Omicidio Tenuta: Cavalcante la condanna diventa definitiva

COSENZA – Amori malati. Sono classificati così quei rapporti che più che d’amore, vivono sul possesso di una persona che diventa ben presto un oggetto. Sono questi stessi amori malati che poi,

purtroppo, trovano il loro più triste epilogo in quella classificazione di “omicidi passionali”, quasi come se un omicidio, commesso per amore, potrebbe essere giustificato dall’alibi di un sentimento. In questa lunga lista di omicidi passionali, sono tanti gli amori finiti in tragedia, le vite distrutte e i sogni divorati dal demone della follia. A Cosenza, diverso tempo fa, era esattamente il 16 giugno del 2009, l’amore malato di Ettore Cavalcante per quel suo ex compagno di vita, Francesco Tenuta, gli ha armato la mano di un coltello, con cui ha ucciso il sorriso, i sogni e la vitalità del suo giovane amante. L’omicidio fece scalpore, non solo perchè avvenne in soleggiato pomeriggio di giugno, in pieno centro e a due passi dalla Questura, ma per le modalità con cui Cavalcante, 36enne di Rende, padre di due figli e un matrimonio fallito alle spalle, conficcò, al termine di una lite, sfociata in tragedia, un coltello nel cuore di Francesco Tenuta, 26enne di Montalto Uffugo, assunto come commesso in un noto centro negozio del centro cittadino. Quel fendente venne scagliato con tanta forza e violenza che, urtò contro lo sterno, fino a far spezzare la lama in due. Come detto, per quell’omicidio, poche ore dopo quel tragico pomeriggio, venne arrestato Ettore Cavalcante (le indagini fuirono coordinate dalla squadra Mobile di Cosenza, diretta dal vicequestore aggiunto Fabio Ciccimarra, ndr) che, dopo aver ucciso il suo ex, si allontanò dal luogo della tragedia, lasciando il suo “amore” disteso per terra, con il coltello conficcato ancora nel petto e in un lago di sangue. Per quell’omicidio Cavalcante, difeso dall’avvocato Edoardo Florio, ha già affrontato i primi due gradi di giudizio, conclusisi entrambi con verdetti di condanna. La prima sentenza di colpevolezza, emessa dalla Corte d’Assise di Cosenza, gli costò 18 anni. Decisamente meno dei 30 di reclusione, richiesti dal sostituto procuratore della Repubblica, Donatella Donato, titolare dell’inchiesta. In secondo grado, i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro, riconoscendo legittime le tesi difensive del penalista cosentino, “abbonarono” 8 anni all’imputato, riducendo la sua condanna a dieci. E’ questo verdetto di condanna è stato vergato con la ceralacca, facendo diventare la sentenza definitiva. Si è chisa così l’ultima pagina di questo dramma. Un dramma nato dalla gelosia. Sì, perchè, Ettore Cavalcante voleva riprendere, a tutti i costi, quella relazione sentimentale con il suo “Butterfly”, così era soprannominato Tenuta che, tre mesi prima di quella tragedia, aveva messo fine a quella storia d’amore, pagando a caro prezzo quel suo no.