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Domenico Lucano, la Procura chiede il rinvio a giudizio per associazione a delinquere

Assieme Lucano la richiesta della procura di Locri riguarda altri 29 indagati nell’inchiesta Xenia. La prima udienza davanti al Gup fissata per il 1 aprile. Contestato anche il reato d’abuso d’ufficio

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LOCRI -La Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano, attualmente sottoposto al provvedimento di divieto di dimora nel piccolo centro della Locride. Assieme a Lucano la richiesta riguarda altri 29 indagati nell’operazione Xenia. L’udienza preliminare davanti al Gup di Locri Amelia Monteleone è fissata per il primo di aprile.

Contestati i reti di associazione e delinquere e abuso d’ufficio

La Procura, in particolare, contesta a Lucano e agli altri indagati, sulla base delle indagini condotte dalla Guardia di finanza, il reato di associazione per delinquere per avere, tra l’altro, orientato l’esercizio della funzione pubblica degli uffici del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei progetti da
esplicare nell’ambito del Comune di Riace. In tal senso, il Ministero e la Prefettura reggina potrebbero costituirsi parte civile. A Lucano viene contestato anche il reato di abuso d’ufficio per avere procurato ad alcune associazioni un ingiusto vantaggio patrimoniale, pari a 2.300,615 euro. Il reato associativo e quello di abuso d’ufficio, non avevano superato il vaglio del Gip, che all’epoca aveva disposto gli arresti domiciliari per Lucano solo per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti. A seguito di un ricorso presentato dai difensori di Lucano, gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua, al Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, era stato disposto per l’ex sindaco di Riace il divieto di dimora, provvedimento poi confermato in Cassazione solo in relazione all’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Revocato l’obbligo di dimora alla compagna di Lucano

Nel frattempo la Cassazione ha annullato la misura cautelare dell’obbligo di firma a Tesfahun Lemlem, la compagna di Lucano, coinvolta nell’inchiesta su Riace. La sesta sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, gli avvocati Lorenzo Trucco e Andrea Daqua, dichiarando cessata l’efficacia della misura. Alla donna, di origine etiope, vengono contestati gli stessi reati del sindaco sospeso di Riace, tra cui il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, in particolare per aver cercato di far venire in Italia il fratello combinando un falso matrimonio. Inizialmente le era stato imposto il divieto di dimora, trasformato nell’ottobre scorso dal tribunale del riesame in obbligo di firma.