese per evitare una seconda ondata dell’emergenza coronavirus. Abbiamo preso nota di promesse sulla terapia intensiva, mai mantenute, e sono soltanto sei i posti in più da marzo. Allora mi chiedo come e dove sono stati spesi i soldi. Sono stato inascoltato ed oggi il Governo Italiano serve il conto. Purtroppo, a pagarlo sono i cittadini calabresi che stanno perdendo il diritto alla salute. Quanto sta accadendo al Pronto soccorso di Cosenza, che è al collasso, e non ha più posti di Terapia intensiva è gravissimo. Cosa sta facendo la Regione Calabria per evitare tutto ciò?”.

Facendo specifico riferimento all’ospedale di Paola, Di Natale afferma che “accade che dopo aver dato voce alle proteste dei cittadini, nel nosocomio sono iniziati i lavori per il reparto di rianimazione. Un reparto terminato ma ad oggi continuano a mancare gli arredi. Per realizzare la Terapia Intensiva al San Francesco è mancata la volontà politica ma sono stati spesi soldi pubblici per un’incompiuta. È una vergogna ma io non indietreggio di un centimetro. Sono pronto a recarmi in Procura, qualora, nei prossimi giorni, non arriveranno notizie certe sui posti di Terapia intensiva al presidio ospedaliero di Paola. Auspico che, dopo avere mortificato i calabresi, la Regione mostri almeno uno scatto d’orgoglio”.

Confcommercio Calabria “rischiamo un punto di non ritorno economico”

I cittadini e le imprese calabresi non paghino per colpe legate alla cattiva gestione della sanità. Invito tutti gli esponenti delle associazioni di categoria regionali che siedono ai vertici nazionali di far sentire la loro voce. Rischiamo di giungere al punto di non ritorno economico“. Lo afferma il presidente di Confcommercio Calabria Klaus Algieri esprimendo la contrarietà all’ipotesi di zona rossa in Calabria. “Le notizie che stanno circolando in queste ore – afferma – ci mostrano scenari sempre più duri per la nostra Regione. Se le anticipazioni fossero confermate e la Calabria fosse dichiarata zona rossa per tutte le imprese sarebbe la fine. Si creerebbe un danno irreversibile alla nostra economia dal quale di certo non riusciremmo a rialzarci con facilità. Non accetto che la Calabria, che conta circa 200 contagi al giorno, venga paragonata ad altre Regioni dove l’incidenza del Covid rapportata alla popolazione è molto più alta e ancora più inaccettabile è il fatto che tutto questo accada per la cattiva gestione della sanità da parte del Governo centrale e regionale. I cittadini e le imprese calabresi non paghino per colpe non loro, ma chi di dovere si assuma le sue responsabilità intervenendo al più presto. Faccio appello a tutti i politici calabresi perché scongiurino questa catastrofe facendo intervenire i vertici nazionali dei loro partiti. Invito, inoltre, tutti gli esponenti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali regionali che siedono ai vertici nazionali di far sentire la loro voce”. “Con la Calabria istituita zona rossa – conclude Algieri – rischiamo di giungere al punto di non ritorno economico-sociale e sarà la fine”