In Italia solo il 42% di spiagge libere e balneabili. Preoccupante la situazione in Calabria

Lo rivela il nuovo rapporto Spiagge di Legambiente, che come ogni anno fotografa le aree costiere del Belpaese. Male Sicilia, Calabria, Campania

 

ROMA – Nell’estate del coronavirus, trovare un posto libero dove prendere il sole liberamente e gratuitamente è sempre più difficile. Aumentano le concessioni balneari, che a oggi interessano oltre il 50% delle spiagge italiane. Un altro 8% di costa non è balneabile perché il mare è inquinato: buona parte di questi tratti si trovano in Sicilia, Calabria e Campania. Alla fine, solo il 42% delle spiagge italiane è libero e balneabile. Lo rivela il nuovo rapporto Spiagge di Legambiente, che come ogni anno fotografa le aree costiere del Belpaese. Legambiente ha messo assieme i dati del Ministero delle Infrastrutture, di Regioni e Comuni, e analizzato foto aeree per stilare una classifica dei primi dieci Comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione: Alassio (SV), Jesolo (VE), Forte dei Marmi (LU), Rimini, Lido di Ostia (Roma), San Benedetto del Tronto (AP), Alba Adriatica (TE), Pozzuoli(NA), Giardini Naxos (ME) e Mondello (Palermo).

Preoccupa la situazione in Sicilia, dove la percentuale di spiagge in concessione è più bassa che in altre regioni, ma nel 2019 sono state presentate oltre 600 richieste di nuovi stabilimenti. Dai dati 2020 del portale Acque del Ministero della Salute, il 7,8% dei tratti sabbiosi in Italia è sottratto alla balneazione. Di questa percentuale, circa 90 km sono interdetti per inquinamento: in special modo in Sicilia, Calabria e Campania, che da sole contano circa 73,5 km sui 90 complessivi. Poi ci sono altri 169,04 chilometri di costa sabbiosa “abbandonati”, ossia aree in cui ricade la foce di un fiume, di un torrente o di uno scarico, e che non vengono campionati. Alla fine, tra stabilimenti balneari e tratti inquinati, si può fare il bagno liberamente solo sul 42% delle spiagge italiane. La Legge di Bilancio 2019 e il recente Decreto Rilancio hanno prorogato senza gara le concessioni balneari fino al 2033.

Eppure, già nel 2009 l’Ue ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, chiedendo la loro messa a gara, come prevede la Direttiva Bolkestein del 2006. “E poi ci sono canoni pagati per le concessioni sempre troppo bassi”. Legambiente fa notare che “le entrate per lo Stato sono di appena 103 milioni di euro (dati 2016), a fronte di un giro d’affari miliardario“. “Il Papeete Beach di Milano Marittima – sottolinea l’Associazione ambientalista – paga 10 mila euro di canone annuo a fronte di un fatturato di 700 mila euro, il Twiga di Marina di Pietrasanta (LU) di Flavio Briatore ha un fatturato annuo da 4 milioni di euro, ma paga un canone di 16 mila”. In compenso, nell’estate della Covid aumentano i costi medi per una giornata in spiaggia per le famiglie italiane, come evidenziano gli studi Ircaf e Altroconsumo.