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Sanità, sindacato Medici contro “baroni universitari”: «Decreto Calabria non si tocca»

L’Anaao Assomed considera “razionale ed immodificabile” la via di uscita indicata dalla Camera in sede di conversione del Dl Calabria e sostenuta dal Ministro della Salute Giulia Grillo sulla carenza dei medici specialisti.

 

ROMA – Si schiera a difesa del decreto Calabria, l’Anaao Assomed, sindacato dei medici che sottolinea come “la possibilità di assumere prima a tempo determinato e poi indeterminato, i medici specializzandi alla fine del loro percorso formativo, anticipa la loro età di ingresso nel mondo del lavoro, con evidenti benefici sul turnover, sul ricambio generazionale del sistema e sul loro conto previdenziale”.

“Ma, si sa – commenta Carlo Palermo, Segretario nazionale Anaao Assomed – gli specializzandi sono ‘proprietà’ dell’Università, forza lavoro a basso costo necessaria per giustificare le migliaia di primariati universitari. Così, un mondo che si sente, ed è stato autorizzato da tutti i governi a sentirsi altro rispetto all’interesse nazionale, oggi scende in campo per porre veti e minacciare ricorsi, non si capisce a che titolo. Mentre ieri ha assistito muto, e interessato, allo scempio dei LEA e dell’articolo 32 della Costituzione, perpetrato in molte Regioni”.

“I baroni universitari – continua – alzano le barricate contro ogni tentativo di cambiare un sistema di formazione medica post-laurea del cui fallimento sono i principali responsabili e gli unici a non accorgersi. Gridano alla compromissione della qualità dell’assistenza, nell’ipocrisia del si fa ma non si dice che omette di rivelare che già oggi nei loro policlinici usano i medici in formazione per l’attività assistenziale, da soli, di giorno e di notte”.

“È da irresponsabili tentare di affossare l’unica strada percorribile a fronte della babele in cui le autonomie regionali stanno precipitando la più grande infrastruttura sociale del Paese, con la pretesa di mantenere nel chiuso di pochi Policlinici universitari più di 30.000 medici, e non studenti, laureati, abilitati e pagati dalla collettività”.