Esercito e Avis, uniti per una campagna di solidarietà - QuiCosenza.it
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Calabria

Esercito e Avis, uniti per una campagna di solidarietà

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Anche quest’anno, l’Esercito Italiano e l’Avis Regionale, hanno organizzato delle giornate di donazione sangue sul territorio calabrese

 

CATANZARO –  L’evento reso possibile grazie all’intesa sancita tra Avis Calabria ed Esercito ha avuto lo scopo di avvicinare la cittadinanza alle due realtà che indistintamente si prodigano per il prossimo. Avis Regionale, che è presente in Calabria con 155 sedi dislocate capillarmente sull’intero territorio regionale, ha promosso nei giorni scorsi una campagna d’informazione per i donatori affinché si rafforzi sempre lo spirito di solidarietà verso il prossimo, questo è stato possibile anche grazie alla sensibilità del colonnello Russo Comandante del Raggruppamento Calabria e del ten. colonnello Rotunno Comandante Gruppo Tattico, su base 24° reggimento artiglieria terrestre “Peloritani” della Brigata Aosta, supportati dal personale del 1° reggimento bersaglieri di Cosenza della Brigata Garibaldi, mettendo in campo iniziative su tutte le province calabresi per promuovere la donazione di sangue non solo per i militari ma per l’intera collettività calabrese.


A conclusione del ricco programma di donazioni, il prossimo 05 agosto alle ore 10:30, presso la sede dell’AVIS comunale di Locri, il presidente AVIS Regionale Calabria Rocco Chiriano e la Presidente della comunale locrese Marina Leone, incontreranno gli organi di stampa per illustrare le varie iniziative di sensibilizzazione per diffondere e promuovere la cultura della donazione, coinvolgendo le scuole del territorio, le Istituzioni, gli Enti e le Forze dell’Ordine.
In tale contesto, i volontari ringrazieranno il personale militare del Raggruppamento Calabria impiegato per l’esigenza Strade Sicure, che ha donato con una grande partecipazione, evidenziando il connubio esistente tra il servizio prestato e il concetto di solidarietà.

Calabria

Crotone sarà senz’acqua da domani fino a sabato: il sindaco chiude le scuole

L’interruzione dell’erogazione dell’acqua potabile è dovuta ad una serie di interventi di manutenzione straordinaria alla condotta di adduzione dell’acqua

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CROTONE – La città di Crotone resterà completamente a secco per tre giorni. Per la precisione dalle ore 15,30 di mercoledì 25 maggio fino a sabato 28 maggio. Salvo complicazioni. L’interruzione dell’erogazione dell’acqua potabile si è resa necessaria per eseguire una serie di interventi di manutenzione straordinaria alla condotta, di proprietà del Corap, ex Nucleo industriale, che porta l’acqua al partitore del potabilizzatore di Crotone. Il Corap ha dato comunicazione ufficiale dei lavori nella giornata di oggi al Comune di Crotone, alla Prefettura, alla società Congesi che gestisce il servizio idrico in città, all’Arsa, ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile.

Il sindaco Enzo Voce ha convocato il Centro operativo comunale di Protezione civile e tutte le altre realtà interessate (Corap, Congesi, Protezione Civile) per programmare una serie di interventi di assistenza alla cittadinanza durante il periodo di interruzione del servizio idrico. Inoltre ha disposto la chiusura degli istituti scolastici di ogni ordine e grado da giovedì 26 a sabato 28 maggio. Attraverso il supporto di Calabria Verde saranno posizionate autobotti in varie zone della città. Sarà aumentata la portata del flusso dell’acqua verso i serbatoi cittadini dall’indotto di Sant’Anna e nel contempo Congesi effettuerà una serie di manovre sui serbatoi cittadini per garantire, attraverso turnazioni, equamente il servizio idrico in tutti i quartieri della città. Degli interventi di manutenzione sulla condotta si era già discusso nei giorni scorsi in occasione della rottura verificatasi in località Margherita che ha lasciato la città a secco per tre giorni. Interventi che, ora, dovrebbero definitivamente risolvere il problema della crisi idrica.

