Dalla Calabria fino al Piemonte, l’Italia cade a pezzi. Si interviene ma non si previene

Da Nord a Sud è una emergenza continua tra frane, allagamenti, strade crollate, fiumi esondati e vite spezzate in un Paese pieno di paradossi dove quasi l’80% del territorio è a rischio dissesto, ma si spende più per intervenire che per mettere in sicurezza. E l’Italia continua a sbriciolarsi

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Un tratto di viadotto lungo l’autostrada A6 Torino-Savona, la cosiddetta “Autostrada dei Fiori” è crollato nel savonese. Nel pomeriggio i vigili del fuoco, con l’ausilio dei carabinieri, hanno recuperato il cadavere della 52enne travolta dal fiume Bormida e dispersa da questa mattina nell’alessandrino in Piemonte. Circa mille le persone isolate in Valle d’Aosta a causa delle valanghe che hanno portato alla chiusura di alcune strade regionali. In Calabria da questa mattina allagamenti e strade trasformate in torrenti nel reggino e nel lametino. Un treno bloccato per quasi 3 ore in una galleria a Marcellinara sotto mezzo metro d’acqua. Vigili del fuoco impegnati in numerosi interventi per soccorrere automobilisti in difficoltà e liberare locali invasi dall’acqua e strade sulle quali sono crollati alcuni alberi. Maggiormente interessate dagli allagamenti la città di Reggio Calabria e il comprensorio di Lamezia Terme. Ed ancora il fiume Sarno è straripato in Campania, salito il livello del lago di Como che sfiora il piano stradale, nuova acqua alta a Venezia, emergenza per i fiumi nel torinese.

 

Un vero e proprio bollettino di guerra quello che arriva da tutte la parti d’Italia a causa della nuova ondata di maltempo che per l’ennesima volta sta mettendo a nudo un’Italia fragile e malata. Dal rapporto 2019 dell’Osservatorio di Legambiente emerge che in vent’anni l’Italia ha speso circa 20 miliardi di euro per rimediare agli effetti del dissesto a fronte di 5,6 investiti in opere di prevenzione. Tre settimane di pioggia da primato, con quantitativi di precipitazioni pari a quelle di tutto l’autunno e casi di emergenza dal Veneto alla Liguria, al Piemonte, dalla Campania alla Calabria. L’acqua alta non è soltanto a Venezia. Il fenomeno si può determinare anche in Calabria, com’è successo questa mattina. Solo che in questo caso, a provocare gli allagamenti abbondanti di strade, sottopassi, case, scantinati e negozi non è stato il mare ma l’acqua piovana, che a causa della mancata attuazione dei necessari interventi per il deflusso, come la manutenzione e lo sblocco di grate e tombini, si accumula, determinando condizioni di disagio e pericolo per la popolazione. A Reggio ma anche in altre località della Calabria, in particolare a Lamezia Terme, si sono vissuti momenti di paura oggi per le piogge abbondanti. I vigili del fuoco hanno dovuto rispondere a decine di richieste di soccorso soprattutto da parte di automobilisti rimasti bloccati con le loro vetture nelle strade allagate e di persone che abitano in locali a piano terra letteralmente sommersi dall’acqua. È quasi un miracolo che non ci siano state vittime o feriti, ma i disagi e le difficoltà sono stati notevoli.  Una situazione meteo sicuramente eccezionale ma che ha una spiegazione ben precisa. “Dai primi giorni di novembre si è creata una circolazione atmosferica molto particolare: un blocco anticiclonico sulla Penisola Balcanica e la Turchia e un’area di bassa pressione sulla Penisola Iberica. Con l’Italia in mezzo a far da corridoio per le correnti umide da Sud a Nord che passano sul Mediterraneo e scaricano poi sul nostro Paese l’effetto di tutte le perturbazioni in arrivo dall’Atlantico“, spiega Bernardo Gozzini climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). “La buona notizia è che l’anticiclone che si era creato sulla Turchia si è spostato a Est e la bassa pressione sulla Penisola Iberica si sta spegnendo. Con la conseguenza per l’Italia che finalmente un nuovo orizzonte si sta aprendo. E, a parte la giornata di mercoledì, in cui ci saranno ancora piogge sul Centro-Nord, con fenomeni anche localmente intensi, già da domani in tarda mattinata in Liguria, Piemonte e al Centro la situazione meteo sarà in netto miglioramento. E anche per il resto della settimana”. Gozzini indica anche che grazie al cambiamento della circolazione in atto sull’Italia, non più da Sud verso Nord ma da Ovest verso Est, si tornerà a una situazione climatica più tipica di questo periodo dell’anno.

In Italia 620mila aree a rischio frana

A causa di questi eventi ogni anno una media di dieci persone perde la vita, dicono i dati Ispra, Arpa e Cnr. “In realtà il numero di zone a rischio è più ampio, poichè il territorio, il paesaggio italiano sono letteralmente stati scolpiti e sono così come li vediamo oggi proprio per via di questi fenomeni continui e diffusi”, spiega il direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche Fausto Guzzetti. “La frana che ha provocato il crollo di una porzione di viadotto lungo l’autostrada A6 Torino-Savona, è effettivamente molto piccola. Ma proprio questo ci dice quanto è fragile l’Italia e come possa essere colpita gravemente nelle sue infrastrutture anche da un fenomeno non di grandi dimensioni. Le frane di piccole dimensioni sono difficili da prevedere, l’unica cosa da fare è il monitoraggio e la manutenzione di lungo periodo di ponti, viadotti, strade, strutture. Le frane grandi danno dei precursori – continua – mentre quelle minori sono difficili da individuare. Spesso, quando non provocano danni, se ne accorgono solo le persone che abitano nella zona dove si verificano. Quello che è successo sull’A6 Torino-Savona fa parte di quei fenomeni praticamente inevitabili, vista anche la condizione meteorologica in cui si è venuta a trovare l’Italia nell’ultimo mese. Non solo: mentre per i terremoti e la piena dei fiumi è stata sviluppata una tecnologia che fornisce informazioni di previsione, per le frane il discorso è più complesso”. E conclude: “quando si costruiscono delle infrastrutture, si scende a compromessi con il paesaggio. Si fanno delle analisi costi-benefici, gli ingegneri sanno come vanno convogliate le acque e progettano secondo questi criteri con reti che le portano nel posto giusto. Ma in Italia il problema è vecchio come il cucco, e una frana come quella di oggi, se non aveva dato avvisaglie, era imprevedibile

Ministro Costa a fianco Regioni per la messa in sicurezza il territorio

“Stiamo lavorando a stretto contatto con le regioni per mettere in sicurezza il territorio ma è una corsa contro il tempo”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa interpellato dall’ANSA sui disastri provocati dal maltempo in queste ore. “La grave condizione di queste ore – spiega – è il frutto di due emergenze, quella climatica e quella della fragilità del nostro Paese: il 79% del territorio è a rischio per esondazioni, frane e dissesto idrogeologico. A questo dobbiamo pensare e questo dobbiamo avere come orizzonte delle azioni di governo. Abbiamo ridotto di due terzi il tempo dell’erogazione dei fondi e ne sono stati erogati circa 700 milioni in sei mesi in tutta Italia. Adesso i cantieri per la messa in sicurezza del Paese procedano il più velocemente possibile”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, interpellato dall’ANSA a proposito delle conseguenze dell’emergenza maltempo. Il ministro ha precisato che “la violenza delle precipitazioni è una delle caratteristiche annunciate dagli scienziati” e legata ai cambiamenti climatici.