Ex Emiliana tessile: processo per Citrigno e Aquino

COSENZA – L’Impianto accusatorio supera l’esame del gup. Si celebrerà il prossimo 3 luglio davanti al collegio del Tribunale di Paola il processo a Piero Citrigno e Fausto Aquino. Il giudice dell’udienza preliminare, Nicoletta Campanaro ha, infatti, – come riporta Corriere della Calabria – rinviato a

giudizio i due imprenditori cosentini che dovranno rispondere di estorsione ai danni di Angelo Marani, titolare dell’ex Emiliana Tessile di Cetraro. Secondo l’accusa sostenuta dal pm, Roberta Carotenuto – che lo scorso 27 settembre aveva appunto sollecitato il rinvio a giudizio – i due in concorso con Franco Mazza, sindacalista della Cgil, avrebbero costretto Marani a svendere lo stabilimento tessile. Una tesi accusatoria accolta in pieno dal giudice dell’udienza preliminare. Infatti oltre al rinvio al giudizio per Citrigno e Aquino, il gup – così come richiesto dal pm – ha condannato Franco Mazza – che aveva scelto il rito abbreviato – a cinque anni di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici oltre al pagamento di 15mila euro a favore di Benedetto Andreoli, lavoratore dell’ex stabilimento tessile cetrarese che si era costituito parte civile.

LA VICENDA – Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre avrebbero costretto Marani a cedere al prezzo di 850mila euro «notevolmente inferiore al reale valore del bene» l’azienda tessile cetrarese. Un valore che gli inquirenti quantificano «in circa 20 milioni». Secondo la tesi accusatoria del sostituto procuratore Roberta Carotenuto, emerge che Citrigno e Aquino, in concorso con Mazza, avrebbero messo in atto una serie di condotte lesive nei confronti dell’imprenditore emiliano per «procurarsi l’ingiusto profitto della differenza tra il prezzo di acquisto e il valore del bene». Dalle carte dell’inchiesta – portata avanti dalla Procura di Paola – emerge infatti che Mazza, «nella sua qualità di rappresentante dell’organizzazione sindacale di categoria», avrebbe minacciato «ritorsioni sindacali se Marani non avesse assunto immediatamente altri venti operai». Inoltre in un’altra occasione Citrigno e Mazza – specificatamente a Correggio e Bologna, nel corso delle riunioni per la cessione dell’azienda – avrebbero paventato «ulteriori danni a Marani se non avesse tolto il disturbo». In quell’incontro l’editore cosentino avrebbe imposto «la vendita al prezzo da lui unilateralmente stabilito» e, secondo l’accusa, sentenziato: «Il prezzo è quello di ottocentocinquantamila euro non trattabili e ringraziami di averti creato una via d’uscita dalla Calabria e se non ti va bene, ti deve andare bene lo stesso». Per l’accusa, inoltre, la cessione sarebbe avvenuta «sul falso presupposto che la Vela Latina (azienda degli imprenditori Aquino e Citrigno, ndr) avrebbe riconvertito l’impianto industriale» nonché garantito i livelli occupazionali. Dunque una nuova rogna giudiziaria per Piero Citrigno che si trova già a scontare una condanna in via definitiva a quattro anni e otto mesi per usura. L’imprenditore, infatti, è sottoposto – per problemi di salute riscontrati dai medici – al regime di detenzione domiciliare a seguito dell’inchiesta denominata “Twister”.