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Oliverio, le motivazioni della Cassazione “totale assenza della gravità indiziaria”

La Cassazione pubblica le motivazioni che hanno portato alla revoca dell’obbligo di dimora nell’ambito dell’inchiesta “Lande desolate”. Per gli ermellini c’è un “chiaro pregiudizio accusatorio nei confronti del  governatore raggirato da tecnici e operatori”

 

CATANZARO –  Sono state pubblicate le motivazioni della Corte di Cassazione che il 20 marzo ha deciso la revoca dell’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, senza rinvio, del presidente della regione Mario Oliverio indagato dalla procura di Catanzaro nell’operazione denominata “Lande desolate” con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio in relazione a presunte irregolarità su alcuni appalti che gli era valso l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore per tre mesi, confermati dal Riesame, senza contare che per lui erano stati chiesti dalla procura gli domiciliari. In particolare l’accusa è quella di aver proposto l’approvazione di una delibera con cui la Giunta regionale approvava lo stanziamento di 4,2 milioni di euro per lavori complementari per la sciovia a Lorica (Cosenza) nonostante lo stallo dei lavori e la crisi finanziaria della società aggiudicatrice che impediva al privato di versare la propria quota di finanziamento.

Nelle motivazioni scritte dai giudici si legge che il ricorso presentato dai legali  “è fondato sia con riferimento alle censure che attengono alla gravità indiziaria, sia con riguardo a quelle che investono la valutazione delle esigenze cautelari“.

Conversazioni intercettate alle quali non prende mai parte

Elementi indiziari – scrivono i giudici della Cassazione – desunti dalle intercettazioni di conversazioni di altri indagati, alle quali non prende mai parte il ricorrente”. Intercettazioni che secondo la Cassazione “vengono lette ed interpretate senza considerare la intonazione canzonatoria e irriverente assunta dagli interlocutori sintomatica del compiacimento per essere riusciti a persuadere il presidente della regione della bontà dei loro progetti e della serietà della operazione imprenditoriale. La chiave di lettura delle conversazioni – è scritto ancora nelle motivazioni – muove dal chiaro pregiudizio accusatorio che anche il ricorrente avesse condiviso le modalità fraudolente con cui dovevano essere finanziate le opere appaltate”.

Per i giudici di Cassazione “ulteriore errore di valutazione è quello che emerge dall’enfatizzazione del ruolo di ‘unico proponente’ della delibera di competenza della Giunta regionale, trattandosi di un dato solo formale, non adeguatamente approfondito sotto il profilo della rilevanza del concreto ruolo svolto dal ricorrente nella verifica della correttezza dell’iter amministrativo seguito”.

Fondati dubbi sull’effettiva valenza indiziaria

Quanto alla presunte sollecitazione indirizzata all’impresa Barbieri per rallentare la chiusura dei lavori dell’appalto per il rifacimento di piazza Bilotti di Cosenza, per la Cassazione “non risulta essere stata apprezzata in modo univoco nell’impugnata ordinanza, essendosi evidenziato da un lato la sua irrilevanza rispetto all’ipotesi di abuso di ufficio e, dall’altro, se ne è segnalata la possibilità di qualificarla in termini di corrispettivo dell’appoggio politico offerto dal ricorrente per il finanziamento delle opere complementari. L’acritica unilateralità della lettura di tale vicenda – scrivono infine i giudici – pone fondati dubbi sull’effettiva valenza indiziaria del compendio probatorio posto a fondamento dell’ordinanza cautelare e renderebbe pertanto doverosa una ulteriore e più approfondita valutazione, che è tuttavia preclusa dall’insussistenza delle esigenze cautelari”