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Calabria

Buone notizie per ex percettori di mobilità in deroga e tirocinanti

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L’assessore al Lavoro della Regione Calabria afferma di aver individuato un percorso che consenta alle 5mila famiglie coinvolte di non restare senza reddito

 

CATANZARO – Nelle settimane scorse, in merito alla possibilità di rinnovare le attività per gli ex percettori di mobilità in deroga, l’assessore al Lavoro Angela Robbe aveva già ribadito di essere al lavoro per l’individuazione tanto delle risorse necessarie a procedere quanto a trovare le modalità possibili per dare prosecuzione alle attività che, vista la non replicabilità dei tirocini, devono avere modalità differenti. “L’individuazione di questo percorso – afferma l’assessore Robbe – si concretizza sulla scorta delle indicazioni e della volontà politica espressa dal presidente della Regione Mario Oliverio di non lasciare tante persone senza nessun sostegno al reddito. Stigmatizziamo, pertanto, l’allarmismo diffuso legato a troppe informazioni non veritiere di questi ultimi giorni di chi ha speculato sulla disperazione dei tirocinanti, sottolineando il costante impegno nella ricerca di percorsi sostenibili e praticabili intesi anche alla professionalizzazione, alla luce delle normative vigenti, condivisi da anni dalla Regione e Cgil, Cisl e Uil, a partire dall’accordo istituzionale del dicembre 2016 che ha cercato alternative sostenibili a fronte della conclusione dell’esperienza della mobilità in deroga che avrebbe lasciato senza reddito e prospettive migliaia di famiglie, e come non possa in alcun modo essere messa in dubbio la ferma volontà di parte della Giunta Regionale di garantire quel minimo sostegno al reddito ai tirocinanti calabresi.

 

 

Voci destituite di fondamento che, però, hanno irresponsabilmente soffiato sulla disperazione di tanti calabresi che, invece, la Regione sta cercando di tutelare anche con forte impegno di risorse proprie. Resta aperta la questione del futuro per i tanti ex percettori di mobilità in deroga come per gli altri tirocinanti. Per affrontare questa situazione in una prospettiva più ampia infatti occorre necessariamente un confronto con il livello governativo, per trovare una soluzione che vada oltre il limite temporale dei dodici mesi e tenga conto delle esigenze delle oltre cinquemila persone che in Calabria non hanno più un lavoro e rischiano di non trovarne altri se non si concordano, al livello istituzionale e d’intesa con le rappresentanze sindacali, aree di attività nelle quali ci sono spazi ed opportunità occupazionali. Infatti rimane difficilmente risolvibile un problema che, per dimensioni e impatto, vuole il coinvolgimento delle parti nazionali. Del resto era un problema nazionale in origine e come tale è stato trattato, invece oggi la Regione da sola si sta caricando da un punto di vista economico le questioni del precariato, delle vertenze e delle crisi senza che il Governo si preoccupi di rendersi parte attiva e interessata alla gestione dei problemi del lavoro.

 

 

Anche le politiche attive del lavoro, adottate in larga misura dalla Regione e con grande utilizzo di risorse comunitarie, rischiano di non avere senso se non fanno da ponte verso opportunità lavorative reali che si costruiscono a partire dalla individuazione di una strategia comune delle Istituzioni che devono individuare aree di opportunità occupazionale nell’esigenza, anche questa condivisa con Cgil, Cisl e Uil, di una forte sinergia tra le istituzioni affinché si possa realizzare un Piano straordinario per il Lavoro in Calabria, che possa affrontare alla radice la mancanza atavica di lavoro nella nostra regione”. “Senza una intesa tra Regione e Governo, come nel passato è avvenuto quando si è trattato di risolvere situazioni di grande portata – conclude l’assessore Robbe – sarà difficile trovare soluzioni capaci di dare una prospettiva alle persone che vengono da percorsi di fuoriuscita dal lavoro. Purtroppo, nonostante i tentativi esperiti dalla Regione e condivisi con le rappresentanze sindacali, di portare la questione degli ex percettori in deroga, e più in generale dei tanti soggetti impegnati nelle politiche attive messe in campo dalla Regione Calabria, sui tavoli nazionali si registra una sostanziale disattenzione e indifferenza al tema da parte del Governo che evidentemente non ritiene il lavoro nel Mezzogiorno tra i temi prioritari della sua agenda mentre invece dovrebbe essere tra le questioni centrali per un Paese che vuole uscire dalla crisi economica e sociale in cui versa”.

Calabria

Giornata della Memoria, Princi «fare tesoro degli insegnamenti del passato»

Un messaggio rivolto a tutti i calabresi e in particolare alle scuole quello della vicepresidente della Giunta regionale della Calabria in occasione del 27 gennaio, Giornata della Memoria

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CATANZARO – “Un appello particolare lo rivolgo alle Scuole, certa della rilevanza che daranno all’educazione su temi cruciali nella formazione degli studenti, come la memoria storica della vergogna dell’Olocausto, la difesa della libertà ed il rispetto della vita”. Inizia così il messaggio della vicepresidente della Regione, Giusi Princi che ha anche la delega all’Istruzione. “Non si tratta di una ricorrenza come le altre: la lettura, l’approfondimento e l’analisi dei percorsi didattici che possono essere realizzati in questa occasione sul drammatico sterminio degli ebrei hanno un impatto sociale fortissimo, sono finestre sul mondo che ci permettono di capire il passato e di evitare che gli errori si ripetano nel futuro”.

