Gestione migranti, indagati il sindaco di Varapodio e altre 5 persone

Notifica dell’avviso di conclusione indagini a sei persone tra le quali il sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari, eletto a capo di una lista civica e candidato non eletto alle regionali del gennaio scorso con Fratelli d’Italia

 

VARAPODIO (RC) – Una gestione costosa, discrezionale e poco trasparente del centro di accoglienza per migranti di Varapodio, nel Reggino. E’ quella che sarebbe emersa nel corso di una inchiesta, denominata ‘Cara accoglienza’ e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova con il coordinamento della Procura di Palmi, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione indagini a sei persone tra le quali il sindaco di Varapodio, Orlando Fazzolari, eletto a capo di una lista civica e candidato non eletto alle regionali del gennaio scorso con Fratelli d’Italia.

Indagati anche il gestore di una società cooperativa, due titolari di impresa di abbigliamento e due funzionari della Prefettura di Reggio Calabria. Sono indagati, a vario titolo, per falso ideologico (unico reato contestato ai funzionari della Prefettura), abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, truffa ai danni dello Stato e peculato.

L’inchiesta “Cara accoglienza” ha riguardato la gestione del centro di accoglienza realizzato a Varapodio nell’ex agriturismo ‘Villa Cristina’, attivo dal settembre 2016 all’aprile 2018, dopo una convenzione stipulata tra il Comune e la Prefettura di Reggio, ed è partita nel 2017, poco dopo l’apertura della struttura. Dagli accertamenti, riferiscono gli investigatori, è emersa una “gestione personale e discrezionale, caratterizzata da poca trasparenza e correttezza”, soprattutto in riferimento all’affidamento di servizi e forniture alle imprese, ma anche sull’assunzione dei singoli collaboratori che si occupavano della gestione dei migranti. Fazzolari, in particolare, è accusato di aver stipulato convenzioni con affidamenti diretti con imprese da lui scelte senza la preventiva autorizzazione dal Consiglio comunale, il tutto, secondo gli investigatori, in contrasto con la normativa e in violazione del Codice degli appalti e della Convenzione con la Prefettura. Inoltre, tale scelta sarebbe avvenuta senza l’astensione in presenza di un interesse proprio. Il sindaco, infatti, per l’accusa, affidava le convenzioni di beni e servizi a soggetti con cui si trovava in conflitto di interesse, in quanto per alcuni di essi svolgeva o aveva svolto il ruolo di consulente fiscale o intermediario-commercialista. Fazzolari è accusato anche di falso ideologico per le autodichiarazioni con cui avrebbe attestato falsamente di non trovarsi in situazione di conflitto di interesse. Con il legale rappresentante della Società cooperativa sociale “Itaca”, che si occupava dell’accoglienza e assistenza ai migranti, era legato da consolidati rapporti di collaborazione, amicizia e cointeresse. La coop, per l’accusa, sovrafatturava le spese per il pagamento dei collaboratori causando, dal settembre 2016 al marzo 2018, un ingiusto profitto di circa 20.000 euro, con pari danno all’Ente Pubblico. Per i carabinieri l’anomala gestione del Sindaco del centro di accoglienza è evidenziata anche dai rapporti con due imprese di abbigliamento, concessionarie per la fornitura di abbagliamento, scarpe e attrezzatura sportiva per i migranti. Il Sindaco avrebbe stabilito gli importi da liquidare con i titolari, accordandosi anche prima che avessero fatturato. Un accordo che consentiva anche un pagamento maggiorato della merce rispetto a quanto stabilito. Il tutto in danno del Comune. Parte della merce, poi, invece che ai migranti sarebbe stata destinata al figlio del sindaco. I funzionari ispettori della Prefettura di Reggio, invece, sono indagati perché nel corso di un controllo avrebbero redatto un falso verbale omettendo di indicare le irregolarità emerse sulla regolarizzazione delle cuoche e la forniture di alimenti, nonché la mancata manifestazione di interesse per altre cooperativa da parte del Comune, oltre la “Itaca”.

Un vero e proprio “centro di illecito guadagno e di cointeressi, per il consolidamento dei rapporti personali e professionali dei gestori, in particolare del Sindaco, e per il rafforzamento della sua influenza politica nel territorio, il tutto con grave danno ai principi del buon andamento, imparzialità, legalità e trasparenza della Pubblica amministrazione”. Era quello che era diventato, riferiscono gli investigatori, il centro di accoglienza per migranti di Varapodio secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri della Compagnia di Taurianova e dalla Procura di Palmi diretta da Ottavio Sferlazza con l’inchiesta “Cara accoglienza” nella quale sono indagate sei persone tra le quali il sindaco di Varapodio Orlando Fazzolari. Tra le altre cose, secondo l’accusa, il sindaco, avrebbe affidato la convenzione per la gestione del centro alla società cooperativa sociale “Itaca” – con il legale rappresentante della quale aveva consolidati rapporti di collaborazione, amicizia e cointeresse – in cambio dell’assunzione, con contratti di prestazione di lavoro occasionale, di persone a lui legate da rapporti di collaborazione, anche politica e di amicizia. Tra queste, viene contestata l’assunzione di due consiglieri di maggioranza e della moglie di uno dei due, privi di specifica competenza, che ricevevano un contribuito mensile anticipato dalla Cooperativa e poi rimborsato dal Comune. Per l’assunzione di uno dei consiglieri, il legale rappresentate della coop è accusato anche di peculato. In una fase di tensione politica con il Sindaco infatti, per evitare che il consigliere rompesse i rapporti politici con Fazzolari, il gestore della società, secondo l’accusa, avrebbe distratto parte dei corrispettivi versati dal Comune di Varapodio per pagare al dipendente 200 euro in più al mese rispetto a quanto stabilito dal contratto di collaborazione.