Omicidio Torano: condanna definitiva per Gradilone - QuiCosenza.it
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Omicidio Torano: condanna definitiva per Gradilone

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COSENZA – Verdetto finale, di colpevolezza. I giudici della Corte di Cassazione hanno chiuso con la ceralacca il caso giudiziario di Aldo Gradilone, accusato dell’omicidio di Alessandro Chiappetta,

avvenuto il 4 gennaio del 2007 a Torano Castello, condannandolo a 14 anni e 4 mesi. Il carpentiere di Santa Sofia d’Epiro, imputato ed indiziato numero uno per quel delitto, in tutti e tre i gradi di giudizio ha cercato di protestare la sua innocenza. Una versione di estraneità a quel fatto di sangue che la legge, in in nome del popolo italiano, non ha mai ritenuto convincente. Dopo aver incassato una prima condanna a 28 anni di reclusione, rimediata la termine del processo di primo grado (19 giugno del 2010, ndr) , il verdetto di colpevolezza nei confronti dell’omicida era stato “calato” a 15 (6 luglio dell’anno seguente), ora nel terzo ed ultimo grado l’ulteriore abbuono di 6 mesi.

L’OMICIDIO – Alessandro Chiappetta fu ammazzato a ventinove anni con una fucilata alla testa. Il giovane operaio era a bordo della sua auto, una Fiat Panda, parcheggiata davanti all’ingresso di un allevamento di struzzi, al “Casello 21” di contrada Dominicelli, a Torano Castello. Aspettava, fumando una sigaretta, l’arrivo del suo carnefice, in una sera fredda e umida. Era il 4 gennaio del 2008. 

LA RICOSTRUZIONE L’attesa di quel ragazzo terminò poco dopo le diciannove e trenta. Una scarica di piombo lo inchiodò al sedile di guida. Il sicario, per cancellare le tracce, cosparse, poi, di liquido infiammabile l’utilitaria e le diede fuoco. Il cadavere carbonizzato della vittima fu ritrovato solo la mattina successiva, dai carabinieri di Rende che ricevettero una segnalazione. Dalle prime investigazioni emerse la pista passionale che venne battuta per cinque mesi dal pm Francesco Minisci. Seguendo scrupolosamente quelle tracce, il magistrato inquirente arrivò ad Aldo Gradilone, 45 anni, carpentiere e, all’epoca, consigliere comunale di Santa Sofia d’Epiro, che venne incriminato con l’accusa di omicidio.

IL PRIMO GRADO – La Corte d’assise di Cosenza (presidente: Maria Antonietta Onorati; a latere: Isabella Russi) condannò a 28 anni di reclusione l’imputato. Una pena che i giudici quantifificarono escludendo le aggravanti della premeditazione e quella teleologica, e concedendo le circostanze attenuanti generiche equivalente alla residua aggravante. Il nome di Gradilone era venuto a galla investigando nella vita più intima e inconfessabile di Chiappetta che è detonata nel fatto di sangue. La trama del delitto, ricostruita dalla Procura guidata da Dario Granieri, è un intreccio passionale. Chiappetta, che avrebbe dovuto convolare a nozze poche settimane dopo quel dannato 4 gennaio, avrebbe mantenuto una relazione stabile con una donna di Torano. La signora, però, titolare d’un negozio, era da tempo l’amante dell’imputato, sposato ma di fatto separato in casa (passo formalizzato successivamente davanti al Tribunale di Cosenza). La fisionomia che assunse l’inchiesta sin dalle prime ore puntava decisa su un elemento: la gelosia. Gradilone aveva scoperto la tresca. Così, ottenute dalla donna garanzie sulla immediata interruzione del rapporto, aveva affrontato l’operaio intimandogli di lasciarla stare. Nonostante le assicurazioni ricevute, i sospetti rimasero. Le ultime mosse di Chiappetta (come l’acquisto della casa proprio vicino alla donna conturbante, contesa dai due uomini) avrebbero finito, per spingere Gradilone verso il delitto, sbocco naturale d’un garbuglio passionale, scandito da sentimenti esasperati e gelosia morbosa. Una ricostruzione che il pm requirente, Giuseppe Casciaro, aveva cristallizzato nel corso della sua discussione conclusa con la richiesta di 22 anni di reclusione per l’imputato. Incisiva anche la ricostruzione offerta dai patroni di parte civile, gli avvocati Maurizio e Vincenzo Vetere. I legali hanno setacciato i retroscena sentimentali di questa dolorosa vicenda alzando il velo sulla “staffetta” amorosa che avrebbe coinvolto vittima e carnefice. La logica non lasciava alcun dubbio sul movente del delitto. da un’intercettazione emerge tutta la passione che Gradilone provava per questa donna. L’imputato era a conoscenza della relazione tra la donna e Alessandro Chiappetta. E, allora, Gradilone non avendo la forza di rinunciare a questo suo grande amore ha deciso di sopprimere Chiappetta. Dunque, sparando al rivale Gradilone avrebbe spezzato definitivamente quel legame.

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