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Pedofilia e sangue: condannato uno dei presunti assassini dell’uomo ucciso per ‘vendetta’

Il suo omicidio ha portato all’arresto e la condanna di un parroco insieme ad altre quattro persone che si adoperavano per la compravendita di rapporti sessuali con minorenni

 

VIBO VALENTIA – Ucciso a colpi di arma da fuoco nel suo terreno. Freddato da proiettili esplosi da due diverse pistole mentre l’uomo si trovava a bordo della sua Fiat Uno vicino al cancello. La morte di Francesco Fiorillo diede il via ad indagini che portarono a scoprire retroscena fatti di pedofilia, denaro e ricatti. Un vortice che portò all’arresto e la condanna dell’ex parroco di Zungri don Felice La Rosa a due anni e quattro mesi di reclusione, un pensionato di Zungri Francesco Pugliese di 65 anni a due anni e 8 mesi di reclusione, un 29enne bulgaro Miroslaev Iliev a 5 anni e 6 mesi di reclusione, un 55enne di Parghelia Mariano Mamone e un 53enne di Mileto Luciano Restuccia. Il bulgaro adescava i minori per poi costringerli a soddisfare le esigenze sessuali del pensionato e del sacerdote che amava collezionare foto di bimbi che subivano anali. Il tutto alla cifra di 50 euro a prestazione. Un vortice di prostituzione minorile scoperchiato dopo l’uccisione di Francesco Fiorillo il quale potrebbe essere stato ‘punito’ per aver violentato dei minori. 

 

 

Oggi il gup di Vibo Valentia Pia Sordetti ha condannato a 14 anni di reclusione Antonio Zuliani, di 27 anni, di Piscopio, al termine del processo con rito abbreviato per l’omicidio di Francesco Fiorillo, commesso il 15 dicembre del 2015 nei pressi della frazione Longobardi. É stata accolta così la richiesta del pm Concettina Iannazzo. A Zuliani gli investigatori della Questura vibonese, erano giunti grazie ad accertamenti tecnici come quelli sulle celle telefoniche e al dna trovato su dei guanti in lattice trovati a poca distanza dal luogo del delitto, commesso da due persone mentre una terza attendeva in auto il ritorno dei complici. Fiorillo, che era già noto alle forze dell’ordine per fatti legati alla droga e non aveva legami con la criminalità organizzata, secondo l’ipotesi degli investigatori, sarebbe stato ucciso per vendetta per le sue tendenze pedofile. Per l’omicidio, nel febbraio scorso, sono state arrestate altre due persone, Arcangelo D’Angelo, di 29 anni, e Saverio Ramondino, di 27 ancora in attesa di verdetto.