ISS: la Calabria nello scenario 4 dell’epidemia, il più grave. Criticità nel sistema sanitario

Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, più la provincia di Bolzano sono già nello scenario 4, quello peggiore prospettato dall’ISS e caratterizzato da una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”. Nel monitoraggio settimanale Rt sopra 1.7 in tutta Italia e in peggioramento in tutte le Regioni

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COSENZA – Sono 11 le regioni classificate a rischio elevato di una trasmissione non controllata di SARSCoV-2 mentre 4 regioni (Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte) più la provincia di Bolzano sono già nello scenario 4, il peggiore prospettato dall’ISS, quello che prevede un lockdown. Lo rileva il monitoraggio settimanale pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità nel periodo 08 – 21 ottobre 2020. Delle 11 regioni, 5 sono considerate a rischio alto a titolo precauzionale ma il dato non è attendibile, perché la sorveglianza è insufficiente al momento della valutazione. Altre 8 Regioni e Province autonome sono classificate a rischio moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese. Quelle a rischio alto sono l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Sicilia, la Toscana, la Valle d’Aosta e il Veneto. In generale tutta l’Italia sia avvia verso lo scenario peggiore.

Cos’è lo scenario 4 dell’ISS, cosa comporta

Lo scenario 4, il più critico, secondo l’iSS definisce una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5 (ovvero con stime IC95% di Rt maggiore di 1,5). Anche se una epidemia con queste caratteristiche porterebbe a misure di mitigazione e contenimento più aggressive nei territori interessati, uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 1-1,5 mesi, a meno che l’epidemia non si diffonda prevalentemente tra le classi di età più giovani, come osservato nel periodo luglio-agosto 2020, e si riuscisse a proteggere le categorie più fragili (es. gli anziani). A questo proposito, si rimarca che appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità”. Con questo scenario, il peggiore, il rischio concreto è quello del lockdown.

Epidemia peggiora in tutta Italia, RT sopra 1.7

Intanto nel consueto monitoraggio settimanale sulla situazione dell’epidemia in Italia, stilato dall’istituto superiore della Sanità, emerge che è atto in “rapido peggioramento“. Anche se ancora compatibile con uno scenario di tipo 3 si viaggia verso in evoluzione verso uno scenario di tipo 4. In alcune Regioni italiane, infatti, la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4 con rischio di tenuta dei servizi sanitari nel breve periodo. Si conferma pertanto una situazione “complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con rischio di criticità importanti a breve termine in numerose Regioni/PA italiane”. Nel periodo 08 – 21 ottobre 2020, l’indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,70. Si riscontrano valori di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle Regioni/PA italiane, con valori superiori a 1,5.

Primi effetti sulle misure anti-contagio entro una settimana

“Ci troviamo di fronte ad un Paese che ha adottato misure importanti che si stanno implementando, i cui effetti vedremo alla fine della prossima settimana, 15-20 giorni sono i tempi per comprendere come agiscono sulla diffusione dell’infezione, alle quali però si possono e si debbono inserire ulteriori misure che possono essere e a livello nazionale e a livello locale”. Lo ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro alla conferenza stampa sull’analisi della situazione epidemiologica di Covid-19 in Italia, tenuta insieme al presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli. Nel report settimanale è emerso anche che attualmente il carico di lavoro “non è più sostenibile sui servizi sanitari territoriali con evidenza di impossibilità di tracciare in modo completo le catene di trasmissione ed aumento in proporzione dei casi evidenziati per sintomi”, che superano per la prima volta questa settimana quello dei casi identificati tramite contact tracing.

Regioni alzino le misure anti-covid

L’iSS sottolinea che in questo momento “è fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. E’ obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine. Si ribadisce la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi. Si invitano nuovamente le Regioni/PA a realizzare una rapida analisi del rischio, anche a livello sub-regionale, e di considerare un “tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio”.