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Blitz “Errore Fatale” contro i Mancuso, in manette i vertici del clan. Salvini: “Che bella giornata”

L’operazione è scattata alle prime ore di oggi ed è in corso per l’arresto di diversi soggetti ritenuti al vertice del clan Mancuso

 

VIBO VALENTIA – Un blitz della Polizia di Stato di Vibo Valentia e dello Sco, sotto le direttive della Dda di Catanzaro, è scattato stamattina contro la cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso. Decapitati, con alcuni arresti, i vertici del gruppo criminale, considerato tra i più influenti della criminalità organizzata calabrese.

Si tratta in particolare di quattro persone, ritenute responsabili dell’omicidio di Raffaele Fiamingo, avvenuto a Spilinga (Vibo Valentia) nel luglio del 2003, e del tentato omicidio di Francesco Mancuso. Le attività d’indagine, eseguite dai poliziotti delle Squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro, coordinate dal Servizio centrale operativo e supportate anche da dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, hanno permesso di accertare l’esistenza di una faida interna nella cosca Mancuso. Si é scoperto che il tentato omicidio di Francesco Mancuso era maturato per contrasti insorti nella gestione delle attività criminali tra i componenti della famiglia Mancuso, ed in particolare tra la fazione capeggiata da Ciccio Mancuso, alias “Tabacco” e quella guidata da Cosmo Mancuso, alias “Michele”. Un arresto è stato eseguito a Milano. Si tratta di Antonio Prenesti, di 53 anni, detto “Mussu stortu” (muso storto), considerato un trafficante internazionale di droga con precedenti per associazione mafiosa.

VIDEO: OPERAZIONE “ERRORE FATALE”

Già destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’operazione “Dinasty” del 2003, diretta dalla Dda di Catanzaro, Prenesti riuscì a sottrarsi in quell’occasione all’arresto e restò latitante fino al 2010, anno in cui fu arrestato. Successivamente l’uomo riuscì ad ottenere la scarcerazione e rientrò nei ranghi operativi della cosca Mancuso. La Polizia sta svolgendo adesso indagini per accertare i motivi per i quali Antonio Prenesti si trovasse a Milano e quale ruolo svolgesse nel capoluogo lombardo nell’ambito delle attività criminali della cosca Mancuso. Gli altri arresti sono stati eseguiti, secondo quanto si é appreso, in due centri del Vibonese, Tropea e Zungri, ed hanno riguardato esponenti di vertice della cosca Mancuso.

Arrestato anche Giuseppe Accorinti
Tentò di infiltrarsi in una processione per portare la statua della Madonna

C’é anche Giuseppe Accorinti, di 60 anni, il presunto affiliato alla ‘ndrangheta che il 5 agosto dello scorso anno, a Zungri, tentò di infilarsi tra i portatori della statua della “Madonna della Neve“, Santa patrona del centro del Vibonese, tra i quattro arrestati dell’operazione “Errore fatale” eseguita stamattina dalla Polizia a Vibo Valentia. Accorinti, detto “Peppone”, con precedenti per associazione mafiosa, estorsione, lesioni e violenza sessuale, é considerato dagli inquirenti l’uomo dei Mancuso a Zungri. All’epoca dell’episodio era sottoposto alla sorveglianza speciale. La sua presenza abusiva tra i portatori della “Madonna della Neve” fu segnalata da alcuni cittadini ai carabinieri, che sospesero la processione e bloccarono l’uomo, conducendolo in caserma. La processione, dopo l’allontanamento di Accorinti, riprese regolarmente.

E ancora tra le persone coinvolte c’é Cosmo Mancuso, di 70 anni, considerato il capo del gruppo criminale, detenuto nel carcere di Prato e Salvatore Poito, di 55 anni considerato il “braccio armato” della cosca Mancuso. Poito, secondo gli inquirenti, é al vertice della cosca La Rosa della ‘ndrangheta, alleata con i Mancuso. Salvatore Poito ha precedenti per associazione mafiosa, usura, estorsione e favoreggiamento.

Il ministro Salvini: “Che bella giornata”

“Che bella giornata! Decapitati i vertici della cosca ‘ndranghetista dei Mancuso: grazie alle forze dell’ordine e agli inquirenti che hanno colpito uno dei gruppo criminali più influenti della regione. È finita la pacchia”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato l’operazione della Polizia a Vibo Valentia contro presunti appartenenti alla ‘ndrangheta.

Il Questore Grassi: “operazione colpisce il cuore dei Mancuso”

“Sono fiero di essere il Questore di Vibo Valentia perché qui ci sono risorse per lavorare. L’operazione di oggi, pochi giorni dopo quella che ha smantellato la cosca dei ‘Piscopisani’, colpisce il cuore dei Mancuso”. Sono le parole del Questore di Vibo Valentia, Andrea Grassi, all’inizio della conferenza stampa sull’operazione “Errore fatale” contro la cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso. “Tutto questo – ha aggiunto il questore Grassi – grazie agli uomini ed alle donne della Polizia di Vibo Valentia e di Catanzaro e dello Sco. E grazie alla Procura antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri”.

Gratteri: “le denunce dei calabresi sono la nostra benzina”

“E’ importante l’operazione di oggi perchè sono stati arrestati i vertici di una delle famiglie di ndrangheta più pericolose d’Italia. E’ stata una delle mie fissazioni, andare a studiare il passato. Io sono un topo d’archivio e mi piace molto andare negli archivi di Stato; per questo motivo ho detto alla polizia giudiziaria e ai colleghi di Vibo di di andare a rivedere i casi, le carte di omicidi vecchi, di storie, di dichiarazioni di collaboratori di giustizia che non sono state incrociate tra di loro. Un lavoro se vogliamo di scrivania – ha spiegato in conferenza stampa – ma quello che abbiamo cercato e trovato, è stato importante. Poi i dati sono stati attualizzati ed è stata brava la Polizia di Stato a richiederci di intercettare le persone giuste. Incrociando questi dati si è riusciti ad avere questo risultato molto importante, portato a termine con tecniche moderne, che servono anche alla gente a credere in noi”.

“La cosa più importante infatti -ha dichiarato Gratteri – è che questo tipo di indagine, con un livello di tecnica e risultato può tranquillizzare anche chi abita nelle zone più sperdute della Calabria a fidarsi di noi, perchè questi risultati dimostrano che possiamo essere credibili. I calabresi si fidano, vengono a denunciare e questa è la benzina che serve per camminare”.