Forza posto di blocco e fugge, rintracciato e denunciato 21enne - QuiCosenza.it
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Forza posto di blocco e fugge, rintracciato e denunciato 21enne

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Il conducente di un’autovettura ha invertito il senso di marcia andando a sbattere contro un muro, ma riuscendo comunque a proseguire la fuga seminando la pattuglia della municipale che si è lanciata all’inseguimento

 

REGGIO CALABRIA – E’ stato individuato nella notte l’autore di una fuga rocambolesca a un posto di controllo della polizia municipale di Reggio Calabria nella giornata di lunedì dell’Angelo. E’ accaduto nella zona collinare della città, dove, per evitare un posto di blocco della polizia municipale, il conducente di un’autovettura ha invertito il senso di marcia andando a sbattere contro un muro, ma riuscendo comunque a proseguire la fuga seminando la pattuglia della municipale che si era lanciata all’inseguimento.

Durante tutta la notte i vigili hanno eseguito una certosina verifica dei sistemi di videosorveglianza fino a individuare il numero di targa dell’auto. Stamattina l’autovettura, sulla cui carrozzeria erano ancora visibili i segni dell’impatto, è stata rinvenuta presso l’abitazione del conducente, un giovane di 21 anni, il quale ha ammesso le proprie responsabilità ed è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale, mentre l’auto è stata sottoposta a sequestro finalizzato alla confisca.

Calabria

Green pass, prime denunce. Tamponi falsi e uso di certificati verdi di altre persone

Un cliente denunciato per aver esibito il green pass di un’altra persona. Su bus per Reggio in due avevano falsificato l’esito del tampone

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COSENZA – Prosegue la campagna di controllo da parte dei Carabinieri NAS sul rispetto dell’obbligo del green pass in tutta Italia per l’accesso a determinate categorie di attività e servizi, con particolare attenzione rivolta verso i settori ritenuti a maggior livello di rischio per possibili inosservanze. Dall’entrata in vigore della normativa, sono state ispezionate oltre 5.000 mila attività, contestando 236 violazioni, delle quali 128 ai titolari di esercizi commerciali ed attività oggetto di obbligo di certificazione COVID quali ristoranti e bar, palestre, sale scommesse e mezzi di trasporto, ritenuti responsabili di omessa verifica del green pass. Ulteriori 108 sanzioni sono state invece applicate nei confronti dei clienti per mancato possesso del certificato. Gli esiti delle ispezioni dei NAS evidenziano che 116 sanzioni sono riconducibili a strutture di somministrazione di alimenti e bevande, quali ristoranti, pizzerie e bar, 58 sono relative a palestre, piscine e centri benessere, 38 presso sale scommesse, sale gioco e attività ricreative, mentre 24 nell’ambito dei servizi di trasporto a lunga percorrenza, per un valore complessivo di oltre 94 mila euro di sanzioni amministrative.

In una sala scommesse di Vibo col green pass di un altro

A queste, si aggiungono 5 violazioni penali contestate ad altrettante persone deferite alle Autorità giudiziarie per i reati di falso e sostituzione di persona, poiché ritenute responsabili di aver esibito falsa documentazione attestante la negatività al COVID-19 o aver utilizzato certificati verdi COVID di altre persone. È quello che è accaduto all’interno di una sala scommesse di Vibo Valentia, dove un cliente è stata denunciato in stato di libertà per aver esibito un green pass intestato ad un’altra persona.

Su un autobus per Reggo Calabria con tamponi falsi

Due cittadini nigeriani, invece, sono stati denunciati poiché sorpresi a bordo di un bus a lunga percorrenza, nella tratta Napoli-Reggio Calabria, privi di green pass in alternativa ai quali i due avevano esibito una falsa certificazione di tampone molecolare negativo al COVID-19. Nel corso dei controlli, gli interventi dei NAS hanno riguardato anche la corretta applicazione delle restanti misure di contenimento alla diffusione epidemica, contestando ulteriori 196 violazioni dovute all’inosservanza circa le operazioni di sanificazione dei mezzi, la presenza di dispenser per l’igienizzazione delle mani, l’uso delle mascherine, le informazioni agli utenti sulle norme di comportamento e di distanziamento. Sono stati emessi anche provvedimenti di chiusura temporanea da uno a cinque giorni nei confronti di 9 attività, tra le quali due palestre, un bar, un fast-food etnico, un ristorante e una sala scommesse.

