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La Locride si candida a diventare Capitale della Cultura Italiana 2025

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Presentato dal Gal Terre Locridee il progetto per la candidatura della Locride a Capitale della Cultura Italiana 2025

 

LOCRI (RC) – Locride Capitale della Cultura Italiana 2025. La gente si stringe intorno all’idea del GAL Terre Locridee. Metti una sera di prima estate. In uno scenario magico. In cui ti sembra che gli ulivi lì davanti trasmettano voci e suoni provenienti da un passato lontano. In cui il caldo lieve lascia sentire i brividi sulla schiena per la sfida imminente. In cui la luce radente illumina gli sguardi e dice a tutti se vuoi giocare la partita…Lo sport è metafora della vita. Hai presente quelle grandi squadre di provincia, abituate alla sofferenza, a subire pur di portare via qualcosa ai “grandi”? Hai presente il momento in cui la partita devi vincerla? E allora la giochi, soffri sempre, ma stavolta sono gli altri a subire. In cui ti fermi un attimo a osservare il tuo compagno e pensi: “Però! Non mi ero accorto che fosse così bravo”, ed al di là se alla fine i numeri daranno ragione, i sorrisi della gente, il capo chino degli avversari, i complimenti dei rivali ti fanno capire che l’hai vinta…

La Locride è questa grande squadra di provincia, Una di quelle nel calcio eroico degli anni ’70. che la partita della vita va a giocarla con la forza e con il cuore. E succede che un imprenditore che presiede un’agenzia di sviluppo locale e i sindaci spronino il territorio con le stesse parole e con lo stesso entusiasmo. Che quattro consiglieri regionali si mettano a disposizione con sincerità. Che due tecnici dicano che la partita è della gente della Locride. Che gli altri ritrovino il sorriso e la fiducia per una sfida che vogliono affrontare, ma che non pensavano ci si potesse arrivare. Succede che un sindaco spazzi con le proprie mani il luogo in cui accoglie le persone e attenda pazientemente che l’ultima vada via per rimettere a posto.

Il 18 giugno 2020 si è svolta la presentazione della candidatura della Locride a “Capitale Italiana della Cultura 2025”, presso l’ingresso del Teatro al Parco Archeologico Nazionale di Locri – Portigliola. Alto è stato l’entusiasmo dei rappresentanti dei comuni, delle istituzioni e dei cittadini che hanno preso parte all’iniziativa, convinti che questa può essere la grande occasione per raggiungere più che un ambizioso obiettivo, un sogno, far conoscere al mondo la vera essenza della Locride. Entusiaste le relazioni dei rappresentanti delle istituzioni: il sindaco di Portigliola, Rocco Luglio padrone di casa, il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese che non ha nascosto l’emozione per un progetto che vede 42 ambiti comunali concorrere tutti assieme e Peppe Campisi in qualità di presidente dei comuni della Locride che ha rimarcato gli aspetti valoriali dell’iniziativa.

A questi è seguito l’intervento di Guido Mignolli (direttore del GAL Terre Locridee) che ha costruito il ragionamento su un semplice assunto – “Perché no”? Molti ci dicono che è un progetto velleitario, noi rispondiamo perché no, perché non sognare che un ragazzo dopo questa esperienza possa pensare di restare nella Locride costruire il suo futuro sulla cultura e non partire. A seguire è intervenuto Antonio Blandi (Officine delle Idee) che ha esposto sinteticamente l’approccio metodologico dei 4 anni di lavoro di candidatura che daranno vita al progetto “Locride 2025 fabbrica culturale”. Progetto che incentiverà la partecipazione dal basso delle comunità locali attraverso la cultura con la nascita di nuova economia e occupazione.

A seguire gli interventi dei consiglieri regionali: Tilde Minasi, Pietro Molinaro, Raffaele Sainato, Giacomo Crinò; del presidente del Gal Kroton Natale Carvello; del sindaco di Riace Antonio Trifoli; del presidente della Jonica Holidays Maurizio Baggetta e di cittadini. Ha chiuso la serata il presidente del Gal Francesco Macrì, che a voluto ringraziare quanti sono stati presenti, e quanti hanno chiamato per dichiarare il sostegno al progetto. Pensare in grande, potrebbe rivelarsi il modo più efficace per cambiare le sorti del nostro comprensorio e dimostrare al resto del Paese che anche le “piccole squadre” di provincia sono in grado di realizzare imprese straordinarie. L’incontro organizzato da Gal Terre Locridee, giovedì sera, per presentare la candidatura della Locride a Capitale Italiana della Cultura 2025 ha rappresentato la posa della prima pietra di un progetto ambizioso, ma non per questo irrealizzabile. La sfida è iniziata.

