Condannato per l’omicidio Fortugno, percepiva il reddito di cittadinanza

Percepiva 500 euro al mese, e l’illecito è stato scoperto nell’ambito di mirati approfondimenti investigativi. Era stato condannato per falsa testimonianza per il delitto Fortugno

 

GENOVA – Percepiva indebitamente il reddito di cittadinanza dallo scorso mese di giugno. Si tratta di un uomo di 58 anni, Filippo Ierinò, condannato in primo grado dal Tribunale di Locri per falsa testimonianza sull’omicidio, avvenuto nel 2005, di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria.

L’indagato, proprietario di una villetta appena ristrutturata nel comune di Gioiosa Jonica​ (Rc), è stato denunciato e il sussidio di 500 euro mensili gli è stato sospeso. L’illecito è stato scoperto durante gli approfondimenti investigativi dell’operazione ‘Buon Vento Genovese‘, culminata lo scorso luglio nell’arresto di tre cittadini italiani per traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica, (con le aggravanti ‘mafiosa’, della ingente quantità e della transnazionalità.

“Buon Vento Genovese”

La Guardia di Finanza ha sequestrato tre auto, due delle quali intestate a un capo della cosca Alvaro di Sinopoli (Rc). L’operazione è culminata lo scorso luglio con l’arresto di tre cittadini italiani per traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica, con le aggravanti ‘mafiosa’, della ingente quantità e della transnazionalità. I due veicoli sono intestati ad Antonio Alvaro,  39enne al vertice della cosca. Si tratta di un sequestro preventivo finalizzato alla ‘confisca per sproporzione’, che consente all’autorità giudiziaria di sottrarre a soggetti indagati per reati gravi beni e utilità non congrui rispetto ai redditi dichiarati. La terza auto, invece, risultata intestata a un prestanome, è stata oggetto di un sequestro preventivo finalizzato alla ‘confisca ordinaria’, trattandosi di un mezzo utilizzato dall’organizzazione criminale per commettere i traffici illeciti: al suo interno, infatti, è stato trovato un doppiofondo, occultato dalla moquette e dal poggiapiedi, che avrebbe potuto contenere una pistola.

Nuovi sviluppi dunque, nell’ambito dell’inchiesta che scorso luglio ha portato al sequestro di oltre 350 kg di droga e all’arresto del boss Antonio Alvaro, e dell’affiliato, Filippo Ierinò, cui era stato affidato il compito di consegnare il denaro per l’acquisto della droga. Alvaro e il boss di un cartello sudamericano erano uniti negli interessi per il traffico di droga.