Tentano di rubare cavi di rame in una ditta privata: arrestate due persone - QuiCosenza.it
Ritrovaci sui social

Calabria

Tentano di rubare cavi di rame in una ditta privata: arrestate due persone

Avatar

Pubblicato

il

Alla vista dei militari i due hanno cercato di disfarsi della refurtiva ma sono stati immediatamente bloccati e tratti in arresto poiché ritenuti responsabili di furto aggravato in concorso

 

REGGIO CALABRIA – Proseguono incessanti i controlli dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, quotidianamente impegnati al fine di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica e far rispettare tutte le misure assunte per contenere la diffusione del coronavirus, in una situazione tanto delicata per il nostro “Paese”, in cui nonostante l’emergenza sanitaria in atto, continuano ad essere perpetrati reati contro il patrimonio.

Nella tarda serata di eri, i carabinieri delle Stazioni di Fiumara e Campo Calabro, nel corso di un servizio di controllo del territorio, transitando nella zona industriale di Campo Calabro all’altezza della ditta “Camion Service s.r.l.” hanno notato il 33enne Carlo Morello e il 37enne Massimo Bevilacqua, entrambi con pregiudizi di polizia e domiciliati al villaggio Arghillà di Reggio Calabria, intenti a trascinare dei cavi in rame della lunghezza di circa 200 mt che avevano appena asportato dall’interno dell’area deposito della menzionata ditta.

Alla vista dei militari i due hanno cercato di disfarsi della refurtiva ma sono stati immediatamente bloccati e tratti in arresto poiché ritenuti responsabili di furto aggravato in concorso. La refurtiva recuperata è stata restituita al legittimo proprietario. Tratti in arresto, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari presso le proprie abitazioni, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, ove rimarranno in attesa della celebrazione del rito direttissimo.

Calabria

Covid: casi ogni 100mila abitanti, migliorano i dati della Calabria

E’ in miglioramento, nella settimana dal 5 all’11 maggio, in Calabria, l’indicatore relativo ai “Casi attualmente positivi per 100.000 abitanti”

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

CATANZARO – In Calabria l’11,3% della popolazione ha terminato il ciclo di vaccinazione e nella settimana dal 5 all’11 maggio, l’indicatore relativo ai “Casi attualmente positivi per 100.000 abitanti” è in miglioramento: sono infatti 700, dato che segna una diminuzione dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente del 15,6%. Il dato arriva dalla Fondazione Gimbe e dal monitoraggio settimanale con l’analisi sull’andamento dell’epidemia da Covid 19, forniture e somministrazioni vaccini.

Posti letto e vaccini

Restano sopra la soglia di saturazione i posti letto in area medica occupati da pazienti Covid-19 al 42%. Sul fronte vaccinale, la percentuale di popolazione che ha effettuato il ciclo completo è pari al 11,3% rispetto all’Italia che conta il 13%. A questo dato si aggiunge un ulteriore 14,4% solo la prima dose (Italia 16,2).

Per gli over 80 hanno completato il ciclo in Calabria il 62,4% (Italia 77%) a cui aggiungere un ulteriore 11,3% solo prima dose (Italia 13%). Nella fascia di età 70-79 anni ha effettuato il ciclo completo il 18,1% (Italia (18,1%) a cui aggiungere un ulteriore 44,3% con prima dose (Italia 55,9%); nella fascia 60-69 anni ha effettuato il ciclo completo il 14,3% (Italia 12,3%) a cui aggiungere un ulteriore 36% con una dose (Italia 38,2%). La percentuale di dosi somministrate su dosi consegnate per Astrazeneca è pari al 65,6% (Italia 80,7%)

Continua a leggere

Calabria

Asp di Reggio Calabria: fatture pagate due volte, 4 milioni di euro sequestrati

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei 19 indagati nell’inchiesta sulle doppie fatture pagate dall’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria in favore dello “Studio radiologico s.a.s. di Fiscer Francesco” arriva il sequestro

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

REGGIO CALABRIA – La guardia di finanza ha sequestrato disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro al termine dell’indagine, coordinate dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dai pm Giulia Scavello e Marika Mastrapasqua che, nei giorni scorsi, avevano chiesto il rinvio a giudizio, tra gli altri, per il titolare dello studio radiologico Francesco Fiscer ma anche per l’ex assessore regionale Maria Teresa Fragomeni, l’ex direttore generale dell’Asp Ermete Tripodi, l’ex direttore sanitario Salvatore Barillaro, quello amministrativo Pasquale Staltari e l’ex commissario straordinario dell’Asp Santo Gioffré. I fatti si sono verificati pochi giorni dopo l’insediamento di quest’ultimo che è accusato di aver firmato, il 3 aprile 2015, un mandato di pagamento all’istituto radiologico relativo a una transazione al termine di una procedura iniziata dai suoi predecessori.