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Calabria

Omicidio Berlingeri: confermato l’ergastolo per Marco Gallo, 15 anni per la moglie

La vittima stava scaricando delle cassette di arance quando è stato colpito da 4 colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata dal killer a bordo di un motorino

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LAMEZIA TERME – Ergastolo per Marco Gallo e 15 anni per la moglie Federica Guerrise. E’ stata confermata anche in Appello la sentenza di primo grado – emessa il 18 Novembre 2020 – per l’omicidio del fruttivendolo 57enne Francesco Berlingeri, avvenuto la sera del 19 gennaio 2017. Dopo un’ora di camera di consiglio la Corte di Assise di Appello, presieduta da Gabriella Riillo, ha confermato la sentenza di primo grado e liquidato le spese in favore delle costituite parti civili.

L’omicidio

La vittima stava scaricando delle cassette di arance dal furgoncino parcheggiato davanti al negozio, quando, uscendo dall’attività commerciale, è stato colpito da 4 colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata da un killer a bordo di un motorino. Rimasto lievemente ferito da un colpo di rimbalzo, il nipote di Francesco Berlingieri. Erano le 19 e, la zona era molto trafficata. Subito, partite le indagini attraverso le testimonianze e la visione delle telecamere. La coppia è stata poi arrestata nell’ottobre 2017. L’elemento di svolta nelle indagini, è stata proprio la presenza nei dintorni di via Fiume, di una Fiat 600 grigia. I coniugi, considerati dall’accusa anche partner criminali, erano stati incastrati dall’analisi dei filmati di videosorveglianza privati e delle celle telefoniche.

La donna, in particolare, avrebbe – secondo l’accusa – assunto il ruolo di “specchietto”, effettuando dei sopralluoghi a bordo della sua auto, la Fiat 600, appostandosi e girando intorno il negozio per poi avvisare telefonicamente il marito dell’arrivo dell’obiettivo.

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Omicidio passionale di un agente della penitenziaria: assassino condannato a 18 anni

Il killer era stato arrestato poche ore dopo l’omicidio e aveva confessato di avere ucciso dopo avere scoperto la relazione dell’ex moglie con Pino

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CATANZARO – È stato condannato a 18 anni di carcere Giuseppe Guadagnuolo, di 57 anni, accusato dell’omicidio di Angelo Pino 52enne, ex agente della polizia penitenziaria ucciso a Lamezia Terme il 20 ottobre 2019. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Catanzaro che ha assolto perché il fatto non costituisce reato Iolanda Vescio, ex moglie di Guadagnuolo accusata di ricettazione e di avere illecitamente detenuto la pistola clandestina utilizzata per l’omicidio.

Nei confronti di Guadagnuolo, lo scorso 12 maggio, il pm aveva invocato l’ergastolo mentre aveva chiesto la pena di un anno e sei mesi nei confronti di Iolanda Vescio. La Corte ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti. È stata, inoltre accolta, la richiesta di risarcimento per i familiari costituiti parte civile, e rappresentati dall’avvocato Renzo Andricciola, ma è stata respinta la richiesta di una provvisionale. Giuseppe Guadagnuolo, difeso dall’avvocato Antonio Larussa, era stato arrestato poche ore dopo l’omicidio e aveva confessato di avere ucciso dopo avere scoperto la relazione dell’ex moglie con Pino. Il reato è aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

Guadagnuolo è inoltre accusato di atti persecutori nei confronti dell’ex moglie per averla ridotta a cambiare abitudini di vita a causa della sua morbosa gelosia, con condotte di ingiurie, minacce, molestie e percosse. Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura lametina, la sera di sabato 20 ottobre, Guadagnuolo, dopo aver pedinato la coppia, aveva raggiunto Pino, alla guida della propria auto, proprio mentre quest’ultimo stava rincasando dopo aver trascorso la serata con la donna. Intorno all’una di notte, dopo averlo indotto a fermare la propria auto, sorpassandolo e sbarrandogli la strada, Guadagnuolo gli aveva sparato raggiungendolo al torace e alla mano destra che l’uomo aveva alzato nella vana speranza di difendersi. Vedendo che la vittima si muoveva ancora, Guadagnuolo lo aveva colpito più volte alla testa con la canna e con il calcio della pistola. In seguito Guadagnuolo aveva bruciato i vestiti con della benzina e si era cambiato con abiti che si era portato dietro. Poi aveva gettato la pistola in un dirupo.

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