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Carceri, vergogna italiana: aggressione a Paola, detenuti deboli e poliziotti a rischio

E’ una lotta continua per non soccombere sia per i reclusi che per i poliziotti. Dopo il caso della tentata aggressione a Paola, emerge chiaramente la fragilità del sistema carcerario: “una vergogna tutta italiana”

 

COSENZA – Dopo il tentativo da parte di alcuni detenuti, al carcere di Paola, di mettere in atto un’azione punitiva nei confronti di un altro detenuto, che è stato sventato dalla Polizia penitenziaria emergono sempre con maggiore frequenza casi del genere, se non più gravi. Nelle carceri i suicidi dei detenuti segnano il 400% in più rispetto all’esterno. Poliziotti più 700% rispetto ad altri lavori. «Che cosa dobbiamo aspettarci ancora in questa torrida estate nelle carceri italiane? Un’autentica azione punitiva nei confronti di un altro detenuto, sventata dalla Polizia penitenziaria nel carcere di Paola (Cs); una rissa tra 25 detenuti ad Ivrea che ha visto contrapposti un gruppo di detenuti italiani e uno di nordafricani che si sono fronteggiati con bastoni di legno, sgabelli, manici di scopa; tre morti in tre giorni nel carcere di Poggioreale a Napoli, di cui una per ‘cause naturali’. Che cosa dobbiamo aspettarci ancora in questa torrida estate nelle carceri italiane?».

È l’interrogativo di Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria S.PP. sottolineando di aver ampiamente messo in guardia l’Amministrazione Penitenziaria e il Ministero Grazia e Giustizia sulla situazione esplosiva delle carceri italiane. Negli istituti penitenziari della penisola oramai è una lotta continua per non soccombere.

I detenuti deboli e i poliziotti a rischio

«Per i detenuti più deboli è una lotta per arrivare a fine giornata – prosegue Di Giacomo – senza essere stati picchiati, violentati, senza aver subito minaccia e con ancora in tasca la voglia di non farla finita. Per i poliziotti l’obiettivo è quello di non finire in ospedale perchè presi a pugni dal delinquente di turno o trovandosi in una rissa o peccio trovare un detenuto morto, riuscendo a fine giornata a conservare uno stato mentale tale da consentire un sereno rientro in famiglia. Nelle carceri si muore senza l’interesse di nessuno. Detenuti e poliziotti accomunati da una sofferenza che non interessa realmente alla politica che si limita a proclami ed all’amministrazione penitenziaria che vive anni luce dai reali problemi delle carceri senza nessuna capacità di risolverli. In questo momento non siamo gli unici ad aver capito le condizioni reali degli istituti penitenziaria italiani».

Va segnalato l’accorato appello rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché intervenga sulla drammatica situazione delle carceri venuto da un gruppo di penalisti napoletani, che ha inviato una lettera al Capo dello Stato: «Le nostre carceri sono polveriera pirica destinata ad incagliarsi ad ogni scintilla».

«Un appello che cade alla vigilia dello sciopero nazionale proclamato il 9 luglio prossimo dall’Unione delle Camere penali proprio per protestare contro la politica del Governo circa il mondo delle carceri. Come gli avvocati anche noi del Sindacato di Polizia Penitenziaria – dice Di Giacomo – siamo convinti che il Presidente Mattarella resta l’ultimo baluardo di tutela di uomini e donne in divisa che tutti i giorni mettono a rischio la propria vita e di tutela dei detenuti condividendo la necessità che adotti «i provvedimenti necessari a rendere i nostri istituti detentivi, e la vita che in essi si svolge, confermi alle leggi nazionali e sovranazionali, e degne di uno stato democratico occidentale».

«La politica italiana continua a comportarsi da “struzzo” facendo finta di niente salvo ad urlare, alla pancia degli italiani, la voglia di aumentare gli arresti. Il Ministro Salvini parla addirittura di 12 mila nuove persone in cella (sono nella provincia di napoli) come se le condizioni di sovraffollamento con tutto ciò che comporta per il personale penitenziario e i detenuti fossero una nostra fantasia».