Transazione di 7 milioni e 974mila euro che, stando all’inchiesta, era a saldo di crediti pregressi, presuntivamente vantati come non ancora riscossi. Gli investigatori hanno, quindi, analizzato nel dettaglio ciascuna delle quasi cento fatture presentate dallo studio radiologico Fiscer e poste a fondamento di diversi decreti ingiuntivi divenuti esecutivi a seguito della mancata opposizione dell’Asp reggina. Una notevole parte di quelle fatture, secondo gli inquirenti, erano state già liquidate per un ammontare complessivo di oltre 4 milioni di euro, compresi gli interessi. I reati contestati ai 19 indagati sono quelli di falso ideologico e truffa aggravata. Al rappresentante legale Francesco Fiscer la Procura contesta anche l’autoriciclaggio, per aver trasferito complessivamente 1milione 393mila euro provento del delitto di truffa, al fine di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa. I quattro soci dello studio radiologico, invece, sono accusati di riciclaggio per aver percepito i dividendi frutto dei proventi della truffa. La guardia di finanza ha constatato, inoltre, una base imponibile sottratta a tassazione, ai fini delle imposte sui redditi pari a 2 milioni e 300mila euro e un Irap dovuta pari a 110mila euro. Nei confronti dei funzionari pubblici, infine, è partita la segnalazione alla Corte dei conti per un “danno erariale – è scritto in una nota delle fiamme gialle – pari ad 4milioni e 20mila euro”.

Continua a leggere

Calabria

Carburante “in nero”, cinque imprese sotto sequestro per riciclaggio

Nell’ambito dell’operazione 15 persone sono state denunciate per riciclaggio ed autoriciclaggio, violazione norme sulle accise e fatturazione per operazioni inesistenti

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

REGGIO CALABRIA – Questa mattina a Reggio ed in provincia di Messina, a conclusione dell’operazione denominata “Metameria”, i carabinieri hanno hanno eseguito un decreto di sequestro di alcune imprese con relativo patrimonio aziendale per un valore nel complesso a circa 15 milioni di euro. Sotto sequestro sono finite la Panoramic Stop di Penna Vincenza & Co. S.a.s., la BM Service s.r.l. e l’Impresa Individuale “API” di Ianno’ Francesco” entrambe con sede a Reggio Calabria; La Eco. F.a.l. s.n.c. di La Valle Egidio e Francesco, e la Logam s.r.l. – Logistica per l’ambiente entrambe con sede a Villa San Giovanni.

Quindici persone sono state denunciate ed il sequestro arriva a seguito di un’indagine dal 2017 che ha già portato il 16 febbraio 2021 all’emissione di 28 provvedimenti cautelari nell’ambito dell’operazione “Metameria”. E’ stata, secondo gli investigatori, completata la ricostruzione dei rapporti della cosca Condello di Archi con imprenditori collusi in quanto totalmente asserviti alla ‘ndrangheta.

Il filone dell’attività di indagine ha preso le mosse dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Lucibello, ex socio dell’imprenditore Francesco Giustra (arrestato lo scorso febbraio ed indagato per concorso esterno in associazione mafiosa), che ha svelato le trame imprenditoriali della cosca guidata da Demetrio e Giandomenico Condello e acceso i riflettori sull’affare legato all’acquisto del parco veicoli della Leonia Spa.

La figura di Francesco Ianno’

Il contributo dichiarativo analizzato ha posto in luce la figura di Francesco Ianno’, imprenditore nel settore della distribuzione dei carburanti che opera da tempo a Reggio Calabria con due impianti aventi sede, rispettivamente, nelle località di Arghillà ed Arangea, che viene individuato quale imprenditore che si è prestato a compiere attività di reimpiego di capitali attraverso l’emissione da parte di soggetti compiacenti, di documenti fiscali attestanti operazioni commerciali inesistenti riferibili ad una frode in commercio nel settore della vendita di carburanti.

Nello specifico Francesco Ianno’ può disporre di un ingente quantitativo di carburante “in nero” che sottrae alla compagnia petrolifera, grazie alla complicità di diversi soggetti costituenti parte integrante della filiera di controllo, gestione e trasporto del carburante, che viene reimmesso nella rete di distribuzione da lui controllata con i due impianti di Reggio. La necessità di rendere fiscalmente apprezzabile una parte dei profitti illeciti così accumulati, al fine di giustificare maggiori spese, ha indotto Ianno’ a sovrafatturare le forniture rese a favore di alcune imprese-clienti, restituendo loro, in contanti la differenza tra il presso reale e quello artificiosamente rappresentato nel documento fiscale. Le imprese-clienti, consapevoli della necessità di  Ianno’ di auto-riciclare i profitti delle condotte fraudolente ai danni della compagnia petrolifera e dell’Erario, si sono prestati ad agevolare quell’attività di riciclaggio, utilizzando, ai fini fiscali, le fatture per operazioni parzialmente inesistenti, così conseguite.

Va segnalato, come le imprese: “Eco. F.a.l. s.n.c. di La Valle Egidio e Francesco” e “Logam s.r.l. – Logistica per l’ambiente”, all’epoca dei fatti accertati, fossero sottoposte a controllo giudiziario, e pertanto le condotte fraudolente poste in essere, finivano per occultare, anche agli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale, i flussi finanziari generati dal sistema delittuoso accertato. Le condotte in questione sono state accertate, per importi inferiori, anche in relazione ad altre imprese, per le quali il GIP non ha disposto il sequestro, avuto riguardo ai più ridotti profitti così conseguiti.

Continua a leggere

Di tendenza