Calabria

Bufera in Consiglio regionale sulle nomine, battibecco a fine seduta

L’assenza otto consiglieri regionali e la sola presenza del presidente Spirlì hanno determinato il rinvio ed il ritiro di numerose interrogazioni e interpellanze che erano in attesa di essere discusse

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CATANZARO – L’assenza otto consiglieri regionali e la sola presenza del presidente ff Antonino Spirlì hanno determinato il rinvio ed il ritiro di numerose interrogazioni e interpellanze che erano in attesa di essere discusse e, per questo, è stato concordato di rinviare tutto alla prossima seduta di Consiglio regionale.  Sul terzo punto all’ordine del giorno, quello delle nomine, era stata annunciata burrasca, e la burrasca c’è stata. La seduta, infatti, si è conclusa con un vivace battibecco tra il presidente del Consiglio Giovanni Arruzzolo ed il consigliere del gruppo Misto, Francesco Pitaro, cui si è aggiunta polemicamente anche la Lega che si è opposta, assieme all’opposizione alla proposta del consigliere Vito Pitaro di attivare, per le sole nomine del Corecom e del Garante dell’infanzia i poteri sostitutivi del presidente.

Aruzzolo “polemiche inutili su nomine”

Lo stesso presidente, prima che la proposta fosse messa ai voti, si è detto dispiaciuto delle polemiche scoppiate nei giorni scorsi sui giornali e sui social. “A me dispiace che in questo momento particolare vengano veicolate delle notizie che non fanno bene al Consiglio regionale e alla Calabria. Ho letto di ‘infornata di nomine’. Per essere chiari – ha aggiunto – e mi dispiace che alle polemiche si siano aggiunti anche gli amici della Lega, ricordo che lo spirito del terzo punto di oggi si riferiva esclusivamente al Corecom ed al Garante dell’infanzia”. Il presidente Arruzzolo ha letto all’Aula le comunicazioni di messa in mora, da parte dell’Agcom, che ha minacciato la decadenza della convenzione con la Regione, e l’analoga sollecitazione venuta dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza. “Nomine – ha ricordato Arruzzolo – che avremmo potuto fare prima e che non abbiamo fatto perché non avevamo necessità di fare cose che vanno al di fuori di quello che ci viene consentito. Ma di fronte a specifici richiami di organismi nazionali, non possiamo esimerci di farlo”.

La replica di Pitaro “pacco di nomine”

Francesco Pitaro (Misto) ha duramente censurato l’intervento di Arruzzolo, accusandolo di aver allegato un “pacco di nomine” e non solo quelle oggetto di richiamo. “Mi aspettavo – ha detto Pitaro – che in questo Consiglio si parlasse della stagione estiva, della situazione del mare calabrese, delle indennità sottratte ai medici e paramedici del servizio 118, o dei tirocinanti che fuori da qui rivendicano il loro diritto al lavoro, o della strada Catanzaro-Crotone. Perché non ha detto a chi le ha scritto che questo Consiglio è in regime di prorogatio. Chieda un parere se è necessario procedere oggi con queste nomine, che hanno solo una connotazione elettoralistica e clientelare. Noi – ha concluso i consigliere – non ci stiamo a stare qui a tenere il sacco alla maggioranza. E non vi lamentate, poi, se Giletti vi sbatte in prima serata in tv. Ve lo meritate. Ma non se lo merita la Calabria, non lo meritano i calabresi”.

Ha chiuso la seduta l’intervento di Tilde Minasi (Lega) che ha ricordato le nomine effettuate dall’ex Presidente della Giunta Mario Oliverio, in piena campagna elettorale, e definito non necessarie le nomine comunque decise, “che andrebbero a decadere con la fine della legislatura”.

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Week end rovente in Calabria. Martedì e mercoledì giornate di fuoco, oltre 40 gradi

Week-end da piena estate e caldo africano in ulteriore intensificazione a metà della prossima settimana con punte di 40-42 gradi

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COSENZA – Ci apprestiamo a vivere quello che probabilmente sarà il fine settimana più bollente del mese di giugno, anche se il picco di questa prima e duratura ondata di caldo si avrà a metà della prossima settimana quando l’anticiclone africano sarà alla massima potenza e la sua lingua di fuoco avrà abbracciato buona parte delle regioni meridionali, in particolare Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata che saranno quelle maggiormente colpite. Tradotto significa giornate di sole torrido e temperature ben oltre i 40 gradi con picchi anche di 42 nelle zone interne e accentuazione di afa e umidità.

