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Adolescente calabrese vittima di bullismo, Cassazione “lecita la reazione della vittima”

Gli ermellini hanno accolto il ricorso della famiglia contro la condanna a risarcire uno degli ‘aguzzini’ del figlio che aveva ricevuto un pugno dalla vittima. La reazione, scrivono gli ermellini pu√≤ essere giustificata¬† “specie quando sono state lasciate sole da scuola e istituzioni”

 

“√ą doveroso che l’ordinamento si dimostri sensibile¬†verso gli adolescenti vittime di bullismo che hanno reazioni aggressive dopo essere state lasciate sole dalla scuola e dalle istituzioni nell’affrontare il conflitto e che non hanno avuto il sostegno della condanna pubblica e sociale dei bulli”. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori di un adolescente calabrese bullizzato ma citato in giudizio da uno dei suoi “aguzzini “che aveva ricevuto un pugno (perdendo anche un dente) e per questo aveva chiesto un risarcimento. “Nell’attesa che si diffondano forme di giustizia ripartiva specificamente calibrate sul fenomeno del bullismo – scrive la Cassazione¬† – ferma la necessaria condanna tanto dei comportamenti prevaricatori e vessatori quanto di quelli reattivi, la risposta giuridica, nel caso affrontato, non avrebbe dovuto ignorare le condizioni di umiliazione a cui l’adolescente in questione √® stato ripetutamente sottoposto“.

Condannati dalla Corte D’Appello

I genitori del ragazzino bullizzato erano stati condannati dalla Corte di Appello di Catanzaro nel 2017 a risarcire con 18mila euro il ragazzo al quale il loro figlio aveva tirato un pugno facendogli saltare un dente. Il litigio tra i due compagni di scuola risaliva a circa dieci anni fa, dopo che per lungo tempo l’adolescente era stato vittime delle angherie del bullo e di altri ragazzini. La Corte d’Appello aveva motivato da decisione della condanna perch√©¬† “il comportamento offensivo e persecutorio della vittima era collocato in una fase temporale diversa da quella della reazione dell’adolescente che aveva agito non per legittima difesa ma per aggredire fisicamente il proprio rivale”.

La motivazioni della Cassazione

Scrive nel verdetto invece la Cassazione “quando l’autore della reazione √® un adolescente, vittima di comportamenti prevaricatori, reiterati nel tempo, occorre tener conto che la sua personalit√† non si √® ancora formata in modo saldo e positivo rispetto alla sequela vittimizzante cui √® stato sottoposto. Ed √® prevedibile che la vittima possa reagire con comportamenti aggressivi internalizzati che possono trasformarsi, con costi particolarmente elevati in termini emotivi, in forme di resilienza passiva e autoconservativa, evolversi in forme di autodistruzione oppure tradursi, come in questo caso, in comportamenti esternalizzati aggressivi. In assenza di prove circa come le istituzioni, la scuola, in particolare, fossero intervenute per arginare il fenomeno del bullismo e per sostenere la vittima, mancando anche la prova di espressioni di condanna pubblica e sociale del comportamento adottato dai cosiddetti bulli, non era legittimo attendersi da parte del giovane adolescente, una reazione razionale, controllata e non emotiva“. Dunque, per gli ermellini non potevano essere ignorate le condizioni di umiliazione subite dal ragazzino e non si pu√≤ quindi “decontestualizzare” il pugno che ha tirato ala ragazzo, come ha sostenuto dall’avvocato Carmine Comegna che ha difeso i due genitori, nonostante sia passato del tempo.