Blitz “Euno”, 29 misure cautelari. Migranti sfruttati e donne costrette a prostituirsi

L’accusa nei confronti degli arrestati è di aver sfruttato i lavoratori in nero e di aver favorito la prostituzione

 

ROSARNO (RC) – Una vasta operazione dei carabinieri di Reggio Calabria è in corso dalle prime ore di questa mattina coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi, per l’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare a carico di numerose persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Gli investigatori ritengono di aver colpito una rete di caporali, composta da cittadini extracomunitari di origine centrafricana ed all’epoca dei fatti domiciliati presso il sito della baraccopoli di San Ferdinando e nel Comune di Rosarno, i quali, in concorso con i titolari di aziende agricole e cooperative operanti nel settore della raccolta e della vendita di agrumi nella Piana di Gioia Tauro, erano dediti prevalentemente alle attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di braccianti agricoli extracomunitari, nonché alla commissione di ulteriori reati quali il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione di donne africane. L’operazione è stata ribattezzata “Euno” dal nome dello schiavo siciliano che nel 136 a.C. guidò la prima guerra servile contro il possidente terriero Damofilo.

Sferlazza: «assenza di scelte politiche»

“Si è trattato di un’operazione importante – ha dichiarato il procuratore di Palmi, Ottavio Sferlazza – perché ha consentito di assicurare alla giustizia personaggi senza scrupoli, sia caporali di origine africana sia datori di lavoro titolari di aziende agricole nella piana di Gioia Tauro. C’è compiacimento per un’operazione che ha consentito di smantellare questa struttura che sfruttava persone che già si trovano in una situazione di estremo disagio sociale e emarginazione”.

“Rimane però l’amarezza di dovere prendere atto ancora una volta della funzione supplente che la magistratura svolge e registriamo l’assenza di scelte politiche che dovrebbero risolvere e prevenire questi fenomeni assicurando a questa gente condizioni di vita dignitose che potrebbero esporli a minori pericoli”.

“A distanza di anni, dopo i morti che ci sono stati nelle varie tendopoli e baraccopoli per gli incendi a tutti noti – ha detto ancora il procuratore di Palmi – purtroppo dobbiamo registrare che questo fenomeno di sfruttamento continua, sicuramente alimentato e favorito dalla situazione di degrado in cui questa gente continua a vivere ormai da anni”.

I dettagli dell’indagine: 29 ordinanze cautelari

Gli investigatori si sono concentrati sulla precedente stagione di raccolta delle arance e attuato riscontri con intercettazioni e riprese video. Dopo la denuncia da parte di un bracciante agricolo senegalese nel luglio 2018, che si era presentato ai carabinieri di San Ferdinando per denunciare un caporale ghanese, sono partite le indagini che hanno consentito di scoprire una rete di sfruttamento dei migranti extracomunitari che vivono nella tendopoli a ridosso del porto di Gioia Tauro.

Sono 18 i caporali arrestati, 13 dei quali finiti in carcere mentre per 3 soggetti è stato disposto l’obbligo di dimora. Per 2 persone infine l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tutti sono cittadini extracomunitari di origine centrafricana.

Gli imprenditori agricoli coinvolti nell’inchiesta sono undici, 7 dei quali finiti ai domiciliari, per due di loro è stato disposto l’obbligo di dimora, e poi ancora un divieto di dimora e un obbligo di presentazione alla P.G.

La prostituzione e lo spaccio di marijuana

oltre all’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, gli indagati sono accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e detenzione ai fini di spaccio di marijuana. Nel corso dell’indagine infatti, i carabinieri hanno riscontrato alcuni episodi di spaccio di marijuana ma soprattutto come alcune donne nigeriane fossero costrette a prostituirsi all’interno del ghetto. Il ricavato dovevano poi consegnarlo ad uno degli arrestati.

Dalla tendopoli partivano i braccianti

Il “reclutamento” iniziava alle 5 del mattino, ogni giorni. I caporali provvedevano al trasporto dei migranti presso le aziende agricole locali operanti nel settore della raccolta e vendita di agrumi. I braccianti venivano prelevati nella zona industriale o in altri punti di raccolta e stipati all’interno di minivan o veicoli, alcuni inidonei a circolare, stipati anche in 15 in un mezzo che poteva trasportarne nove.

Poi iniziava il lavoro nei campi dei proprietari agricoli: condizioni precarie, tutti i giorni compreso la domenica, per un euro a cassetta di arance e mandarini. E non potevano fermarsi per una pausa, oltre al fatto che lavoravano in assenza di protezione o di dispositivi di tutela della salute:  2, al massimo 3 euro, per ogni ora di lavoro.  Il gip ha anche disposto il sequestro preventivo di tre attività imprenditoriali a Polistena, Rizziconi e Laureana di Borrello  e di 18 beni mobili per un valore di oltre 1 milione di euro.

In carcere sono finiti:

AMENYO Agbevadi Johnny, ghanese di anni 37
BENJAMIN Mark, ghanese di anni 78
DIMBIE Haadi, ghanese di anni 31
JERRY Joseph, liberiano di anni 38
KARFO Kader, ivoriano di anni 41
LO CHEIKH, senegalese di anni 68
NDIAYE Babacar, senegalese di anni 54
NDIAYE Ibra, senegalese di anni 36
NDIAYE Mbaye, senegalese di anni 53
SARR Gorgui Diouma, senegalese di anni 36
SIDIBE Ballan, ivoriano di anni 43
SULEMAN Nuhu, ghanese di anni 39
YABRE Kouda, burkinabè di anni 46

Ai domiciliari

BRUZZESE Daniele, laureanese di anni 30
CANNATÀ Carmine Giuseppe, rosarnese di anni 29
GALATÀ Vincenzo, melicucchese di anni 50
LAROSA Annunziato, rosarnese di anni 51
PORRETTA Vincenzo Domenico, rosarnese di anni 69
SAVOIA Giuseppe, taurianovese di anni 47
VENTRICE Domenico, rizziconese di anni 64