Martedì e mercoledì due giornate di fuoco

Questa prima ondata di calore è particolarmente precoce rispetto ad anni record come il 2003, il 2017 e il 2019 quando arrivarono a fine giugno. Le temperature sono salite già oggi in tutta la regione con picchi di 33 gradi tra Cosenza e Rende. Domani si replica con ulteriore lieve aumento del caldo che arriva dal cuore dell’Africa, mentre domenica le temperature saliranno in modo ancora più deciso con punte che di 36-37 gradi. Ma, come detto, è solo l’inizio del picco di caldo previsto tra martedì e mercoledì con punte di oltre 40 gradi. A risentire in particolare del clima umido e senza vento, in questi giorni, saranno le vallate e le pianure dove la percezione del caldo sarà maggiore rispetto ad aree con temperature più elevate.

Piano del Ministero “caldo e i rischi del long covid”

E quest’anno nel Piano operativo per l’estate 2021, lente sui guariti dal Covid-19. Per i pazienti long Covid si rileva “maggior rischio di subire gli effetti del caldo” e minore tolleranza alle alte temperature estive, si legge nel Piano Attività estate 2021 in relazione all’epidemia Covid19 del 17 maggio scorso messo a punto da ministero della Salute, Centro nazionale prevenzione e controllo malattie (Ccm) e Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio per pianificare la sorveglianza per le ondate di calore. Si sottolinea la particolare condizione degli “oltre 3,5 milioni di italiani guariti dal Covid-19”. Alcuni recenti casi studio, “suggeriscono, infatti, una minore tolleranza al caldo delle persone che hanno sviluppato una sindrome post Covid caratterizzata, anche a distanza di mesi dall’infezione, da sintomi quali difficoltà di respiro e tosse, o altri disturbi come palpitazioni, debolezza, febbre, disturbi del sonno, vertigini, difficoltà di concentrazione, disturbi gastrointestinali, ansia e depressione”. Da qui un piano “rimodulato” sia del rischio ondate di calore che del rischio associato al Covid-19, in virtù delle azioni da attivare sui territori. Tra i punti chiave del piano proprio quello di identificare, tra coloro che sono a maggior rischio di sviluppare effetti avversi del caldo, anche i pazienti dimessi/guariti da Covid-19 che manifestano sintomi cronici (pazienti long-term Covid-19). Il piano di prevenzione sulle ondate di calore sottolinea poi la necessità di seguire i protocolli anti-Covid in caso di assistenza domiciliare mentre ricorda che “febbre, tosse secca e debolezza possono essere sintomi del Covid-19”.

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Condannati per mafia, madre e figlio scarcerati per decorrenza di termini

Ritenuti esponenti di vertice del clan Soriano di Filandari e condannati in primo grado nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Nemea”

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VIBO VALENTIA –  Condannati nell’ambito di un processo per mafia, ma scarcerati per decorrenza termini. Questa la decisione della prima sezione penale della Corte d’appello di Catanzaro, che ha accolto le istanze presentate dagli avvocati Diego Brancia e Daniela Garisto, nei confronti di Graziella Silipigni, 50 anni, e del figlio Giuseppe Soriano (30) ritenuti esponenti di vertice del clan Soriano di Filandari e condannati in primo grado nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Nemea” e unificato con una costola di “Rinascita Scott”.

Condannati e scarcerati perché non detenuti per il reato più grave

Nello scorso mese di ottobre il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Tiziana Macrì, aveva condannato Giuseppe Soriano a 13 anni e otto mesi di reclusione e la madre Graziella Silipigni a 12 anni. Il primo lascia la casa circondariale di Benevento dove era detenuto e va ai domiciliari ma per altra causa mentre torna completamente libera la Silipigni, moglie del defunto Roberto Soriano e cognata del boss Leone Soriano, vertice del clan di Filandari. Nei suoi confronti la Corte d’appello ha cancellato anche il divieto di dimora in Calabria con l’obbligo di non allontanarsi dalla propria abitazione dalle ore 20 alle 7.

L’istanza degli avvocati Brancia e Garisto si fonda su una parte della sentenza emessa dal Tribunale di Vibo lo scorso 27 ottobre. Tra le pagine delle motivazioni emerge che entrambi non risultano detenuti per il reato più grave (“associazione mafiosa costituita da più di dieci persone”) e, quindi, la difesa ha chiesto e ottenuto l’applicazione dell’articolo 300 del codice di procedura penale che dispone che “la custodia cautelare perde (altresì) efficacia quando è stata pronunciata sentenza di condanna, ancorché sottoposta a impugnazione, se la durata della custodia già subita non è inferiore all’entità della pena irrogata”

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