“Nel corso di questi mesi difficili, nostro malgrado, abbiamo tutti acquisito piena consapevolezza di quanto sia delicato l’equilibrio della pace; la guerra in Ucraina è un esempio di come la mancanza di comprensione e di dialogo possa portare a conflitti e sofferenze evitabili, forse addirittura inutili. È importante che la Scuola si impegni a trasmettere una memoria storica critica, che permetta agli studenti di comprendere gli eventi trascorsi e di riflettere su come occorra indirizzare le scelte politiche e sociali”.

“La scuola deve diventare un luogo di formazione e di educazione per la pace, dove gli studenti possono imparare a rispettare le diversità culturali e a promuovere il dialogo e la concertazione. In questa giornata particolare, vorrei esortare ogni docente a dedicare un momento di riflessione e di approfondimento sulla storia della guerra in Ucraina e sull’importanza di fare tesoro degli insegnamenti del passato”.

“La scuola ha un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nella formazione dei giovani, e siamo certi che Voi tutti – scrive il Vicepresidente rivolgendo il suo messaggio alla società civile, agli educatori e non ultimo ai giovani – saprete approfittare di questa occasione per scuotere le coscienze e promuovere la cooperazione, il rispetto, la tolleranza, la difesa della libertà e della democrazia, senza mai dare nulla per scontato. Questo messaggio vorrei fosse letto anche come un appello accorato ad ogni calabrese – scrive in conclusione Princi – Facciamo tesoro di cose è accaduto in passato, perché oggi come non mai, si avverte il grave pericolo di una società civile incapace di ascoltare e di indignarsi sui tanti episodi di intolleranza e discriminazione. Occorre tenere vivo il ricordo di ciò che è avvenuto nella prima metà del secolo scorso, per mantenere la capacità e l’umanità di guardare sempre all’altro con interesse e senso di inclusione”.

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‘Terramala’: sgominata la banda che assaltò un portavalori con modalità paramilitari – DETTAGLI

Disarticolata dai carabinieri la banda dell’assalto al portavalori e all’ufficio postale avvenuto nel 2019: era legata alla ‘ndrangheta

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REGGIO CALABRIA – L’odierna operazione, denominata “Terramala”, giunge ad esito di una complessa attività investigativa che ha portato all’individuazione dei componenti di un gruppo criminale, fortemente radicato all’interno del contesto territoriale dei comuni di San Procopio, Seminara, Sinopoli, ritenuto responsabile di diversi reati, in particolare rapine.

Modalità paramilitari

Le investigazioni hanno consentito di identificare i soggetti della banda responsabili di un assalto al furgone portavalori della Ditta SicurTransport avvenuto nel maggio 2019 tra i Comuni di Melicuccà e San Procopio. Un evento criminale, all’epoca, attuato tramite modalità paramilitari, tipiche di un’imboscata, dietro precisa pianificazione: il blocco della carreggiata con l’abbattimento di alberi, l’uso di passamontagna e vari colpi di armi da fuoco esplosi, comuni e da guerra, quali fucili d’assalto AK-47 Kalashnikov, per arrestare la marcia del furgone. Poi l’utilizzo di autovetture per darsi alla fuga, poi risultate rubate.

In quel frangente vennero sottratti circa 627 mila euro e una pistola in dotazione ad una delle guardie giurate, trovata a seguito del sopralluogo in località “Terramala” presso il comune di Seminara; da qui il nome dell’operazione. A seguire, si è arrivati all’identificazione dei membri della banda, 7 dei quali risultano appunto i destinatari delle misure cautelari di cui 3, vengono indicati gli esecutori materiali dell’assalto al portavalori, oltre ad essere accusati di altri reati verosimilmente funzionali e connessi alla realizzazione di rapine a mano armata.

Soggetti dotati di particolare abilità criminale, capaci di condotte particolarmente violente e spregiudicati nel conseguire i loro intenti. Nella ricerca di quei colpevoli, corrispondenti in parte ai 7 indagati in questione, il presunto capo della banda era riuscito inizialmente a rendersi irreperibile, potendo contare sul supporto di altri membri, fino al dicembre 2019, quando è stato tratto in arresto.

