ASCOLTA RLB LIVE
Search

Trovare lavoro dopo la laurea? La Calabria è ultima in Europa

A tre anni dalla laurea, in Italia solo il 60% dei “dottori” trova un impiego. La Calabria è ultima in Europa.

 

ROMA – Giovani, laureati, dottori senza speranza di trovare un lavoro entro tre anni dal conseguimento del ‘titolo accademico’. La Calabria infatti, secondo i dati Eurostat 2018 è il fanalino in tutta Europa con il 29% dei laureati che riescono nell’impresa di trovare un’occupazione. Se si pensa che nella Bassa Baviera la percentuale è del 97% la situazione è più che allarmante. I dati Eurostat parlano chiaro e fotografano la regione del sud quale peggiore in Europa. In Calabria dunque neanche laurearsi serve a trovare un lavoro. Fa poco meglio la Sicilia con 30% dei laureati che trova un lavoro entro tre anni dalla laurea.

In media in Italia sono occupati a tre anni dalla laurea il 59,8% dei laureati, un dato di oltre 10 punti migliore del 2014 mentre la media Ue si attesta all’83,5%. Inoltre solo un quinto delle donne calabresi laureate (il 21,6%) trova un’occupazione entro tre anni contro la media Ue dell’ 82,1% e quella italiana del 58,1%. A consolare è che la percentuale di chi lavora in Italia è in crescita di 10 punti rispetto al 2014, ma il nostro Paese è ancora lontano dalla media europea che ha raggiunto l’83,5%.

Eurostat fa rilevare che nel 2018 lavorano entro tre anni dal conseguimento del titolo in Italia, quasi sei laureati su 10 ma in pratica oltre il 40% dei giovani che si laureano non trova (o non cerca nemmeno) lavoro nei tre anni che seguono la laurea.

A differenza di Paesi come Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia dove la media si aggira intorno al 90% il Sud Italia (Calabria, Sicilia e Basilicata) è messo davvero male. E se non si ha la laurea le opportunità di impiego, entro i tre anni dal termine degli studi, scendono ulteriormente. Per i diplomati, infatti, appena il 48,9% lavora a tre anni dalla maturità. Anche qui la percentuale italiana è in crescita di 12 punti rispetto al 2014) ma restiamo sempre distanti alla media Ue che ha raggiunto il 76,5 per cento.