Omicidio Lanzino: i Frangella in aula stanno zitti

COSENZA – Di nuovo in aula. Il processo per la tragica morte di Roberta Lanzino, violentata, massacrata e barbaramente uccisa, nel luglio del 1988, s’è riaperto con la presenza sul banco dei testimoni di

Gaetano, Giuseppe e Gaetano Frangella, i pastori di Falconara Albanese, indiziati per il delitto della studentessa e poi assolti dall’accusa di omicidio. I primi due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, scegliendo la via del silenzio. I Frangella, inoltre, sono indagati dalla Procura della Repubblica di Paola, per false dichiarazioni, rilasciate al pm che si occupava del caso. La conferma viene da alcune intercettazioni. I due infatti avrebbero concordato a tavolino le cose da dire nella loro deposizione del 2008, davanti all’ex sostituto procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi. Proprio per meglio capire il senso di quella chiacchierata “concondata” la Corte d’Assise (presidente Antonia Gallo, ndr) ha disposto incarico al perito Nicola Zengaro, di trascrivere quella conversazione. L’unico che ha deciso di parlare è stato Gaetano. Ma la sua testimonianza è stata caratterizzata da parecchi non ricordo, giustificandosi alla Corte con la motivazione del tanto, troppo tempo passato. Ha però, riconosciuto Franco Sansone, l’imprenditore agricolo, indiziato di essere stato lui il vero killer di Roberta. Sansone, inoltre, è anche accusato di aver fatto “sparire”, con la tecnica della lupara bianca Luigi Carbone, quel Carbone che avrebbe preso parte anche all’omicidio della giovane studentessa rendese. Intanto la Corte, in chiusura di dibattimento, aggiornando la fissazione dell’udienza al prossimo 22 gennaio, ha disposto la trascrizione delle intercettazioni effettuate nel carcere barese di Turi, dove Franco Sansone e suo padre Alfredo, si trovavano “dentro”. La loro detenzione risale ai primi anni del 2000.