Falsi fondi di risparmio, promettevano il 40% degli interessi ma era una truffa

Nella rete sono finiti centinaia di risparmiatori in tutta Italia, attirati dal tasso di interesse sugli strumenti finanziari che arrivava al 40%. Sequestrati beni per un milione e mezzo di euro

 

REGGIO CALABRIA – Promettevano interessi fino al 40% ma gli strumenti finanziari  erano fasulli, a struttura piramidale e in assenza di autorizzazioni. La truffa, nella quale sono caduti un centinaio di risparmiatori in tutta Italia, è stata scoperta dai finanzieri di Reggio Calabria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria coordinati dalla Procura diretta da Giovanni Bombardieri, che questa mattina hanno eseguito un decreto di sequestro beni un milione e mezzo di euro, a carico di tre persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti di truffa aggravata. Tra gli indagati anche un funzionario, ora in pensione, di un Istituto di credito che ha fornito il proprio supporto ai membri dell’associazione nell’individuazione dei potenziali clienti.

Le indagini, denominate “Le piramidi”  hanno consentito di rilevare come gli indagati, agendo sotto lo schermo di società finanziarie appositamente costituite in Italia e all’estero, si facessero consegnare somme di denaro dai clienti prospettandogli il reinvestimento in fondi di risparmio, e promettendo tassi di interesse particolarmente allettanti, talvolta anche fino al 40%. I componenti l’organizzazione incameravano le somme e, per rendere credibile la truffa, provvedevano al rimborso, solo parziale delle stesse, in piccole “tranche” e mediante ricariche su carte prepagate.

Inoltre, gli indagati facevano stipulare ai truffati polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti ottenendo ulteriori somme indebite. I falsi piani assicurativi erano gestiti da uno degli indagati mediante una società nel padovano. Gran parte degli investimenti, riferisce la Guardia di finanza, avvenivano mediante la stipula di contratti di associazione in partecipazione all’interno di strutture piramidali (le cosiddette “Multi level marketing“), tra le quali i network “Adamax”, “Unetenet”, “TelexFree” e “Lirbertagià“, gestiti dal principale indagato. Reti attraverso le quali i clienti venivano inseriti in una sorta di “Catena di Sant’Antonio” facendo credere loro che per ottenere maggiori compensi avrebbero dovuto “reclutare” nuovi soggetti. A conclusione delle indagini, i finanzieri hanno sequestrato disponibilità finanziarie su conti corrente in Italia e nell’isola di Tenerife (Spagna), terreni a Reggio Calabria, 127 oggetti preziosi tra cui diamanti, collane, bracciali, anelli in oro, orologi di alto valore altre pietre preziose e 241 monete di argento.