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Sanità: Ex commissario Scura: In Calabria la situazione è peggiorata

“In Calabria non c’è traccia, nel 2019, di un nuovo servizio sanitario o del miglioramento dei servizi già avviati fino al 2018. Solo occupazione di potere”

 

CATANZARO –  Lo afferma, in una nota, l’ex commissario della sanità calabrese, Massimo Scura.      “Se lo Sbarco in Normandia – sostiene Scura – fosse stato preparato e condotto con lo stesso dilettantismo con il quale è stata condotta l’occupazione della sanità calabrese da parte del governo, su indicazioni della ministra Grillo, oggi saremmo sotto il regime nazista, senza scampo. Il primo atto, appena il decreto 35 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è stata la revoca dei commissari aziendali, sostituendoli con dei facenti funzione. Perché? Sulla base di quali obiettivi sono stati giudicati i commissari aziendali? Possibile che non c’è ne fosse uno all’altezza? No, avevano il torto di essere calabresi. Eppure le aziende ospedaliere di Cosenza e Reggio Calabria hanno ottenuto risultati eccellenti.

Lo stesso discorso vale per l’Asp di Crotone. Ora – prosegue l’ex commissario della sanità calabrese –  si scopre che solo tre dei sette commissari straordinari sono disponibili (ma non sono ancora arrivati) a venire in Calabria. Gli altri hanno rinunciato nonostante gli incentivi economici. Così da oltre tre mesi tutte le aziende sanitarie calabresi sono guidate da facenti funzioni”. Secondo Scura, inoltre, “come commissario abbiamo un generale. Non risulta da alcuna parte che abbia mai frequentato un master in organizzazione sanitaria. Già, si dirà, ma era stato inviato per garantire legalità e trasparenza. Su quest’ultima non ci sono dubbi. È infatti chiaro e quindi trasparente a tutti che il generale fa solo quello che è gradito a una parte politica, i 5 Stelle.

Il subcommissario, che le competenze le aveva, si è dimesso. Per motivi personali. Garantisce la ministra. All’Asp di Reggio abbiamo una triade: la triade prefettizia, alla quale il decreto del Presidente della Repubblica dell’11 marzo aveva assegnato i 18 mesi per risolvere i problemi dell’Asp, dopo soli tre mesi ha gettato la spugna. Con delibera 298 del 6 giugno i tre – spiega Scura – hanno chiesto al commissario ad acta di disporre la gestione straordinaria dell’Asp di Reggio a tutto il 31 dicembre 2018, ossia quello che dovevano indagare e sistemare loro. In pratica di dichiarare il default dell’Asp. Questo lo sapevano fare tutti, senza scomodare il presidente della Repubblica”. L’ex commissario della sanità calabrese poi osserva: “L’unico aspetto positivo del Decreto Calabria è lo sblocco del turnover.

Il commissario ha pensato bene di complicarne l’attuazione. Prima con nota del 27 giugno a firma del dirigente generale regionale, del subcommissario e sua ha dettato le regole per le modalità di assunzione degli autorizzati (da me oltre un anno fa, dopo serrato confronto con i direttori generali) poi, con nota del 5 luglio, a sua sola firma ha revocato la precedente, in attesa del Tavolo Adduce del prossimo 18 luglio. Ma – aggiunge Scura – non dovrebbe essere il commissario a conoscere le necessità occupazionali delle aziende? Che c’entra Roma? Della serie: poche idee, ma ben confuse”. Scura quindi conclude: “Intanto non c’è traccia, nel 2019, di un nuovo servizio sanitario o del miglioramento dei servizi già avviati fino al 2018. Solo occupazione di potere. La regione, dal suo presidente in giù, non muove una paglia. A tutti sta bene così. Occorre predisporre una ‘Riscossa Calabra’. Prima etica e culturale e poi, forse, politica”