 

 

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Calabria

La figlia del boss Bagalà, mente legale del clan. Chiesto il carcere per l’avvocatessa

Per l’accusa, sotto la regia del padre Carmelo Bagalà, “partecipava alla cosca” garantendo “l’amministrazione dei diversi affari illeciti

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AOSTA – La procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha proposto appello al Tribunale del Riesame per chiedere la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dell’avvocato aostano Maria Rita Bagalà e di altri quattro indagati nell’ambito dell’inchiesta ‘Alibante’. La professionista è agli arresti domiciliari ad Aosta dal 3 maggio con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. L’udienza sarà discussa nelle prossime settimane. L’operazione ‘Alibante’ era scattata lo scorso 3 maggio e aveva colpito in particolare gli affari della cosca Bagalà attiva tra Nocera e Falerna, nel Lametino, portando all’arresto di 17 persone: sette in carcere, dieci agli arresti domiciliari, tra cui Maria Rita Bagalà, figlia di quello che gli inquirenti ritengono il boss, Carmelo Bagalà, ora in carcere.

Il giudice delle indagini preliminari aveva respinto la richiesta del pm di custodia cautelare in carcere per cinque degli indagati. Decisione ora impugnata dalla Dda calabrese. Per l’accusa, Maria Rita Bagalà, sotto la regia del padre Carmelo Bagalà considerato il capo del clan, “partecipava alla cosca”, garantendo “l’amministrazione dei diversi affari illeciti”. Il gip di Catanzaro, Matteo Ferrante, nell’ordinanza di custodia cautelare sottolineava che Maria Rita Bagalà, oltre a essere la “mente legale del clan”, curava gli interessi economici e finanziari del sodalizio. Per l’accusa, inoltre, l’avvocato aveva assunto anche il ruolo di prestanome della società Calabria Turismo srl ed era l’intestataria dei beni patrimoniali e delle quote societarie della consorteria “costituenti il provento illecito della varie attività delittuose del clan”. Accuse che tramite il suo legale, l’avvocato Mario Murone, l’indagata ha sempre respinto. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere la revoca degli arresti domiciliari.

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Calabria

Si ustiona con la fiamma ossidrica, 81enne muore dopo una settimana di agonia

Il pensionato era stato trasferito al centro grandi ustionati di Palermo dove nelle ultime ore è sopraggiunto il decesso

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MILETO (VV) – Era rimasto gravemente ustionato mentre stava facendo lavori di saldatura sul tetto della propria abitazione, a Mileto. È morto oggi, dopo una settimana di agonia, il pensionato 81 enne Giovanni Colaci, a causa di un incidente che si era verificato giorni fa a Mileto. L’uomo si trovava sul tetto di un’abitazione, sita in via Luca Conforti, per effettuare dei lavori di saldatura usando la fiamme ossidrica, quando a causa dei fumi sprigionati era svenuto. In un attimo i vestiti dell’uomo avevano preso fuoco, provocandogli ustioni in particolare agli arti inferiori.

Sul luogo dell’incidente, erano intervenuti i soccorsi, tra cui l’elisoccorso, ma poi i sanitari del 118 avevano deciso di trasportare il ferito in ambulanza all’ospedale civile “Jazzolino” di Vibo Valentia. Da qui, una volta valutata la gravità della situazione, il pensionato era stato trasferito al centro grandi ustionati di Palermo dove nelle ultime ore, per via di un improvviso peggioramento delle sue condizioni, è sopraggiunto il decesso.

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