Leon, il calabrese filonazista di “Ombre nere”. Ritrovate altre armi nascoste in Francia

Nuovi sviluppi nell’indagine svolta dalla Digos  che ha permesso di scoprire un tentativo di formare un movimento apertamente filonazista. Tutto ruota attorno al collaboratore di giustizia legato in passato alla ’Ndrangheta e sospettato di essere collegato ad ambienti dell’ultra destra

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COSENZA – Nuovi sviluppi nell’inchiesta “Ombre nere” coordinata dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione e della questura di Enna. L’operazione, portata a termine qualche giorno fa, ha infatti rivelato ulteriori sviluppi, in relazione ad un ex collaboratore di giustizia legato, in passato, alla ’Ndrangheta, ed ora sospettato di essere collegato ad ambienti dell’ultra destra. L’uomo aveva nella sua disponibilità diversi appartamenti e appezzamenti di terreno in Francia, a ridosso del confine e in provincia di Imperia. L’azione congiunta di polizia italiana e polizia francese ha permesso di individuare gli immobili ed i terreni oggetto di indagine e di procedere alle perquisizioni che hanno permesso di sequestrare molte armi. Nella disponibilità di “Leon”, questo l’alias del fermato, sono stati trovati in territorio transalpino 8 fucili, 1 carabina, 1 pistola semiautomatica, 4 revolver e due valigette contenenti munizioni di vario calibro.

Dall’indagine, partita dal monitoraggio dei militanti di estrema destra siciliani, è emersa l’esistenza di una vasta e frastagliata galassia di soggetti, residenti in diverse località, accomunati dal medesimo fanatismo ideologico ed intenzionati a costituire un movimento d’ispirazione apertamente filonazista, xenofoba ed antisemita denominato «Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori». Alcuni degli indagati avevano una vasta disponibilità di armi ed esplosivi. I vari accusati avevano definito una struttura interna e territoriale del movimento, creato il simbolo e redatto il programma dichiaratamente antisemita e negazionista , condotto attività di reclutamento e proselitismo pubblicando contenuti del medesimo tenore sui propri account social. È stata anche creata per lo scopo una chat chiusa denominata «Militia», finalizzata all’addestramento dei militanti. Il gruppo, inoltre, aveva contatti con altre formazioni estremiste e xenofobe europee, come l’Aryan White Machine – C18 e il partito di destra portoghese Nova Ordem Socia.

Ai vertici del gruppo che voleva ricostituire il Partito nazista c’era anche una donna, una 50enne impiegata e incensurata, che faceva parte del direttivo nazionale dell’autonominato ‘Partito Nazionalsocialista Italiano dei lavoratori’. La donna si faceva chiamare ‘Sergente maggiore di Hitler’ e aveva il compito di reclutamento e diffusione di ideologie xenofobe.

 

Volevano creare un partito filonazista, coinvolto un calabrese. Anche miss Hitler