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Svolta sul caso della scomparsa di Maria Chindamo, arrestato “U Pinnularu”

Un primo arresto è stato eseguito relativamente alla scomparsa dell’imprenditrice di 44 anni, di Laureana di Borrello, avvenuta il 6 maggio del 2016

 

VIBO VALENTIA – Il gip del Tribunale di Vibo, su richiesta della Procura vibonese che ha coordinato le indagini condotte sul campo di Vibo Valentia, di Tropea e del Ros, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, giĂ  noto alle forze dell’ordine, accusato di concorso in omicidio. Si tratta di Salvatore Ascone, detto “U Pinnularu”, 53 anni di Limbadi, ritenuto un potente narcotrafficante legato alle cosche di ndrangheta di Limbadi, della Piana di Gioia Tauro e del Lametino, con radici anche in Lombardia.

Ascone, giĂ  coinvolto in diverse operazioni antimafia e ritenuto legato al clan Mancuso, è proprietario di una villetta situata di fronte all’appezzamento agricolo dal quale è stata prelevata e fatta sparire Maria Chindamo. Salvatore Ascone era stato tratto in arresto nell’operazione “Perseo” ed indicato come un grosso fornitore di stupefacenti al clan GiampĂ  di Lamezia. Dopo l’assoluzione incassata in primo grado, la Corte d’Appello di Catanzaro aveva condannato Ascone a 5 anni e 4 mesi di reclusione per reati in materia di armi e droga, ma la Cassazione ha annullato con rinvio la predetta condanna.

Per l’accusa Ascone, con la complicità di un suo dipendente, un operaio romeno indagato, avrebbe manomesso il sistema di videosorveglianza la notte precedente alla scomparsa della Chindamo contribuendo ad aiutare gli esecutori materiali dell’omicidio. Ad aggravare la sua posizione le dichiarazioni fornite agli inquirenti del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso che conosceva Ascone.

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