VIDEO – “Magma”: colpo al clan Bellocco: «a Gioia Tauro la droga viene buttata in mare»

Il blitz della Guardia di Finanza è scattato alle prime luci dell’alba. Gli arresti eseguiti in Calabria ma anche nel Lazio, in Emilia Romagna e Lombardia

 

REGGIO CALABRIA – La ‘ndrangheta calabrese colpita duramente dall’operazione della Guardia di finanza che è in corso in varie regioni per l’esecuzione di 45 ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari emesse dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria. L’operazione, denominata ‘Magma‘, secondo gli investigatori, ha disarticolato il clan Bellocco di Rosarno e le sue articolazioni extra regionali operanti in particolare nel Lazio, in Emilia Romagna e in Lombardia.

VIDEO INTERCETTAZIONI

 

Le accuse nei confronti degli indagati sono associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e rapine aggravate dall’utilizzo del metodo mafioso e della transnazionalità del reato. Le attività investigative hanno consentito di destrutturare completamente la cosca Bellocco di Rosarno e le sue articolazioni extraregionali.

Sequestrate armi e droga

Ben 400 chilogrammi di cocaina, 30 chili di hashish e 15 di marijuana sono stati sequestrati dai finanzieri nell’ambito dell’operazione “Magma”. Fra gli arrestati, i vertici della potente organizzazione ‘ndranghetista che dalla Calabria estende i suoi tentacoli in diverse regioni italiane e all’estero. Nella disponibilità della cosca anche armi come dimostra il sequestro di un fucile semiautomatico, 3 pistole semiautomatiche e munizioni.

Una cosca, quella dei Bellocco, appartenente al “mandamento tirrenico” che grazie alla propria forza intimidatrice ha attuato un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica, con l’intento di assoggettare economicamente il territorio, progetto realizzato anche attraverso accordi con altre cosche quali quella dei Pesce di Rosarno, dei Gallace ad Anzio e dei Morabito di Africo.

Gli arresti sono giunti a conclusione di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Gaetano Calogero Paci e dal pm Francesco Ponzetta, e condotta dal Gico-Goa del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria, che ha preso le mosse da una precedente operazione, condotta sempre dal Goa denominata “Rio De Janeiro”, che portò al sequestro di 385 chilogrammi di cocaina gettato in mare in contenitori impermeabili da marittimi “infedeli” di una nave portacontainer giunta al porto di Gioia Tauro il 19 ottobre 2016. Partendo da quella operazione, i finanzieri sono riusciti a identificare tutti i componenti dell’organizzazione, le cui attività principali erano quelle dell’approvvigionamento di ingenti quantitativi di droga da far giungere nei porti nazionali, come Gioia Tauro, e internazionali, come Rotterdam (Olanda) e Le Havre (Francia), interfacciandosi, in questi siti, con organizzazioni autonome dotate di batterie di operatori portuali infedeli.

Le fonti di approvvigionamento dello stupefacente erano, in particolare, in Argentina e Costarica. Uomini dei Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi in Sudamerica per visionare la droga e contrattare gli aspetti logistici dell’importazione. Durante le indagini, i finanzieri hanno anche sventato una rapina che alcuni componenti la cosca stavano organizzando in un ufficio postale del Lazio per finanziare l’acquisto di cocaina.

Cinque persone percepivano il reddito di cittadinanza

Tra le 45 persone arrestate per i traffici, soprattutto di droga, capaci di generare illegalmente ingenti introiti, c’erano anche 5 soggetti che percepivano il reddito di cittadinanza. Inoltre, secondo le indagini, alcuni componenti del clan stavano preparando una rapina in un istituto postale nel Lazio al fine di approvvigionarsi di denaro contante da investire successivamente nell’acquisto di droga.

Gli  uomini della Guardia di Finanza hanno sventato il piano, pedinando alcuni degli indagati mentre effettuavano diversi sopralluoghi e riprese video dell’obiettivo del colpo documentando, tra l’altro, i movimenti dei furgoni portavalori e le mosse delle guardie giurate poste a vigilanza delle operazioni. Grazie al tempestivo intervento dei militari del Goa di Reggio Calabria, nel corso delle indagini, è stato arrestato un membro del sodalizio criminale, sorpreso in possesso di armi, munizionamento, guanti e passamontagna, da utilizzare per eseguire la rapina, nonché di sostanza stupefacente destinata allo spaccio.

I rapporti con i ‘colletti bianchi’ di Buenos Aires

La cosca Bellocco poteva contare, in Argentina, su alcuni “colletti bianchi” italo-argentini ritenuti intranei all’organizzazione e disposti ad agevolare la pianificazione dei traffici illeciti e dell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina. Una presenza emersa grazie alla collaborazione tra la Guardia di finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria argentina, tramite rogatoria internazionale promossa dalla Dda reggina. In tale contesto, è emerso che uno di questi, sfruttando le proprie conoscenze, è riuscito ad ottenere informazioni riservate riguardanti l’attività d’indagine avviata dal Tribunale Penale-Economico di Buenos Aires, informando tempestivamente i sodali calabresi e fornendo loro anche copia di alcuni atti di indagine

Tra i dettagli emersi, anche quello di un emissario in sud America della cosca che si sarebbe prodigato per risolvere alcune questioni che hanno interessato la famiglia Morabito di Africo. In particolare, è emerso che l’emissario è stato coinvolto con alcuni componenti dei Morabito per far arrivare in Uruguay 50 mila euro, finalizzati alla scarcerazione di Rocco Morabito, detto “Tamunga”, arrestato nel 2017 a Montevideo dopo 27 anni di latitanza e fuggito dal carcere il 24 giugno scorso con una rocambolesca evasione dai tetti.




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