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I tentacoli “d’oro” della ‘ndrangheta nel tessuto economico di Roma

Dalla distribuzione all’ingrosso di fiori e piante, alla vendita di legna da ardere. Dall’allevamento di bovini e caprini, al commercio di preziosi e gioielli. Attraverso prestanome il vertice era penetrato anche nel settore della grande distribuzione nei supermercati della catena “Carrefour e in quelli edilizio/immobiliare. Il Questore di Roma ” la più grande operazione in tema patrimoniale mai eseguita dalla polizia di Stato”

 

ROMA – “Oggi è la più grande operazione in tema patrimoniale mai eseguita dalla polizia di Stato” ha dichiarato il Questore di Roma, Carmine Esposito nel corso della conferenza stampa. Ed a guardare quello che i militari del settore Misure di Prevenzione Patrimoniali hanno posto sotto sequestro, fa davvero impressione. Ci sono anche una gioielleria, una Ferrari, 173 immobili, quote societarie, allevamenti di bestiame e ben 40 aziende tra cui sette supermercati, uno di questi nel quartiere Salario nella Capitale, tra i beni coinvolti nel maxi sequestro da 120 milioni di euro effettuato questa mattina dai poliziotti della Divisione Polizia Anticrimine, diretta da Angela Altamura. Secondo gli investigatori sono riconducibili a cinque esponenti di vertice del gruppo laziale della ‘ndrina Morabito – Mollica-Palamara- Scriva, tre dei quali condannati in via definitiva per associazione di tipo mafioso. Per chi indaga avrebbero replicato il modello della ‘Ndrangheta a nord di Roma, impossessandosi di pezzi di economia quando imprenditori in difficoltà economiche si rivolgevano a loro per avere liquidità. Sono state accertate “pesanti infiltrazioni” in molti settori produttivi tramite prestanomi tra cui un nipote di Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della “Banda della Magliana”. Le indagini patrimoniali, durate circa 8 mesi, hanno ripercorso la carriera criminale e hanno analizzato le posizioni economico-patrimoniali evidenziando “una notevole sproporzione tra i beni posseduti, direttamente o attraverso prestanomi” e i redditi dichiarati o l’attività economica svolta, ritenendo che siano il frutto di attività illecite.

Il Questore di Roma “la più grande operazione patrimoniale”

Il maxi sequestro è stato adottato nei confronti di: Placido Antonio Scriva, Domenico Morabito, Domenico Antonio Mollica, Giouseppe Velonà, Salvatore Ligato, tutti esponenti di vertice del gruppo laziale della ‘ndrina di ‘ndrangheta Morabito-Mollica-Palamara-Scriva, originaria di Africo (RC) e insediatisi a nord della provincia di Roma a partire dagli anni ’80.  E’ opportuno sottolineare – precisa la Polizia – l’elevatissimo spessore criminale dei cinque proposti, tre dei quali condannati in via definitiva per associazione di tipo mafioso. Le attività illecite cui si sono dedicati riguardano i più risalenti sequestri di persona a scopo di estorsione, il traffico di stupefacenti e di armi, nonché i più recenti delitti di estorsione, usura e di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso”.

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Investimenti immobiliari e filtrazioni in molteplici settori produttivi

I rilevanti interessi imprenditoriali sono emersi, oltre che a Roma, a Rignano Flaminio, Morlupo, Sant’Oreste, Capena, Castelnuovo di Porto, Campagnano e Sacrofano, con investimenti immobiliari in Alghero (SS), Rocca di Cambio (AQ), Genova, Bruzzano Zeffirio (RC) e Faleria (VT). Sono state accertate pesanti infiltrazioni in molteplici settori produttivi tramite interposti fittizi, tra cui Massimiliano Cinti, nipote del noto boss romano e il cassiere della ‘Banda della Magliana’ Enrico Nicoletti”.

Tra i settori economici di diretto riferimento sono risultati quelli della distribuzione all’ingrosso di fiori e piante, della vendita di legna da ardere, dell’allevamento di bovini e caprini, bar-gastronomia e commercio di preziosi e gioielli, mentre attraverso prestanome sono penetrati nel settore della grande distribuzione attraverso supermercati della catena ‘Carrefour’, in quelli edilizio-immobiliare, della panificazione, della vendita di prodotti ottici e dei centri estetici.

173 Immobili, 40 aziende, 38 auto, 7 supermercati e 6 allevamenti

Nell’operazione di maxi sequestro rientrano in particolare: 173 immobili, situati a Roma, Rignano Flaminio, Sant’Oreste, Morlupo, Capena, Castelnuovo di Porto, Campagnano Romano, Riano, Grottaferrata, Faleria (Vt), Rocca di Cambio (Aq), Alghero (Ss), Genova e Bruzzano Zeffirio (Rc), 38 quote societarie e ditte individuali, 40 complessi aziendali di cui 7 supermercat, 4 allevamenti di bovini, bufalini, ovini e cavalli, 38 veicoli tra cui una Ferrari F 131 ADE, 1 contratto di rete di imprese e fondo patrimoniale finanziato dalla Regione Lazio di 100 mila euro, titoli per l’erogazione di aiuti all’agricoltura finanziati dall’Unione Europea, oltre 1.000 rapporti finanziari, gioielli e preziosi il cui valore deve essere periziato, contenuti in 3 cassette di sicurezza già sottoposti a sequestro preventivo ex art. 321 cpp., assegno circolare di 90 mila euro e dispositivi informatici (personal computer, tablet, telefoni cellulari ecc.). Una particolare menzione e, forse, un’assoluta novità in materia di procedimenti di prevenzione è costituito dal disposto sequestro di eventuale moneta virtuale o criptovaluta che dovesse essere individuata nella disponibilità diretta o indiretta dei proposti.

Sequestrato un fondo finanziario anche nella Regione Lazio

Tra i beni sequestrati nella maxioperazione anche un contratto di rete di imprese, costituito tra 50 aziende, e un fondo patrimoniale da 100 mila euro finanziato dalla Regione Lazio, che rientra. Per gli inquirenti la “forma giuridica” del contratto di rete di imprese era “uno strumento idoneo e perfettamente funzionale alla realizzazione degli scopi illeciti dell’organizzazione criminale” che  attraverso la Rete di Imprese si era “recentemente aggiudicata l’assegnazione di un finanziamento pubblico di 100 mila euro da parte della Regione Lazio, oggi in sequestro”.