Nel corso dei vari accertamenti, i carabinieri sono inoltre riusciti a reperire e sequestrare, oltre alla pistola della guardia giurata coinvolta nella rapina di maggio 2019, ritrovata con matricola punzonata, diverse armi, munizioni e sostanze stupefacenti, tra cui, un fucile calibro 12, una cartucciera da caccia, svariate munizioni di diverso calibro, 2 kg circa di sostanza stupefacente, presumibilmente marijuana, autovetture e macchinari agricoli rubati e verosimilmente utilizzati per la realizzazione del predetto disegno criminale. Sono emersi inoltre formule e riti riconducibili ad affiliazione ‘ndranghetista, trovati in possesso degli indagati, così come “pizzini” relativi a somme di denaro per un totale di circa 90 mila euro, corrispondenti, secondo l’ipotesi investigativa formulata, alla quota pro capite della spartizione del bottino dell’avvenuta rapina. L’indagine, nel complesso, ha consentito di disarticolare l’intero sodalizio criminale, contribuendo a prevenire simili condotte delittuose in danno di altri cittadini e del loro patrimonio.

Procuratore di Palmi: “la rapina è stata un atto di guerra, lavoro dei carabinieri eccezionale”

“La rapina è stata un vero e proprio atto di guerra perché si è sparato con i kalashnikov e solo la fortuna ha voluto che non ci sia stato spargimento di sangue. Non è escluso che ci sia stato qualcuno che ha dato delle dritte, però siamo a livello di possibilità”. Così il procuratore di Palmi, Emanuele Crescenti ha commentato l’operazione.

Sulla possibilità che dietro la rapina ci possa essere la ‘ndrangheta, Crescenti ha sostenuto che “non abbiamo elementi che ci sia l’intervento della criminalità organizzata, altrimenti avremmo trasmesso gli atti alla Dda di Reggio Calabria. Certo non possiamo escluderlo e non ci sorprenderebbe”.

Francesco Trefiletti principale indagato

I carabinieri hanno ritrovato sette fogli di piccole dimensioni, a righe, riportanti presunti riti di affiliazione alla ‘ndrangheta. Pizzini che si trovavano all’interno di una busta di plastica assieme a numerose lettere manoscritte inviate da Trefiletti alla moglie durante la detenzione nel carcere di Paola (Cs). A uno degli indagati, infine, i carabinieri sono riusciti a sequestrare appunti attraverso i quali è stato possibile ricostruire come è stato spartito il bottino della rapina al portavalori: 90mila euro a testa.

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Stato di agitazione per la forestazione regionale «risorse insufficienti»

Lo stato d’agitazione è stato proclamato dalle federazioni sindacali regionali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil della Calabria

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LAMEZIA TERME – La decisione è maturata dopo l’incontro sindacale svolto lo scorso 25 gennaio presso il Dipartimento della Forestazione regionale alla presenza dell’assessore al ramo, Gianluca Gallo, della dirigenza del Dipartimento e degli Enti Gestori. Come spiegano i segretari delle rispettive sigle sindacali Michele Sapia (Fai Cisl), Caterina Vaiti (Flai Cgil) e Pasquale Barbalaco (Uila Uil) «durante l’incontro sono state affrontate varie tematiche e questioni, ma i continui tagli di risorse finanziarie statali a danno del settore forestale calabrese mettono a repentaglio l’intero comparto».

«L’ultima Legge di Stabilità ha stanziato 440 milioni euro per 4 anni, dal 2023 al 2026. Un risultato importante ma insufficiente – proseguono i sindacalisti – che conferma la pericolosa tendenza dei tagli. Difatti, per l’anno 2023 sono previsti solo 60 milioni di euro totali da parte dello Stato. Nonostante l’impegno e le risorse messe a bilancio dalla Regione, pari 56 milioni di euro, non sarà possibile né garantire il normale svolgimento delle attività di prevenzione, in una regione perennemente interessata dal rischio del dissesto idrogeologico come la Calabria, né le coperture finanziarie per garantire le retribuzioni degli stipendi degli stessi lavoratori. Tutto questo in un contesto contraddistinto da una debolezza strutturale del comparto idraulico-forestale calabrese, composto per lo più da una forza lavoro monoreddito, con una età media avanzata e prossima al pensionamento, dovuta alla legge n. 442 del lontano 1984 che, per la sola Calabria, impedisce nuove assunzioni in questo comparto».

«Ribadiamo l’urgenza di prevedere ulteriori risorse economiche per il settore regionale al fine di assicurare una vera programmazione, da troppo tempo legata alla logica dell’emergenza, con cui sarà possibile avviare il necessario ricambio generazionale, per una forestazione moderna, formata e qualificata, capace di porre una regione forestalmente importante come la Calabria al centro delle sfide e delle opportunità rappresentate dalla transizione ecologica. A nostro avviso – concludono Sapia, Vaiti e Barbalaco – l’attuale disposizione finanziaria, che ci preoccupa molto, mortifica un intero settore e la dignità degli addetti, non tenendo conto del valore del presidio umano e del lavoro forestale e sicurezza del territorio. Siamo invece convinti che in Calabria servano ulteriori investimenti, confronto sociale e contrattazione, programmazione e pianificazione per attività di prevenzione e cura del territorio e delle foreste, attività fondamentali per la nostra regione, per la sicurezza della comunità calabrese, per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle aree interne e per costruire nuove opportunità occupazionali nel comparto ambientale regionale».

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